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Test di Medicina, studenti iStock

Semestre filtro Medicina "flop annunciato": i motivi per Gimbe

Fondazione Gimbe ha criticato la riforma Bernini, spiegando, dopo il primo appello, perché il semestre filtro di Medicina era un flop annunciato

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Fondazione Gimbe ha duramente criticato la riforma per l’accesso ai corsi di laurea in Medicina. Secondo l’ente, infatti, l’introduzione di un semestre filtro sarebbe un “flop annunciato di una riforma superflua”. L’organizzazione, che si occupa di realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario, ha pubblicato un’analisi in cui sono emerse tutte le criticità delle novità introdotte dalla ministra Bernini. Nel resoconto è stato anche sottolineato che questi cambiamenti non incidono minimamente sui problemi del settore sanitario.

Perché il test di Medicina sarebbe un “flop annunciato”

La Repubblica ha riportato le parole del presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che ha definito i test di ammissione come una “Caporetto”. “La Fondazione Gimbe , al fine di informare il dibattito pubblico e le decisioni politiche, ha rivalutato numeri e dinamiche della professione medica, evidenziando gli elementi di propaganda e le criticità di una riforma che oggi richiede una vera e propria ‘sanatoria di Stato’ per non escludere migliaia di studenti che ambiscono a diventare medici”, ha affermato.

Il Presidente della Fondazione ha spiegato un punto critico della riforma: “I nuovi medici formati con l’attuale riforma entreranno nel mercato del lavoro non prima di 9-11 anni. Questo significa che il forte incremento degli accessi rischia di produrre, nel medio-lungo periodo, un numero di laureati superiore alle reali capacità di assorbimento del SSN, aprendo una nuova stagione di pletora medica, già sperimentata in passato e associata a scarsa valorizzazione professionale e lavoro sottopagato”.

Cartabellotta ha poi aggiunto: “La riforma Bernini è stata lanciata con slogan populisti: ‘abolizione del numero chiuso’, ‘stop al test d’ingresso’, ‘offerta formativa d’eccellenza’. E ha puntato su una selezione basata su esami di merito da sostenere dopo un semestre filtro di formazione su tre materie: biologia, chimica e fisica. Ma nei fatti il numero ‘chiuso’ non è mai stato abolito e sono state concentrate almeno 450 ore di lezioni e studio in soli 60 giorni, con didattica prevalentemente a distanza e scarsa interazione con i docenti. Il tutto culminato in un triplice esame universitario svolto in un contesto di concorrenza tossica, con tre prove consecutive (87 secondi a domanda), intervallate da una pausa di 15 minuti”.

Qual è il problema della sanità italiana secondo Gimbe

Secondo Nino Cartabellotta, il problema della sanità italiana, per quello che riguarda il personale, è un altro. “Il problema italiano non è rappresentato dalla mancanza di medici in termini assoluti, ma dal loro progressivo abbandono del Servizio sanitario nazionale e da carenze selettive”.

Secondo il presidente di Fondazione Gimbe, infatti, “sempre meno giovani” quando si iscrivono alle facoltà sanitarie all’Università “scelgono la medicina generale e alcune specialità cruciali, ma poco attrattive”. Ad esempio, per quello che riguarda i medici di famiglia la carenza stimata è di 5.575 MMG.

“La soluzione per fronteggiare queste carenze selettive non può certo essere quella di aumentare gli iscritti alle Facoltà di Medicina. Servono invece azioni mirate e interventi straordinari per restituire attrattività alla medicina generale e alle specialità disertate dai giovani medici”, ha spiegato il presidente di Fondazione Gimbe.

I dati OCSE aggiornati al 5 dicembre 2025, che fanno riferimento ai medici attivi nel nostro Paese dalla laurea al pensionamento, hanno svelato che nel 2023 si contavano 315.720 medici, pari a 5,4 ogni 1.000 abitanti. Un valore superiore sia alla media OCSE (3,9) sia alla media dei paesi europei (4,1). Cartabellotta ha spiegato che “questi dati confermano che i presupposti della riforma non si basavano su una carenza di medici in termini assoluti, né su un numero insufficiente di laureati in Medicina e Chirurgia”.

Le polemiche sulla proposta di sanatoria

Critiche sono state rivolte anche all’ipotesi di realizzare una graduatoria nazionale che includa tutti i candidati fino all’esaurimento dei posti disponibili, chiedendo agli atenei di far recuperare i debiti formativi eventualmente presenti. Cartabellotta ha spiegato che proprio questa sanatoriacertifica il fallimento della riforma Bernini: dall’ambiziosa pretesa di una selezione basata sul merito all’inevitabile compromesso del 6 politico. Con tempi talmente compressi da costringere a chiudere un occhio, se non entrambi, sul reale livello di preparazione degli studenti”.

Il presidente ha concluso suggerendo che “la riforma Bernini ha alimentato l’illusione che laureare più medici fosse la panacea per risolvere i problemi del SSN”. Poi ha aggiunto: “Visto che gli obiettivi dichiarati, migliorare la qualità della formazione e valorizzare capacità e merito, sono clamorosamente falliti, è indispensabile mettere da parte polemiche politiche e procedere in maniera costruttiva con la ‘riforma della riforma‘”.

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