Seconda prova Maturità 2026 latino, la versione con traduzione
Chi è l'autore e qual è il testo della versione di latino della seconda prova scritta dell'esame di Maturità 2026: ecco la traduzione
Al Liceo classico per la seconda prova scritta della Maturità 2026 è stata scelta la versione di un brano di Quintiliano. Candidati e candidate dell’esame finale delle scuole superiori hanno scoperto alle ore 8.30 di venerdì 19 giugno l’autore scelto dal ministero dell’Istruzione e del Merito per quest’anno: Quintiliano non usciva alla Maturità dal 2013. Il brano di cui fare la traduzione è tratto da L’Institutio oratoria ovvero "La formazione dell’oratore" ed è l’opera maggiore di Marco Fabio Quintiliano, nonché l’unica ad esserci pervenuta per intero.
Il testo della versione di latino di Quintiliano alla Maturità 2026
La seconda prova scritta dell’esame di Maturità 2026 è diversa da istituto a istituto: dopo la prima prova scritta, il classico tema, con tracce uguali per tutti i maturandi, oggi studenti e studentesse devono cimentarsi con l’esame caratterizzante per ogni indirizzo. Al Liceo classico, per la versione di latino, materia uscita quest’anno, è stato proposto un brano di Marco Fabio Quintiliano.
Si tratta di un estratto dell’opera Institutio Oratoria ("La formazione dell’oratore"), che è considerato il testo più importante dell’oratore romano. Il brano parla della musica, come elemento fondante per la formazione di ogni oratore. Quintiliano non si vedeva in una versione di latino dal 2013.
Di seguito il testo di Quintiliano proposto ai maturandi del Liceo classico:
Il valore educativo e terapeutico della musica
Il brano proposto è tratto dal I Libro dell’Institutio oratoria di Quintiliano, opera che rappresenta una delle più mature riflessioni pedagogiche dell’antichità. In questo passo l’autore affronta il tema della musica come fondamento della formazione del perfetto oratore.
PRIMA PARTE della versione di latino: traduzione di un testo in lingua latina
PRE-TESTO
Atqui claros nomine sapientiae viros nemo dubitaverit studiosos musices fuisse, cum Pythagoras atque eum secuti acceptam sine dubio antiquitus opinionem vulgaverint mundum ipsum ratione esse conpositum, quam postea sit lyra imitata, nec illa modo contenti dissimilium concordia, quam vocant ἁρμονίαν sonum quoque his motibus dederint.
Eppure, non vi è dubbio che uomini illustri per sapienza furono appassionati di musica: tant’è vero che Pitagora e i suoi seguaci divulgarono l’opinione, certamente loro tràdita da filosofi precedenti, che il mondo ha la stessa struttura che poi la lira avrebbe imitato; e non contenti di quella "concordia di dissonanze", da loro detta harmonia, attribuirono a questi movimenti anche il suono.
TESTO
Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis, qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint, potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat: duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Plato civili viro, quem πολιτικόν vocat, necessariam musicen credidit. Et eius sectae, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur;
POST-TESTO
nec solum in iis operibus, in quibus plurium conatus praeeunte aliqua iucunda voce conspirat, sed etiam singulorum fatigatio quamlibet se rudi modulatione solatur.
e non solamente là dove lo sforzo collettivo viene compiuto ritmicamente con una lieta canzone intonata da qualcuno, ma anche nel lavoro compiuto da soli, qualsiasi motivo, anche se popolare, suole alleviare la fatica.
Edizione a cura di R. FARANDA e P. PECCHIURA, Torino, UTET, 2^, 1979
SECONDA PARTE: LE DOMANDE
Tre quesiti, a risposta aperta, relativi alla comprensione e interpretazione del brano, all’analisi linguistica, stilistica ed eventualmente retorica, all’approfondimento e alla riflessione personale. Il limite massimo di estensione è di 10/12 righe di foglio protocollo. Il candidato può altresì rispondere con uno scritto unitario, autonomamente organizzato nella forma del commento al testo, purché siano contenute al suo interno le risposte ai quesiti richiesti, non superando le 30/36 righe di foglio protocollo.
Comprensione / interpretazione
Si illustri il contenuto del brano, mettendo in luce la tesi sostenuta dall’autore circa il valore della musica e illustrando gli argomenti e gli esempi attraverso i quali esso viene dimostrato.
