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"Smartphone vietati a scuola? Non basta": cosa serve per Galiano

Per il professore e scrittore Enrico Galiano "non basta" che gli smartphone siano vietati a scuola: cosa serve (in aggiunta) secondo l'insegnante

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Enrico Galiano è tornato sul tema degli smartphone vietati a scuola, come previsto dalla circolare del ministro Giuseppe Valditara che ha proibito l’uso dei cellulari durante l’orario scolastico negli istituti di ogni ordine e grado. Secondo il prof e scrittore, il divieto “non basta“. Ma cosa serve secondo lui per affrontare davvero il problema delle dipendenze digitali, sempre più diffuse tra gli adolescenti?

Perché il divieto degli smartphone a scuola “non basta” per Galiano

In un’intervista a L’Altra Montagna, il prof Enrico Galiano ha spiegato perché è favorevole alla limitazione dell’uso degli smartphone nel contesto scolastico. “Qualsiasi passo verso il riconoscimento del pericolo delle dipendenze da dispositivi è un passo in avanti – ha affermato il docente -. Se il ministro dice: i cellulari a scuola no, è positivo perché tecnicamente parlando le 5 ore di scuola sono le uniche ore della giornata che un giovane può passare lontano dal telefono“.

C’è un però, secondo Galiano: “La scuola può rappresentare anche l’unico luogo dove approfondire questi temi assieme ai ragazzi“. Per questo, ha aggiunto, “il divieto da solo non basta, e lo abbiamo visto spesso”. In altre parole, per il prof il cellulare non va solo allontanato, ma va anche compreso.

Cosa serve oltre al divieto dei cellulari a scuola per Galiano

Per Enrico Galiano, il divieto dovrebbe essere solo il punto di partenza. A suo avviso, in aggiunta serve un lavoro educativo che aiuti i ragazzi a capire cosa c’è dietro lo schermo, quali sono i meccanismi che generano dipendenza, e quali sono le potenzialità positive della tecnologia.

Vietare i cellulari a scuola “va bene ai fini del ‘detox’ – ha continuato – ma bisogna integrarlo anche con un approccio in aula per conoscere assieme le potenzialità e i pericoli di quel mondo“.

La scuola, secondo Galiano, deve diventare un laboratorio di consapevolezza digitale, dove si impara non solo a usare gli strumenti, ma anche a riconoscerne i rischi e i benefici.

Giovani e cellulari, qual è “il grande tema” secondo prof Galiano

Prof Galiano ha poi introdotto il tema delle dipendenze, che “non di pertinenza del ministero dell’Istruzione ma di quello della Sanità”, ha evidenziato.

E ha proseguito: “Ormai tutti gli psicologici sono concordi nel rilevare negli ultimi anni una epidemia di problematiche in età adolescenziale causate anche dall’utilizzo dei dispositivi“. A suo avviso, il problema non si esaurisce tra le mura scolastiche: è una questione di salute pubblica.

Per questo, “il grande tema è regolare l’uso dei dispositivi a casa, perché il cellulare crea dipendenza e il suo utilizzo non può essere ignorato fuori dalle mura scolastiche, altrimenti siamo da capo”. Per il prof, il rischio è quello di affrontare il problema solo in superficie, lasciando che si ripresenti appena finita la giornata scolastica.

Secondo Galiano, serve una strategia condivisa, che non si limiti a spegnere i dispositivi per qualche ora in classe, ma che insegni a usarli in modo consapevole, diffondendo una cultura digitale che parta dai ragazzi, ma coinvolga anche gli adulti.

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