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Scuole chiuse dal 10 al 12 febbraio per le Olimpiadi: la protesta

Visto lo svolgimento delle Olimpiadi, anche a Cortina arriva l'ordinanza per tenere le scuole chiuse a e scatta la protesta: cosa è successo

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

A differenza di quanto annunciato in un primo momento, anche a Cortina d’Ampezzo (Belluno) le scuole resteranno chiuse per le Olimpiadi invernali 2026. Le lezioni saranno sospese dal 10 al 12 febbraio, come previsto da un’ordinanza firmata dal prefetto. La decisione ha generato una forte protesta tra le famiglie del territorio.

Scuole chiuse 3 giorni a Cortina per le Olimpiadi: il dietrofront

A Cortina d’Ampezzo la chiusura delle scuole nei giorni clou delle Olimpiadi è diventata ufficiale con un’ordinanza firmata dal prefetto di Belluno, Antonello Roccoberton, venerdì 6 febbraio. Una scelta che rappresenta un dietrofront rispetto a quanto comunicato in un primo momento, quando la Prefettura aveva escluso la necessità di sospendere le lezioni, sostenendo che l’attività scolastica non avrebbe inciso sulla logistica olimpica.

Il cambio di rotta è stato determinato da motivazioni di ordine pubblico e sicurezza: "È emersa l’esigenza, rappresentata da Fondazione Milano Cortina 2026, di chiusura degli istituti scolastici di Cortina nelle giornate dal 10 al 12 febbraio, coincidenti con momenti particolarmente critici per la mobilità olimpica", si legge nell’atto.

Secondo quanto riportato dal Gazzettino, la decisione sarebbe stata influenzata da indicazioni arrivate da Roma, legate alla possibile presenza a Cortina di personalità politiche di rilievo mondiale. Oltre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono attesi rappresentanti di numerosi Paesi partecipanti e, secondo indiscrezioni, anche il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance.

L’ordinanza stabilisce la chiusura di tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado situati nel Comune di Cortina nelle giornate di martedì 10, mercoledì 11 e giovedì 12 febbraio per "eccezionali esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, in considerazione anche del rilevante impatto sulla mobilità cittadina del servizio di trasporto spettatori predisposto attraverso un sistema di navette provenienti dalle stazioni ferroviarie e dai parcheggi scambiatori".

Paolo Lamon, dirigente scolastico dell’Istituto omnicomprensivo Ampezzo e Cadore, ha precisato al Gazzettino che la chiusura riguarda solo i plessi situati nel territorio comunale di Cortina, mentre le sedi dell’istituto a San Vito e Cibiana di Cadore resteranno aperte. Sulle motivazioni del dietrofront, Lamon ha commentato: "Sono solo un povero preside. Obbedisco a quanto viene deciso dall’alto. A noi spetta solo il compito di darne comunicazione alle famiglie e agli insegnanti".

La protesta sulla chiusura delle scuole per Milano-Cortina 2026

La decisione ha scatenato proteste diffuse tra le famiglie ampezzane e dei comuni limitrofi. Le scuole di Cortina, infatti, accolgono anche studenti provenienti da altri paesi, e la chiusura comporta gravi difficoltà organizzative per i genitori lavoratori, molti dei quali impegnati proprio nel settore turistico durante le giornate olimpiche. Si parla già della possibile nascita di comitati spontanei contrari al provvedimento.

La protesta sulla chiusura delle scuole a Cortina per lo svolgimento delle Olimpiadi invernali segue quella che si è scatenata a Milano, dove il 6 febbraio molti istituti sono rimasti chiusi per ragioni di sicurezza legate alla cerimonia d’apertura dei Giochi. Le chiusure hanno coinvolto plessi di diversi municipi, generando disagi soprattutto per chi non ha potuto contare su alternative per i figli.

Nel capoluogo lombardo, molte famiglie hanno espresso forte malcontento, arrivando a scrivere lettere e appelli al sindaco e al prefetto. I genitori hanno lamentato soprattutto la scarsa comunicazione sulle scuole che non avrebbero aperto i cancelli nella giornata di venerdì 6 febbraio, con informazioni frammentarie e arrivate a ridosso della chiusura.