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Smartphone a 12 anni per 9 bambini su 10: i voti peggiorano iStock

Smartphone a 12 anni per 9 bambini su 10: i voti peggiorano

La ricerca dell’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche ha rilevato che solo un bambino su dieci in seconda media, è senza telefono

3 min di lettura

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

  • Secondo l'indagine Inapp, a 12 anni nove bambini su 10 hanno uno smartphone e molti di loro usano i social network
  • Un preadolescente su 4 ammette che la connessione gli crea problemi, il 17,4% parla di voti peggiorati
  • La proposta dell'Eu Kids Act interviene sull'accesso ai social, alle piattaforme video, ai videogiochi online, app store e chatbot

Il dibattito sull’età a cui dare lo smartphone ai figli è acceso, al centro dell’attenzione ci sono i social network e l’effetto che hanno sulla mente dei più piccoli e anche sulla loro concentrazione. Mentre diversi Paesi stanno vietando l’accesso alle piattaforme sociali agli adolescenti, l’indagine internazionale Children’s Worlds ha comunicato che a 12 anni circa nove bambini du 10 hanno già il telefono.

I dati sugli smartphone ai 12enni

L’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) ha realizzato una ricerca costruita su un campione rappresentativo di 4.750 bambini e ragazzi tra i 7 e i 14 anni nell’ambito dell’indagine internazionale Children’s Worlds.

In quinta elementare, poco più della metà ha già uno smartphone il 52,7%.

Nell’estate che separa la primaria dal primo anno di scuola media la quota sale ampliamente all’87%, l’anno successivo solo un bambino su dieci, in seconda media, è senza cellulare.

Motivo di preoccupazione non è tanto il possesso del dispositivo telefonico quanto l’uso dei social. Con l’arrivo dello smartphone, infatti, iniziano le iscrizioni a Instagram, TikTok e altre piattaforme simili.

L’analisi mostra che l’iscrizione alle piattaforme passa dal 31,5% degli studenti in quinta elementare al 74,8% in seconda media. Più della metà dei dodicenni, il 55,3%, li usa ogni giorno o quasi.

I problemi causati dai social

In realtà, sotto i 14 anni i social network non dovrebbero permettere l’iscrizione ai loro servizi senza il consenso dei genitori, eppure i dati rivelano una percentuale elevata di account di ragazzini sui 12 anni.

L’indagine ha rilevato inoltre che, in seconda media, un ragazzo su tre (32,5%) ha provato a ridurre il tempo su internet senza riuscirci.

Uno su quattro ammette che la connessione gli crea problemi. Il 20,1% segnala conflitti in famiglia o con gli amici, mentre il 17,4% parla di voti peggiorati.

Il dibattito sui social vietati agli adolescenti

Diversi Paesi stanno vietando l’accesso ai social network agli adolescenti, in primis l’Australia che da dicembre 2025 li ha vietati agli under16. Nelle prime cinque settimane 4,7 milioni di account sono stati disattivati, secondo Reuters.

Ma dopo tre mesi, l’eSafety Commissioner, l’autorità australiana per la sicurezza online, ha rilevato che più di otto ragazzi su dieci tra quelli intervistati usavano ancora almeno uno dei servizi interessati.

Wired Middle East, in un’analisi dedicata agli effetti dei divieti, ha osservato che vietare i social non significa spingerli offline ma spostarli verso videogiochi, chat, app minori che nessuna norma ha ancora censito.

Nel Regno Unito, secondo l’Ofcom, YouTube e WhatsApp sono tra i servizi più usati dai bambini. Mentre in Australia si stimano 1,7 milioni di giovani utenti della piattaforma di gioco Roblox.

Solo l’Unione Europea sembra aver rilevato il gap. Il 17 settembre la Commissione europea ha presentato l’Eu Kids Act che vieta i social sotto i 13 anni, riduce gli account legati ai genitori tra i 13 e i 14 anni, con un tetto di un’ora al giorno e possibilità di essere autonomi a partire dai 15.

Le limitazioni dell’Ue comprende però anche piattaforme video, videogiochi online, app store e chatbot di intelligenza artificiale, che dovranno restare spenti di default e non potranno creare legami di dipendenza emotiva con i minori.

La proposta però deve ancora passare da Parlamento europeo e Consiglio, secondo gli analisti difficilmente potrà essere applicata prima del 2028.