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Prof Enrico Galiano IPA

Smartphone vietati a scuola, la "vera sfida" secondo Galiano

Prof Enrico Galiano critica la misura di Valditara che vieta gli smartphone a scuola (anche alle superiori) da settembre e spiega qual è la vera sfida

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Niente più smartphone a scuola dal nuovo anno scolastico che inizia nella prima metà di settembre in tutta Italia. E per la prima volta vale anche per le superiori. Ma la nuova misura introdotta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara non convince tutti. A parlarne è stato anche Enrico Galiano, docente di italiano e scrittore molto seguito sui social e che vive quotidianamente l’ambiente scolastico, che ha svelato qual è la “vera sfida” che andrebbe affrontata subito.

Prof Galiano critica la guerra agli smartphone di Valditara

“Credo che Aldo Giovanni e Giacomo la racconterebbero così: ogni mattina, come sorge il sole, in Italia un Ministro dell’Istruzione si sveglia e sa che dovrà vietare i cellulari a scuola”. È così che su ilLibraio.it prof Galiano ha paragonato la guerra contro i cellulari a scuola intrapresa da Valditara, che in realtà non sarebbe stato il primo. Già il ministro Fioroni, nel 2007, e i successivi venuti negli anni, aveva promesso seri divieti.

Un rito che secondo Galiano si ripete ogni volta: il ministro in carica “mette l’elmetto, annuncia la sua guerra santa contro lo smartphone“. E le scuole come vedono questa battaglia? In realtà, ha spiegato il docente, “già da tempo hanno i loro sistemi di regolamentazione” e “si ritrovano a dire: ‘Ok, ma… non lo stavamo già facendo?'”.

Qual è la vera sfida secondo prof Galiano

“Mentre noi giochiamo a rincorrere i telefoni tra i banchi, fuori da scuola il problema cresce e morde davvero“. Il motivo? “Se a quindici anni lo smartphone può distrarre, a due o tre può ipotecare un’infanzia“, ha spiegato Galiano fornendo alcuni esempi. Guardandoci attorno, infatti, possiamo notare come i bambini vengono sempre più spesso “babysitterati” da uno smartphone lasciato dai genitori, nei ristoranti, in treno o al parco, fin dalla più tenera età.

Proprio da queste abitudini nascono ansia, difficoltà di concentrazione e dipendenze precoci, ha avvisato il docente, che ha spiegato come da uno studio dello psicologo sociale Jonathan Haidt (The Anxious Generation, 2024) è emerso che l’impennata di ansia e depressione adolescenziale si è registrata proprio dal 2012, l’anno in cui lo smartphone è diventato uno strumento che chiunque possiede.

La domanda che pone Galiano è semplice: “Daresti mai a tuo figlio un cibo che potrebbe fargli male?

L’obiettivo, secondo Galiano, non è quindi solo limitare l’uso degli smartphone nelle ore scolastiche, ma “ritardare l’età del primo smartphone”. Infatti, la “vera sfida è fuori: ridare ai bambini il diritto di annoiarsi, di guardare fuori dal finestrino, di inventarsi giochi dal niente”, ha sottolineato il prof e scrittore.

I ministri dell’Istruzione e della Salute dovrebbero unirsi, insieme a ogni genitore “che tiene davvero alla salute dei propri figli”, per “salvarli dal pericolo che gli anni in cui il loro cervello si sta formando vengano compromessi da uno strumento di cui ancora sappiamo troppo poco — e quel poco che sappiamo fa, oggettivamente, paura.

Smartphone vietati all’estero: gli esempi che fanno riflettere

Se l’Italia inizia a muoversi per vietare l’uso dei cellulari a scuola, altri Paesi hanno già preso decisioni per limitarne fortemente l’uso anche al di fuori dell’ambiente scolastico tra la popolazione più giovane. Una mossa che Galiano spera venga fatta anche in Italia.

In Danimarca, ad esempio, il governo ha fatto una raccomandazione forte alle famiglie: sotto i 13 anni lo smartphone non andrebbe proprio dato, mentre la legge renderà phone-free sia la scuola che il doposcuola. È un messaggio chiaro secondo Galiano: “Lasciate che i vostri figli siano bambini, non piccoli scrollatori seriali”.

In Svezia, invece, le autorità sanitarie consigliano zero schermi sotto i 2 anni e di concederne l’uso solo per massimo un’ora fino a 5 anni. In Inghilterra, infine, è nato il movimento “Smartphone Free Childhood” con il quale i genitori si sono uniti per raccogliere più di 100.000 firme e proporre una legge che vieti l’uso dei cellulari tra i bambini.

Al di fuori del continente europeo, ha fatto notizia anche l’ordinanza proposta in una città Giapponese che vuole vietare l’uso degli smartphone dopo le 21:00 per gli studenti delle scuole elementari e dopo le 22:00 per quelli delle scuole medie e superiori (e possibilmente per il resto della cittadinanza).

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