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Scuola, il Governo commissaria 4 regioni: cosa è successo ANSA

Scuola, il Governo commissaria 4 regioni: cosa è successo

Il Governo ha commissariato Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per il mancato adeguamento dei piani di dimensionamento scolastico

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

A causa del mancato adeguamento alle misure previste in un decreto interministeriale, del Ministero dell’Istruzione e del Merito e del Ministero dell’Economia e Finanze, quattro regioni italiane sono state commissariate, dopo casi finiti davanti ai tribunali amministrativi che alcune volte hanno dato ragione alle regioni e altre al Mim.

Perché 4 regioni sono state commissariate dal Governo

Il Governo ha commissariato Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per il mancato adeguamento dei piani di dimensionamento scolastico.

La decisione è stata definita necessaria dal Consiglio dei Ministri, il quale ritiene che queste quattro regioni non abbiano rispettato la misura riguardante la riorganizzazione amministrativa degli istituti in base al numero di studenti, per esempio attraverso l’accorpamento di più plessi sotto un unico dirigente scolastico.

Secondo le regioni coinvolte, la norma rischia di complicare la gestione scolastica. Il commissariamento arriva dopo la mancata approvazione dei rispettivi piani, nonostante due proroghe concesse dal governo, una fino al 30 novembre e una successiva fino al 18 dicembre.

Cosa prevede il piano di dimensionamento delle scuola

Il piano di dimensionamento delle scuole, previsto dalla Legge di bilancio 2023 con effetto dal 2024, prevedeva la riduzione graduale del numero delle istituzioni scolastiche per gli anni scolastici 2024/2025, 2025/2026 e 2026/2027. Nel 2025 il numero minimo di studenti sarebbe dovuto scendere a 948 e nel 2026 a 938.

Secondo regioni e sindacati, l’attuazione del piano avrebbe comportato il taglio netto di centinaia di migliaia di posti tra dirigenti scolastici e Dsga, e numerose perdite di organico tra il personale ATA e tra i docenti oltre che difficoltà di gestione dell’offerta formativa.

Alcune regioni, come Toscana ed Emilia Romagna, hanno deciso di impugnare il decreto davanti ai Tribunali amministrativi regionali.

I Tar hanno talvolta dato ragione alle Regioni. La Corte costituzionale, però, si è pronunciata in tre occasioni, confermando la legittimità dell’operato del governo e il Consiglio dei ministri ha deciso di commissariare le quattro Regioni coinvolte.

Sulla vicenda, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha fatto sapere che “il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente governo, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca su base regionale”, e sottolineano che il mancato rispetto di questo adempimento “mette a rischio le risorse già erogate all’Italia”.

La replica delle Regioni alla decisione del Governo

Come riporta Open, la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde ha commentato che “il commissariamento da parte del Governo è una scelta sbagliata e noi riteniamo valide le nostre motivazioni che ci hanno portato ad applicare criteri più appropriati alla realtà sociale e geografica della Sardegna e a sospendere gli accorpamenti previsti perché li abbiamo sempre ritenuti assolutamente inopportuni”.

“La scuola sarda merita rispetto e risorse – ha aggiunto – non risparmi e tagli burocratici. La Sardegna non sarà la regione con l’indice di dispersione scolastica tra i più alti d’Italia e le nostre aree interne meritano rispetto e dignità. Faremo tutto ciò che è in nostro potere per continuare a tutelare il diritto all’istruzione nella nostra Isola.

A fare eco alla Sardegna sono anche Emilia Romagna e Toscana. La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti ha spiegato che si sono “opposti a tagli ulteriori delle autonomie scolastiche nelle cosiddette aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità. Noi siamo contrari al taglio delle autonomie scolastiche. Abbiamo contestato nel merito i numeri. Non si possono tagliare le autonomie scolastiche, così si insiste su situazioni già deboli a livello di popolazione e si alimenta un senso di sfiducia”.