Sedersi in prima fila aiuta davvero a prendere voti più alti?
Il posto occupato in classe può influenzare il modo di seguire una lezione, ma non basta cambiare banco per ottenere risultati migliori
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- Chi sceglie i primi banchi tende ad avere voti migliori, ma spesso è anche più motivato e coinvolto già in partenza.
- Gli esperimenti con posti assegnati casualmente non confermano che spostarsi davanti migliori automaticamente il rendimento.
- Sedersi più vicino al docente può comunque favorire attenzione e partecipazione e ridurre alcune fonti di distrazione.
La prima fila in classe è sempre stata vista come il posto in cui si siedono i cosiddetti "secchioni" o gli studenti più irrequieti su indicazione dell’insegnante che vuole controllarli. Ma sedersi in prima fila aiuta davvero a prendere voti più alti? Molti studi mostrano che gli studenti che scelgono i posti davanti tendono ad avere risultati migliori e a essere più coinvolti durante le lezioni. Il punto, però, è capire che cosa viene prima: è la posizione a migliorare il rendimento oppure sono gli studenti più motivati a scegliere spontaneamente la prima fila? Le evidenze suggeriscono che entrambe le cose possono avere un peso, ma spostare semplicemente un banco non garantisce voti migliori.
- Chi si siede davanti prende davvero voti più alti?
- Spostarsi in prima fila basta per migliorare?
- Il vantaggio della prima fila potrebbe essere soprattutto nell’attenzione
Chi si siede davanti prende davvero voti più alti?
L’associazione tra posizione in aula e rendimento è stata osservata in numerose ricerche, soprattutto nelle grandi aule universitarie. Uno studio pubblicato nel Journal of Environmental Psychology ha seguito 407 studenti durante un corso universitario di contabilità. Chi sedeva prevalentemente nelle ultime file riportava minore attenzione, coinvolgimento e qualità dell’esperienza in classe e alla fine del corso otteneva anche voti inferiori rispetto a chi occupava le zone centrali o anteriori.
Risultati ancora più netti emergono da uno studio del 2020 pubblicato su PLOS One. I ricercatori hanno raccolto quasi 3.000 osservazioni relative a 1.364 studenti iscritti a cinque corsi universitari di psicologia. In media, ogni fila di distanza in più dal docente era associata a una riduzione di circa 0,75 punti percentuali nel voto finale.
Potrebbe sembrare la conferma definitiva della superiorità della prima fila. In realtà, c’è un problema: nella maggior parte delle classi gli studenti scelgono autonomamente dove sedersi.
Chi arriva puntuale, segue con interesse, vuole fare domande e cerca di evitare distrazioni potrebbe essere anche più propenso a scegliere i primi banchi. Al contrario, chi è meno interessato alla lezione potrebbe preferire le ultime file. In questo caso il posto occupato diventerebbe almeno in parte un segnale della motivazione dello studente, anziché la causa dei suoi risultati.
Non è un’ipotesi nuova. Una ricerca sulla motivazione scolastica aveva già osservato che gli universitari seduti nel primo terzo dell’aula mostravano fin dall’inizio del semestre una maggiore motivazione al risultato. Gli autori suggerivano quindi che alcune caratteristiche individuali potessero influenzare contemporaneamente la scelta del posto e il rendimento.
Spostarsi in prima fila basta per migliorare?
Per capire se sia davvero il posto a fare la differenza, sono particolarmente interessanti gli esperimenti nei quali gli studenti non possono scegliere dove sedersi.
Uno studio classico ha confrontato proprio le due situazioni. Quando gli studenti sceglievano liberamente il posto, quelli seduti davanti ottenevano risultati migliori. Quando invece venivano assegnati casualmente ai diversi posti, la differenza nei punteggi dei test scompariva. Compariva però un altro effetto: chi veniva sistemato davanti tendeva a partecipare maggiormente alla lezione.
Un esperimento successivo in un corso universitario di biologia ha ottenuto un risultato simile. Dopo aver assegnato casualmente i posti il primo giorno, i ricercatori non hanno trovato risultati migliori agli esami per gli studenti collocati davanti rispetto a quelli sistemati nelle ultime file.
La letteratura scientifica, quindi, non permette di dire semplicemente che "prima fila uguale voti più alti". Una revisione delle evidenze contenuta nello studio di PLOS One arriva a una conclusione particolarmente utile: ci sono buone prove del fatto che chi sceglie di sedersi davanti tende a ottenere risultati migliori, mentre sono molto più contrastanti le prove che spostare uno studente dai banchi posteriori a quelli anteriori faccia aumentare i suoi voti.
Questo non significa che il posto sia irrilevante. Essere più vicini all’insegnante può rendere più semplice vedere la lavagna, ascoltare, intervenire e mantenere l’attenzione. Nelle ultime file, invece, aumenta anche la possibilità di avere davanti molte altre persone e potenziali fonti di distrazione. L’effetto può inoltre dipendere dalle dimensioni e dalla disposizione dell’aula: una ricerca del 2025 condotta su 131 classi universitarie cinesi ha trovato che l’influenza della posizione diventava più evidente nelle aule maggiormente sviluppate in profondità. Tra il primo banco di una classe di venti studenti e l’ultima fila di un’aula magna con duecento persone, insomma, la differenza non è la stessa.
Il vantaggio della prima fila potrebbe essere soprattutto nell’attenzione
Più che immaginare il primo banco come un trucco per alzare la media, può essere utile considerarlo uno strumento per modificare alcune condizioni nelle quali si segue la lezione.
Lo studio sui 407 universitari citato in precedenza è particolarmente interessante perché ha analizzato proprio ciò che gli studenti sperimentavano durante le lezioni. Attenzione e coinvolgimento risultavano inferiori nelle ultime file e queste differenze contribuivano a spiegare la relazione tra posizione e voto finale. (ScienceDirect)
In altre parole, il banco non trasmette conoscenze da solo. Può però creare un contesto nel quale diventa più difficile distrarsi e più naturale interagire con l’insegnante. Per uno studente che tende a perdere facilmente il filo, controllare il telefono o parlare con i compagni, avvicinarsi alla cattedra potrebbe quindi essere una piccola strategia concreta per aumentare il coinvolgimento.
Non è detto, peraltro, che la primissima fila sia indispensabile. Diversi studi dividono le aule in zone anteriori, centrali e posteriori, e i risultati non individuano un "posto perfetto" valido per tutti. Una ricerca su 1.829 studenti e 70 classi, osservate nell’arco di quindici anni, ha per esempio trovato risultati e frequenza migliori soprattutto nelle aree più centrali dell’aula.
Anche caratteristiche personali, materia studiata, dimensioni della classe e modalità con cui il docente conduce la lezione possono modificare l’esperienza. Una ricerca su universitari di Hong Kong ha persino osservato che la relazione tra posto e rendimento cambiava a seconda dell’ambito disciplinare.
Sedersi in prima fila, quindi, non garantisce voti più alti. Le ricerche mostrano una relazione abbastanza consistente tra scegliere i posti anteriori, essere maggiormente coinvolti e ottenere buoni risultati, ma una parte importante di questa associazione sembra dipendere dalle caratteristiche degli studenti stessi.
Cambiare banco può comunque essere un esperimento semplice da fare. Non perché dalla prima fila si impari automaticamente di più, ma perché stare più vicini alla lezione può aiutare alcune persone a seguirla con maggiore attenzione, partecipare e ridurre le distrazioni. E sono questi comportamenti, molto più del numero scritto sul banco, ad avere maggiori possibilità di fare la differenza.