Scuola, in arrivo una "tantum" di 145 euro: chi li prenderà
In attesa del tavolo per il rinnovo del Ccnl Istruzione e Ricerca, il ministro Valditara ha annunciato "una misura una tantum" molto importante
L’anno scolastico 2025/2026 è al via, in alcune Regioni e Province autonome, come Bolzano (la prima a riaprire le classi il 7 settembre), gli studenti hanno ripreso a seguire le lezioni, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha annunciato un numero importante di assunzioni di docenti e iniziative di vario tipo, tra le ultimissime novità c’è anche “una misura una tantum” pari a 145 euro per i dipendenti del comparto scuola. Ma di cosa si tratta e a chi spetteranno?
A chi spettano i 145 euro una tantum
Al termine dell’ultimo Consiglio dei ministri, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato che “ci sono 240 milioni di euro da destinare al contratto del personale della scuola”.
Il titolare del dicastero di Trastevere ha spiegato che “è una misura una tantum ma è molto importante, 240 milioni di euro per il contratto, per gli stipendi, del personale scolastico”. Il tavolo negoziale per il rinnovo del Ccnl Istruzione e Ricerca si riunirà il 24 settembre 2025.
Intanto, secondo quanto trapelato dal Ministero dell’Istruzione, le risorse dovrebbero tradursi in una tantum da 145 euro lordi per 1,28 milioni di dipendenti del settore, di cui 850 mila docenti.
I 240 milioni di euro si aggiungeranno ai 3 miliardi di euro già stanziati con le precedenti leggi di bilancio. Tre miliardi che secondo le stime dell’Aran dovrebbero garantire un aumento medio per i docenti di 150 euro lordi al mese e di 140 circa per tutti gli altri dipendenti del comparto.
Le critiche della Cgil
Come riporta il Corriere della Sera, secondo i calcoli della Cgil, l’una tantum si tradurrebbe in un aumento di 10,33 euro lordi mensili a dipendente per un solo anno.
La Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil ha commentato l’annuncio del ministro Valditara sottolineando che “per racimolare questa cifra il governo fa il gioco delle tre carte: sottrae soldi a una parte del personale (in questo caso gli Ata), utilizzando le risorse già stanziate e non utilizzate per la revisione dell’ordinamento professionale, revisione che sarà realizzata con tre anni di ritardo; utilizza i residui del fondo per la valorizzazione del sistema scolastico istituito con la legge di bilancio dell’anno scorso e preleva le economie del Fondo per il miglioramento dell’Offerta Formativa (FMOF) relative al 2023.
Le trattative sul nuovo contratto scuola
Riguardo al rinnovo contrattuale del comparto scuola, università e ricerca, a fine febbraio si è svolto il primo incontro tra le organizzazioni sindacali e l’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni.
Come detto ci sarebbero poco più di 3,2 miliardi di euro e, per il 2025, l’ultima legge di bilancio ha stanziato altri 122 milioni per la “valorizzazione del sistema scolastico” e 93,7 milioni aggiuntivi al fondo per il miglioramento dell’offerta formativa.
Secondo il Corriere della Sera queste cifre potrebbero impattare in positivo sugli aumenti, posto che i sindacati puntino al recupero del potere di acquisto eroso dall’inflazione nel triennio 22-24.
Attualmente l’ipotesi sul tavolo prevede appunto aumenti medi di 140 euro lordi mensili, che salgono a 150 euro lordi mensili per gli insegnanti, inclusi 90 euro tra anticipazioni e indennità di vacanza contrattuale (in vigore come 0,6% in più da aprile e 1% da luglio).