Crepet e smartphone vietati: "Il problema è molto più complicato"
Crepet torna sul divieto degli smartphone a scuola e sulle misure per limitare l'accesso ai social per i minori: "Il problema è molto più complicato"
Gli smartphone a scuola sono vietati ormai dallo scorso settembre alle superiori e, dal 2024, alle medie ed elementari, come stabilito dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Oggi il dibattito si è spostato sulla possibilità di introdurre misure per limitare l’accesso ai social a bambini e adolescenti, sull’onda dei provvedimenti che stanno adottando vari paesi europei. Secondo il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet, tuttavia, vietare non basta: "Il problema è molto più complicato".
Perché per Crepet vietare gli smartphone non basta
Paolo Crepet ha ribadito più volte la sua posizione: proibire l’uso degli smartphone a scuola o l’accesso ai social ai minori non è una soluzione sufficiente. Intervenuto su Rsi – Radiotelevisione svizzera, lo psichiatra ha spiegato che è "come vietare di andare in coma etilico", un principio su cui è facile essere d’accordo, ma che, a suo avviso, non rappresenta di per sé una soluzione.
"Il problema non è solo questo, il problema è molto più complicato – ha proseguito Crepet -. Come faccio a far sì che una generazione di bambini, perché io comincerei dall’inizio, possa crescere con un’idea diversa di creatività, delle relazioni e delle emozioni? Come faccio a riabilitare una generazione? Questo è il problema".
L’esperto ha poi proposto un esempio per chiarire il suo punto di vista: "Togliamo il telefonino in tutta Europa, perfetto. E cosa facciamo? Cosa fanno quei bambini che stanno 8-9 ore al giorno attaccati a quella roba? Se tu mi togli una cosa, me ne devi dare un’altra". Da qui la sua proposta di introdurre nuove materie a scuola, come "due ore di danza alla settimana" alle medie.
Crepet ha poi evidenziato che la questione del rapporto tra giovani e tecnologia non può essere delegata solo ai genitori: "C’è una responsabilità della nostra comunità, non solo genitoriale", ha affermato il professore
Ha quindi criticato il concetto della "comfort zone" che, ha osservato, "non vale solo nell’adolescenza, vale anche per il papà di 45 anni. Il ‘quiet living‘, come lo chiamano, è terribile, è un’idea orrenda della vita secondo me. Suggerirei di scegliere una vita fatta di cose vere".
Paolo Crepet spiega il caso "fantastico" della Norvegia
Nel suo intervento, Crepet ha anche citato il caso della Norvegia: "La Norvegia ha fatto un discorso semplicissimo e fantastico. È stato uno dei primissimi paesi a dare i tablet a tutti i bambini, a spese dello Stato, in modo che tutti i bambini avessero la possibilità di essere educati attraverso la tecnologia digitale".
"Nessuno all’epoca, sto parlando di una quindicina-ventina di anni fa, aveva il minimo dubbio che ciò fosse una cosa giusta e proba. Però – ha continuato lo psichiatra – non hanno fatto solo questo: sono andati a vedere cosa succedeva. L’hanno fatto per anni e anni, fino a pochissimo tempo fa, quando hanno tirato una riga e hanno detto: che cosa sta succedendo? Quei bambini che sono diventati adulti, tutto bene?".
"Sono andati a vedere, e hanno visto per esempio che un 25-30enne oggi non sa bene, in Norvegia, interpretare un sottotitolo di un film, quindi non capisce la trama. E allora si sono preoccupati. E noi non lo dobbiamo fare?", ha concluso Paolo Crepet.