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Il professore di fisica star del web Vincenzo Schettini Ansa

Smartphone e la "dose" a scuola: l'inquietante frase di Schettini

Il prof di fisica Schettini, in merito all'uso degli smartphone a scuola, ha parlato di una vera e propria dose che i ragazzi si fanno in classe

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Il professor Vincenzo Schettini, diventato famoso sui social grazie al suo canale di divulgazione “La Fisica Che Ci Piace” e in tv per il programma “La Fisica dell’Amore”, è intervenuto per spiegare per quale motivo i giovani dovrebbero “disintossicarsi“. Il docente spesso è intervenuto su questo tema che gli sta molto a cuore e che riguarda l’uso dei dispositivi elettronici non solo a scuola, ma anche in classe. Schettini, in merito agli smartphone, ha parlato di una “dose” a scuola che i ragazzi sono soliti concedersi.

Vincenzo Schettini e il digital detox

In un video pubblicato su YouTube, il professore di fisica ha raccontato le difficoltà che lui stesso ha avuto per staccarsi dal telefonino durante le vacanze estive. Quest’anno si è ripromesso di stare lontano da tutto per dieci giorni, ma non sarà facile.

A FanPage Vincenzo Schettini ha raccontato “che il content creator rischia di non andarci mai in ferie. Ho fatto la vita dell’insegnante a tempo pieno per anni e adesso sono insegnante part time. Continuo comunque a insegnare, il lunedì e il martedì sono a scuola, ma poi inizia tutto il resto. E la creazione di contenuti è un lavoro che ti assorbe: devi ascoltare, osservare, adattarti ai cambiamenti nella percezione del pubblico, capire cosa funziona, aggiornarti. Dietro un minuto di video c’è tanto lavoro, tante riscritture, problemi tecnici, rifacimenti… e anche tanta stanchezza”.

Lui ci proverà una settimana a staccare del tutto: “Proverò sul serio a spegnere il telefono. Ma si sa che questo telefono è sempre acceso. Ed è il problema di tutti. È diventata una schiavitù“, ha spiegato, sottolineando che quando si prova a staccare ci si sente in colpa: “Perché tutto quello che succede online ti coinvolge, ti completa. Quando sei immerso nella pubblicazione di contenuti, questa sensazione si amplifica. Però ormai fa parte della nostra vita. Il problema vero sono i bambini: crescere con lo smartphone in mano è devastante. È una dipendenza da videogiochi, da connessione continua”.

Schettini e l’uso dello smartphone a scuola

Durante l’intervista, il docente di fisica è anche intervenuto in merito alla decisione del ministro Valditara di vietare il telefono a scuola, anche alle superiori. Secondo il prof il tema degli smartphone a scuola “resta sempre divisivo. Ma il problema è che nessuno identifica mai con precisione l’età giusta per iniziare ad avvicinare i ragazzi agli strumenti digitali in modo consapevole”, ha spiegato Schettini.

Il docente ha poi aggiunto: “Il ministro Valditara ha detto che da settembre saranno vietati anche alle superiori. Ma io, da insegnante, mi chiedo: ‘Non è che li avevate già vietati prima?’. Perché ogni anno torna questa cosa…”.

Il problema è anche che, alla fine, i ragazzi trovano soluzioni alternative per raggirare il divieto: “Nelle classi con il ‘tascone’, quella cosa orrenda dove si mettono i cellulari numerati, i ragazzi che spesso portano due telefoni: uno finto nel tascone, l’altro lo tengono addosso. Capita che lo usino di nascosto, sotto il banco, quando noi siamo girati alla lavagna. È una vera ‘dose’ digitale quella che si fanno“.

Schettini e l’abuso degli smartphone anche a casa

Prof Schettini ha spiegato che è importante sintonizzare le regole con il tempo storico in cui si vive, ma è anche fondamentale che tali regole non siano relegate solo all’ambito scolastico. “Non puoi disintossicare 30 ragazzi in classe se sono abituati a usare il cellulare 6 ore al giorno. Questo lavoro va fatto a casa, con l’educazione. Io non voglio dire ai genitori cosa devono fare, ma possiamo almeno aprire una riflessione. Serve la stessa consapevolezza che hai quando compri un motorino a tuo figlio”.

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