Social vietati ai giovani, la provocazione di Crepet sui gessetti
Lo psichiatra Paolo Crepet parla della proposta del presidente del Veneto di vietare i social ai giovani e lancia una provocazione sui "gessetti"
Social vietati ai giovani, sì o no? Mentre l’Italia dibatte sul tema, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha promosso una proposta di legge per vietare l’uso dei social network agli under 14. Il noto psichiatra Paolo Crepet ha analizzato il provvedimento, spiegando cosa lo convince e cosa no. E, come di consueto, ha lanciato una provocazione, questa volta sui "gessetti".
Crepet sul divieto social a under 14 proposto in Veneto
Il dibattito è aperto a livello internazionale. Dopo il caso dell’Australia, che ha vietato l’uso dei social ai minori di 16 anni, anche vari paesi europei hanno iniziato a muoversi nella stessa direzioni, tra proposte e primi interventi normativi. Se ne discute anche in Italia, dove il tema è stato rilanciato dal governatore veneto Alberto Stefani, primo firmatario di un disegno di legge depositato in Parlamento quando era deputato e ora di una proposta al Consiglio regionale.
Sull’argomento è intervenuto Paolo Crepet, che in un’intervista a ilNordEst si è detto "d’accordo con una serie di considerazioni" avanzate dal presidente veneto. Allo stesso tempo, ha sottolineato che è importante "capire dove intervenire davvero", perché il rischio è "banalizzare" il dibattito, riducendolo al "sei d’accordo o meno", e perdere "un’occasione educativa".
Secondo Crepet, bisogna intervenire nell’ambito scolastico, perché "la scuola è dello Stato" e, di conseguenza, "lì si può decidere". È nella scuola che, ha ricordato lo psichiatra, "si costruiscono abitudini, regole, ma anche libertà consapevoli".
Al contrario, l’esperto ha definito "ingenuo" pensare a un divieto generalizzato: "Non si può fare un editto napoleonico. In famiglia la gestione cambia, ogni casa ha le sue regole. Ma a scuola sì, fino alla terza media si può intervenire con serietà, con programmi educativi veri", ha affermato Crepet.
Cos’ha detto Crepet sui social e la scuola: la sua provocazione
Crepet ha poi richiamato l’esempio della Norvegia, dove, grazie a un monitoraggio su larga scala, si è osservato come i ragazzi esposti precocemente e costantemente ai social tendano a sviluppare "difficoltà cognitive e relazionali".
Per contrastare questi effetti, nelle scuole norvegesi sono state rimesse al centro "attività semplici, concrete, come i giochi reali, gli scacchi veri, il tempo lento dell’apprendimento". Esperienze che, ha evidenziato lo psichiatra, costruiscono "competenze profonde", come "concentrazione, attesa, strategia". Tutte abilità che "allenano la mente", al contrario dello scrolling continuo tipico dei social, che invece "anestetizza".
Alla luce di queste considerazioni, Crepet non si è detto contrario a un intervento che limiti l’uso dei social network a bambini e adolescenti. Ha però precisato: "Non credo nei divieti generalizzati, sarebbero inefficaci". Da qui la sua provocazione: "È come pensare di educare un ragazzo togliendogli i gessetti: non imparerà a scrivere meglio, semplicemente non scriverà".
La metafora dei gessetti sintetizza la sua idea di educazione, un processo che "funziona se dai strumenti, non se li togli". Per Crepet, infatti, "l’educazione non si impone per decreto", ma "si costruisce, ogni giorno, dentro relazioni vere, fatte di tempo, errori, e presenza adulta".
Ne consegue il suo sostegno a una "regolazione intelligente" dell’uso dei social network "soprattutto nella scuola", dove a suo avviso si può offrire ai giovani alternative concrete per sviluppare senso critico, autonomia e capacità di stare insieme agli altri.