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Social vietati a under 16: perché per Lancini è "sbagliato" iStock

Social vietati a under 16: perché per Lancini è "sbagliato"

Per lo psicoterapeuta Matteo Lancini, la legge australiana che vieta i social ai minori di 16 anni è "a metà tra dissociazione e ipocrisia"

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il tema del rapporto tra i giovani e i social è dibattuto in tutto il mondo. Diversi Paesi hanno preso delle iniziative per limitare l’utilizzo delle piattaforme tra i minori. Tra le ultime notizie, su cui si divide l’opinione pubblica, c’è la legge entrata in vigore in Australia che vieta i social network ai ragazzi con meno di 16 anni. Molti la ritengono un utile intervento, ma c’è anche chi ritiene sia una misura poco utile. In un’intervista, lo psicoterapeuta Matteo Lancini ha spiegato perché ritiene inutile bloccare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni.

Perché è sbagliato vietare i social, secondo Lancini

Dal 10 dicembre 2025 è entrato in vigore il blocco all’uso dei social network per i minori di 16 anni in Australia. A La Repubblica, lo psicoterapeuta Matteo Lancini ha detto di essere decisamente contrario.

“Questa legge – ha spiegato – è demagogia pura. Siamo a metà tra dissociazione e ipocrisia. Si tratta di interventi che fanno pensare agli adulti di fare qualche cosa ma è un modo per demandare ad altri una questione che non sanno risolvere. Il malessere dei ragazzi dipende da altro: da una scuola sbagliata, dal disboscamento e dalla plastificazione dell’ambiente, da una gestione sbagliata del post Covid, da genitori iperconnessi e professori che si divertono a fare gli influencer”.

Per l’esperto, “con regole come questa i ragazzi colgono la dissociazione del mondo in cui vivono. E tutto questo aumenterà il potere di orientamento di internet nelle nuove generazioni”.

Cosa dovrebbero fare i genitori

Secondo lo specialista, dovrebbero essere i genitori a porsi dei limiti e a puntare sull’educazione digitale. Sono gli adulti a dover “cercare le migliori strade per usare l’Intelligenza Artificiale. In futuro i social network decideranno tutto ed è bene che i giovani imparino a usarli al meglio”.

Lancini ha anche detto che vieterebbe “i gruppi whatsapp dei genitori a scuola o il registro elettronico” invece che i social ai giovani. “Non serve avere whatsapp o geolocalizzare gli spostamenti per avere il controllo dei figli. Dobbiamo riaprire i giardinetti e tornare a dedicare tempo ai ragazzini”, ha spiegato.

Il consiglio del presidente della fondazione Minotauro e docente presso il dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca è quello di chiedere ai ragazzi: “Come va oggi in internet? Come costruisci la tua identità nel web?”.

“Spacciare un divieto inutile per autorevolezza – ha aggiunto – non fa altro che mettere in evidenza la nostra fragilità. Il web fa parte del futuro dei ragazzi, li aiuterà a trovare lavoro. Prima riusciremo a dare loro un’educazione digitale e prima potremo sapere che non useranno la rete per fare cose terribili”.

Lo psicoterapeuta crede comunque che un provvedimento simile a quello australiano potrebbe essere preso anche dall’Italia, in questa direzione sembra infatti voler andare il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che, in un’intervista a Il Foglio sulla legge australiana, ha proposto di limitare l’uso anche tra gli adolescenti italiani.

Cosa pensa Lancini sui social e il disagio dei giovani

Lancini è critico anche riguardo al collegamento tra disagio mentale dei ragazzi e uso eccessivo del web. Evidenziando che “non esistono studi scientifici che dimostrino al 100% che i social e internet siano la causa di depressione tra i giovani”, lo psicoterapeuta ha sottolineato come ci siano “molte cose che hanno impatto sul disagio dei ragazzi”.

“Nel nostro paese non si pensa al loro futuro e si ignorano aspetti da migliorare come la scuola che non è adatta ai nuovi adolescenti. Non si esaminano problemi reali – è l’opinione di Lancini – ed è più facile dire che la responsabilità di questo malessere è collegata a internet e ai social. Ad esempio, si è parlato molto dell’aumento del disagio giovanile fra i ragazzini statunitensi per un uso eccessivo del web nel 2012, senza considerare che in quell’anno c’era stato un picco di suicidi fra gli adulti per la crisi economica”.