Analisi linguistica e/o stilistica
Si analizzino le scelte lessicali e sintattiche operate dall’autore, soffermandosi sul campo semantico della musica e della vita civile, sul lessico filosofico e tecnico impiegato.
Approfondimento e riflessioni personali
A partire dal brano proposto e alla luce del proprio percorso di letture e di esperienze personali si rifletta sul ruolo della musica nella società antica ed in quella contemporanea.
La traduzione del testo di Quintiliano alla Maturità 2026
Leonardo Galli, professore di Letteratura latina a Bologna e assegnista di ricerca a Padova, su La Repubblica ha tradotto e commentato la versione di latino della Maturità 2026:
Platone, infatti, in alcune opere, ma soprattutto nel Timeo, non può essere compreso se non da coloro che abbiano assimilato con diligenza anche questa branca del sapere. Mi riferisco ai filosofi, il cui stesso modello, Socrate, benché ormai vecchio, non si vergognava di imparare a suonare la lira. Si tramanda che i più grandi comandanti suonavano la cetra e il flauto e gli eserciti degli Spartani venivano infiammati dal ritmo della musica. Cos’altro producono nelle nostre legioni corni e trombe? Quanto più è vigoroso il loro accordo, tanto più eccelle su tutti gli altri la gloria militare dei romani. Non a torto, dunque, Platone ritenne che la musica fosse necessaria all’uomo di Stato, cui dà il nome di politikós (politico); i maestri di quella scuola filosofica che ad alcuni appare la più rigida, ad altri la più arcigna, furono del parere che tra i saggi alcuni si sarebbero potuti dedicare, almeno un po’, a questi studi, e Licurgo, il promotore di quelle leggi così dure per gli Spartani, approvò l’insegnamento della musica. La natura stessa sembra averci dato la musica come in dono, per permetterci di sopportare più facilmente le fatiche, se è vero che il canto incita anche i rematori.
La versione di latino della Maturità 2026 commentata dal prof
Il docente di Letteratura latina ha anche commentato la versione di latino, rispondendo alle domande poste dalla traccia del ministero dell’Istruzione e del Merito.
Comprensione / interpretazione
Nel passo, Quintiliano sottolinea l’importanza che nella formazione del futuro oratore deve avere la musica, indispensabile per ottenere una perfecta eloquentia: coltivata soprattutto dai filosofi, nella visione quintilianea la musica deve tornare a occupare un ruolo centrale anche per gli oratori. Per questa ragione, il retore adduce tutta una serie di esempi che dimostrano la rilevanza di quest’arte: si va dall’ambito filosofico, appunto, con la menzione di Pitagora, Platone, Socrate, gli Stoici (a essi allude il segmento eius sectae … principes), all’ambito militare e politico, con le musiche e i canti di battaglia che animano gli eserciti e il riferimento a Licurgo, il famigerato nomoteta spartano. La conclusione, insomma, è che la musica è come un dono di natura, utile ad alleviare le fatiche.
Analisi linguistica e/o stilistica
Dal punto di vista linguistico, il passo è piuttosto semplice e la sintassi non presenta alcuna reale asperità: occorre solo prestare attenzione, proprio nella prima frase, alla correlazione cum … tum, e all’enfasi che di conseguenza va data al secondo termine; alla forma traditum, che sottintende est (è il verbo della principale, da cui dipendono le due infinitive, accostate per asindeto); al si quidem alla fine, che ha il valore asseverativo-causale di ‘se è vero che’. Anche il lessico non ha ostacoli particolari: attenzione solo al valore del verbo in et fidibus et tibiis cecinisse (con l’ablativo strumentale, cano ha il valore di ‘suonare’) e a conferire a iam senex (Socrate) una sfumatura concessiva. Nella resa, sarà poi bene semplificare il pleonastico in hac … sententia, ut existimarent.
Approfondimento e riflessioni personali
L’interesse del tema consentirà agli studenti di elaborare facilmente riflessioni interdisciplinari, che spaziano dall’antichità alla contemporaneità. In definitiva, la scelta del brano proposto appare assolutamente alla portata degli studenti, che – ci si augura – non avranno particolari difficoltà ad affrontare questa prova.