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Divieto di uso dello smartphone in classe iStock

Niente smartphone a scuola, lo psicologo scolastico: "Incoerente"

Sulla scelta di Valditara di vietare l'uso degli smartphone in classe, sono intervenuti non solo presidi e prof, ma anche uno psicologo scolastico

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Il dibattito sugli smartphone vietati a scuola è ancora molto acceso, in attesa del ritorno sui banchi di scuola degli studenti. Se il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, rimane fermo sulle sue posizioni e se presidi e professori sono d’accordo con il divieto assoluto di utilizzo, non dello stesso parere sono gli esperti di psicologia. Uno psicologo scolastico ha definito questa manovra incoerente, spiegando la differenza tra l’uso passivo e l’uso didattico della tecnologia.

Perché il divieto sugli smartphone a scuola può essere negativo

Tommaso Balbi è uno psicologo scolastico che è intervenuto nel dibattito in merito al divieto totale di uso di smartphone in classe. “Bisogna partire dalla didattica per un uso consapevole dello smartphone perché non diventi un ostacolo all’attenzione e alle relazioni, o peggio all’esclusione e al bullismo”, ha spiegato l’esperto a Il Resto del Carlino.

Balbi ha poi aggiunto, però: “Lo smartphone può rappresentare un grande rischio ma Internet non è più, tuttavia, un mondo separato, la realtà digitale e quella materiale ormai sono indissolubili e isolare i ragazzi è incoerente rispetto a questa realtà che abbiamo creato noi adulti”. Secondo lui bisognerebbe “distinguere tra l’uso passivo e l’uso didattico. Insomma, ci vogliono regole ma il divieto totale può essere negativo”.

Divieto dei cellulari in classe, la posizione di Valditara

Giuseppe Valditara, anche in occasione del suo ultimo intervento al Meeting di Rimini, ha ribadito la sua posizione sul divieto di utilizzo degli smartphone in classe: la sua normativa riguarda gli studenti di tutti gli ordini scolastici.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha vietato l’utilizzo dei telefonini anche negli istituti secondari di secondo grado, a partire dall’anno scolastico 2025/2026. La circolare 3392 contiene tutte le specifiche in merito e non occorrono altre spiegazioni, come ha illustrato Valditara al meeting, dicendo: “Le scuole sono bravissime a gestire questa cosa“. Ma cosa ne pensano i diretti interessati, docenti e presidi, sul divieto?

Presidi e prof d’accordo con il ministro Valditara

Il Resto del Carlino ha riportato delle voci di professori e dirigenti scolastici in merito alla questione del divieto di uso di smartphone in classe. Luciana Cino, dirigente dell’Istituto Tecnico Garibaldi Da Vinci di Cesena, ha spiegato di essere d’accordo con il ministro: “Già dall’anno scorso abbiamo imposto agli studenti la consegna del cellulare. Il telefono si riprende solo all’uscita. E se depositano un device per tenerne nascosto un altro affrontano le sanzioni previste”. La presidente ha poi aggiunto: “Potrebbe esserne autorizzato l’uso per esigenze didattiche ma stiamo andando in un’altra direzione, allo scopo abbiamo acquistato dei tablet. Non è che ai nostri ragazzi è vietato il contato con le tecnologie, semplicemente lo fanno con i nostri dispositivi”.

Lorenza Prati, dirigente del liceo scientifico Righi, ha poi aggiunto: “Abbiamo già adottato l’indicazione del ministero attraverso una delibera del consiglio di istituto che ha avuto la quasi totalità dei consensi da parte degli insegnanti. C’è chi non lo considera un problema, chi è più rigoroso e chi meno”. Nell’istituto “si è dibattuto se lasciarli durante l’intervallo ma è prevalsa l’idea che in tal modo si inibisca la socializzazione”.

Infine, Domenico Fabio Tallarico, docente in un istituto superiore di Cesenatico e rettore della scuole Sacro Cuore, ha aggiunto: “Il cellulare tra i banchi è fonte di distrazione, di impedimento alle relazioni oltreché di scontro con gli insegnanti. Ci voleva la norma ministeriale. Vedo difficile l’applicazione. Capita quando c’è una verifica che si portino il secondo o il terzo cellulare. Occorre molta attenzione anche da parte dei genitori“.

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