Smartphone vietati a scuola, prof scrivono a Valditara: l'appello
In merito al divieto di utilizzo degli smartphone a scuola, alcuni professori hanno scritto un appello al ministro Giuseppe Valditara
Il dibattito in merito al divieto di smartphone a scuola continua nel nostro Paese, dopo che il ministero dell’Istruzione e del Merito ha deciso di allargarlo anche alle scuole superiori. A lanciare un appello al ministro Giuseppe Valditara questa volta sono stati alcuni professori, che hanno scritto una lettera al titolare del ministero di viale Trastevere a Roma. Ecco quali sono state le loro proposte in merito alla questione.
Le note a scuola per chi usa il cellulare in classe
Nelle scuole superiori italiane sono iniziate a comparire sul registro elettronico le prime note agli studenti che sono stati pizzicati a usare il telefonino in classe, nonostante il divieto tassativo del ministero dell’Istruzione e del Merito, come è successo al Liceo Duca degli Abruzzi di Treviso
Nicolò Gasparetto, professore di scienze presso la scuola superiore di Treviso, a Il Gazzettino ha detto: “Nella nostra scuola ogni studente è chiamato a tenere il cellulare spento nel proprio zaino: in questa prima parte dell’anno ci sono già state delle note nei confronti di chi non ha rispettato il divieto”. Il dispositivo non è stato sequestrato, anche perché il dibattito è aperto sul tema: le scuole non possono sequestrare nulla agli studenti.
La lettera dei professori al ministro contro il divieto totale
I docenti di questa scuola, però, leggendo l’ordinanza del ministero si sono posti qualche domanda. Hanno deciso di scrivere una lettera a Valditara in merito alla decisione di introdurre il divieto totale dell’uso di smartphone durante ogni attività scolastica: chiedono, infatti, se sia giusto che sia vietato sempre l’uso dei telefonini, non solo in classe durante le lezioni, ma anche durante la ricreazione e durante le uscite didattiche.
Il professore di scienze ha spiegato qual è l’obiettivo di questa lettera: “Faremo presente le nostre perplessità rispetto alla scelta di imporre un divieto totale. Non c’è un accordo generale su questa misura: va bene che ci sia il divieto di usare i telefonini in classe, e che venga fatto rispettare, ma in alcuni momenti, con le indicazioni degli insegnanti, l’uso degli stessi smartphone poteva essere utile sul piano didattico”.
Anche altre scuole hanno sollevato perplessità. Francesca Mondin, preside dell’Istituto Tecnico Economico Statale Riccati – Luzzatti ha detto: “Mi spiace sia stata esclusa la possibilità di far usare i dispositivi ai ragazzi per motivi didattici, con la guida dei docenti”. E alle sue parole si aggiungono anche quelle di Giuliana Milana, direttrice scolastica dell’Istituto Superiori Giorgi Fermi: “Quando il cellulare non serve, non lo si deve usare, ma per specifiche attività didattiche poteva essere uno strumento efficace”. Si può ricorrere all’uso di computer, ma sono montati su carrelli e vanno prenotati: “Il loro uso non è immediato rispetto agli approfondimenti che si potevano fare con lo smartphone dal punto di vista tecnologico, e più in generale delle opportunità, la trovo un po’ una regressione. In che modo dovremmo sviluppare il concetto di intelligenza artificiale?”.
Come le scuole superiori si sono adattate al divieto
Alcune scuole non sono arrivate impreparate al divieto, visto l’avevano già introdotto da tempo, come nei licei Da Vinci di Treviso e Giorgione di Castelfranco. Ci sono scuole che hanno acquistato degli armadietti o delle cassettine che si aprono solo con la chiave custodita dagli studenti, mentre in altre scuole ci sono armadietti con una chiave unica per classe tenuta dal personale Ata. C’è anche chi li fa lasciare spenti nello zaino.
Al Liceo Ginnasio Statale Antonio Canova di Treviso, invece, sono stati attivati anche dei percorsi di formazione per i giovani per un uso consapevole della tecnologia. La preside Mariarita Ventura in una circolare ha spiegato: “Nel tempo abbiamo ricevuto numerose osservazioni e lamentele da parte di docenti, genitori, studenti che segnalavano come queste norme venissero spesso non rispettate causando disturbo per la continuità nella concentrazione e nell’attenzione, compromettendo un apprendimento proficuo, ma anche comportando difficoltà all’interno delle classi, nel clima relazionale e, quindi, di lavoro, a causa anche di valutazioni talvolta falsate da copiature non scoperte in conseguenza a tecnologie sempre più sofisticate”.
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