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Social vietati, l'appello a Meloni: "Corso a scuola e Patentino"

L'appello a Meloni dello psicologo Giuseppe Lavenia che, oltre al divieto social agli under 16, chiede un corso a scuola e il Patentino digitale

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Social vietati ai giovani, sì o no? Nel dibattito si inserisce l’appello alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dello psicologo Giuseppe Lavenia. Accanto all’ipotesi di vietare le piattaforme agli under 16, l’esperto propone un corso a scuola e il Patentino digitale.

Perché vietare i social a under 16 è "necessario" (per Lavenia)

"Gentile Presidente Giorgia Meloni, oggi le scrivo non solo da professionista, ma da genitore". Si apre così la lettera di Giuseppe Lavenia pubblicata su Repubblica, in cui lo psicologo affronta il tema dell’uso dei social da parte dei minori. Un argomento al centro del dibattito pubblico ma anche dell’agenda politica, come evidenziato dal ministro Giuseppe Valditara, che ha parlato di un progetto "innovativo" allo studio del Governo per limitare l’accesso dei più giovani alle piattaforme digitali.

"Io sono favorevole al divieto dei social sotto i 16 anni. Lo sono in modo convinto, netto, senza esitazioni", ha puntualizzato Lavenia. Una convinzione maturata nel in "oltre vent’anni" di lavoro a contatto con adolescenti, famiglie e situazioni di dipendenza digitale.

Lo psicologo ha descritto uno scenario molto preoccupante: "Ho visto ragazzi spegnersi lentamente dietro uno schermo, ho visto genitori sentirsi impotenti, ho visto relazioni rompersi, autostima crollare, sonno saltare, ansia crescere, isolamento travestito da connessione". Per questo, ha sottolineato, i social non possono essere considerati "semplici strumenti", soprattutto "per un ragazzo che sta crescendo".

Lavenia ha anche posto l’attenzione sul funzionamento degli algoritmi dei social, "studiati per attivare meccanismi compulsivi", capaci di "intercettare fragilità, desideri, vuoti, bisogno di approvazione". E quando tutto questo incontra un adolescente, ha avvertito lo psicologo, "il rischio diventa enorme".

Per tutte queste ragioni, "penso che vietare i social sotto i 16 anni sia giusto. Anzi, necessario", ha affermato.

Lo psicologo propone un corso a scuola sui social

Secondo Lavenia, però, il divieto da solo non basta. Una legge che si limita a proibire, ha spiegato, rischia di diventare solamente "una norma da aggirare".

Per questo lo psicologo propone un intervento più ampio, basato sull’educazione. Al centro c’è l’idea di un corso obbligatorio a scuola sui social: "Un percorso da svolgere negli istituti scolastici, attraverso enti certificati, con almeno sei mesi di formazione reale" per spiegare ai ragazzi "cosa sono gli algoritmi, come funziona la dipendenza da approvazione, che cosa significa reputazione online, che cosa può diventare il cyberbullismo, come agiscono la pornografia, l’adescamento, l’umiliazione pubblica, la solitudine digitale, l’intelligenza artificiale usata senza strumenti".

Il progetto pensato dallo psicologo prevede anche il coinvolgimento dei genitori, che dovrebbero partecipare ad "almeno una parte obbligatoria" del corso, così che siano in grado di "assumersi la responsabilità di accompagnare i figli online fino alla maggiore età".

Cos’è il Patentino digitale proposto da Lavenia a Meloni

La proposta avanzata da Giuseppe Lavenia a Giorgia Meloni prevede, alla fine del corso scolastico, il rilascio del Patentino digitale, una sorta di certificazione obbligatoria per accedere ai social: solo i minori che completano il percorso formativo insieme ai loro genitori potranno ricevere questa licenza ed essere autorizzati all’uso dei social.

Le piattaforme, ha specificato lo psicologo, "dovranno essere obbligate per legge" a riconoscere il Patentino digitale, impedendo l’accesso a chi ne è privo.

"Il punto è tutto qui: la libertà digitale senza educazione non è libertà. È abbandono", ha concluso Giuseppe Lavenia.