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Scuole italiane non moderne, perché gli studenti le bocciano iStock

Scuole italiane non moderne: perché gli studenti le bocciano

Un'indagine del Censis nell'ambito del progetto Iride "La scuola vista dai giovani" ha rilevato che gli studenti bocciano wifi, bagni e riscaldamento

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Le scuole italiane si stanno muovendo per diventare più tecnologiche e avanzate e ristrutturare anche gli spazi, ma la strada da fare è ancora lunga e lo sanno anche gli studenti. Un’indagine che ha coinvolto giovani delle superiori e diplomati ha rivelato che solo una bassissima percentuale considera il proprio istituto scolastico "moderno".

I dati sulla "scuola vista dai giovani"

Il Censis, istituto di ricerca socio-economica italiano, ha realizzato un’indagine nell’ambito del progetto Iride, "La scuola vista dai giovani", che ha coinvolto oltre 8.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado e 1.000 diplomati di età compresa tra 18 e 24 anni.

I dati hanno evidenziato che il 56,3% degli studenti boccia il wi-fi della scuola, il 49,4% critica lo stato dei bagni, il 38,7% giudica insufficiente l’impianto di riscaldamento.

Solo il 5,9% considera la propria scuola "moderna". "La qualità degli spazi scolastici – sottolinea il Censis, come riportato da Ansa – continua a rappresentare uno degli elementi critici dell’esperienza formativa degli studenti e l’edilizia scolastica rimane uno dei nodi strutturali del sistema educativo italiano".

"Una quota significativa degli istituti, infatti, è ancora ospitata – aggiunge – in edifici datati, spesso progettati originariamente per funzioni diverse da quelle scolastiche e successivamente adattati".

Cosa viene valutato positivamente

In ogni caso, gli istituti scolastici meritano anche valutazioni positive per quanto riguarda gli spazi di apprendimento diversi dalle aule tradizionali.

Il 44,9% degli studenti delle scuole superiori ha infatti espresso giudizi ottimi o buoni su laboratori, aule di informatica, biblioteca, aule attrezzate; il 44,6% sugli altri spazi interni dell’edificio scolastico, il 40,7% sugli ambienti destinati alle attività culturali, come aula magna e teatro, e il 39,7% sulle aree esterne.

Le aule tradizionali invece, che rappresentano ancora il principale luogo della vita scolastica quotidiana, hanno raccolto soprattutto valutazioni di sufficienza (40,3%), solo il 30,2% dà una valutazione molto positiva (ottimo o buono), mentre il 29,5% ha espresso un giudizio negativo.

L’allarme sicurezza nelle scuole

A settembre 2025 l’Osservatorio sulla sicurezza di Cittadinanzattiva ha lanciato un allarme sullo stato delle scuole segnalando che in 12 mesi sono stati registrati 71 crolli nelle scuole italiane, che hanno provocato 19 feriti, dei quali nove sono stati studenti.

Si tratta del dato più alto da quando l’associazione esegue il monitoraggio negli istituti presenti in Italia.

Il report di Cittadinanzattiva ha rilevato quanto gli ambienti scolastici italiani siano fragili e poco sicuri.

Gli incidenti più comuni avvenuti nelle scuole italiane nel 2025 hanno riguardato cedimenti di controsoffitti, solai o porzioni di tetto, ma anche distacchi di intonaco, infissi caduti, muri di recinzione crollati, schianti di alberi nei cortili degli istituti scolastici.

Secondo i dati resi noti, gli infortuni degli studenti a scuola certificati dall’Inail, sempre nel 2025, sono cresciuti. Nello specifico sono stati 78.365, con un incremento di oltre 7.400 rispetto all’anno precedente. Il dato è in aumento anche perché a scuola sono state introdotte delle tutele aggiuntive in caso di sinistri. Le denunce di incidenti da parte del personale docente, invece, sono stabili: si è passati da 16.732 nel 2023 a 16.729 nel 2024.

Il report ha inoltre svelato che le regioni più colpite sono state Campania (14) episodi, Lazio (9), Lombardia (9), Sardegna (6), Sicilia (5), Toscana (5), Liguria (4), Veneto (4). Anche altri territori hanno registrato dei crolli, seppur più contenuti.