Social vietati, Novara: "Sarebbe ora che l'Italia si svegliasse"
Il pedagogista Novara ha spiegato che l'Italia dovrebbe svegliarsi alla luce del divieto introdotto in Francia per gli under 15 e l'uso dei social
La Francia è il primo Paese in Europa ad aver disposto il divieto di utilizzo dei social da parte degli under 15 anni. L’Eliseo, seguendo l’esempio australiano, ha deciso di proteggere i più piccoli dai rischi derivanti dall’uso non consapevole di queste piattaforme. In merito alla decisione presa dai francesi, il pedagogista piacentino Daniele Novara ha fatto il punto della situazione in Italia: secondo lui sarebbe l’ora che anche il nostro Paese si svegliasse sulla questione.
La Francia ha vietato i social agli under 15
Daniele Novara ha pubblicato un post su Facebook nel quale ha annunciato la decisione della Francia di vietare i social agli under 15 anni. "Anche la Francia si aggiunge all’ormai lungo elenco di Paesi, europei e non solo, che giustamente hanno deciso di introdurre una regolamentazione restrittiva, proibendo l’uso dei social sotto i 15-16 anni".
L’Australia è stata una delle prime nazioni a imboccare questa strada e successivamente altri Paesi hanno adottato misure analoghe.. Lo scopo è quello di preservare i più giovani dai pericoli dei social network, cercando di limitarne il più possibile l’utilizzo.
Per Novara è giusto il divieto dei social per i giovanissimi
Il fondatore della prima scuola senza voti a Piacenza ha spiegato che si tratta di una "decisione che anche noi esperti e specialisti troviamo giustissima". Novara ha poi ricordato "l’appello promosso da me e Alberto Pellai già nel settembre 2024, che ha visto l’appoggio di grandi esponenti della cultura e dell’arte come Pierfrancesco Favino e Luca Zingaretti, che l’ha ribadito anche di recente".
Novara e Pellai avevano chiesto a Governo e Parlamento di porre fine a una "situazione ormai totalmente fuori controllo, con ragazzi e ragazze persi nel pericoloso mondo dei social, senza alcuna supervisione né da parte dei genitori né della società".
Perché secondo il pedagogista l’Italia dovrebbe "svegliarsi"
Cos’è cambiato nel nostro Paese dopo il lancio di quell’appello, che ha raggiunto le 120.000 firme? Daniele Novara ha ricordato che "nello stesso periodo il Ministero sospendeva l’utilizzo degli smartphone a scuola: dapprima fino ai 14 anni e, l’anno successivo, per tutto il percorso delle scuole superiori". Sempre in quel periodo lo psicologo americano Jonathan Haidt pubblicava il libro "La generazione ansiosa" che ha raccolto "tutte le ricerche che dimostrano la gravità della situazione per il cervello adolescenziale, per le sue connessioni e per il suo sviluppo".
In questi due anni, tolte le misure adottate nelle scuole, non c’è stato altro e i genitori sono stati lasciati "nell’angoscia di dover affrontare da soli una realtà pervasiva, invadente e insostenibile come quella delle piattaforme digitali". Senza dimenticare che, allo stesso tempo, continuano "a sentirsi criminalizzati dall’opinione pubblica, come se fossero loro i soli responsabili di questa situazione".
Secondo Daniele Novara "sarebbe ora che l’Italia si svegliasse, si destasse come dice il nostro Inno di Mameli, e liberasse i giovani, per quanto possibile, da questa forma di schiavitù". Bisognerebbe con urgenza introdurre "regole e norme chiare, come stanno facendo Paesi con una solida tradizione di civiltà e democrazia, come l’Inghilterra e la Francia", per poter proteggere i più giovani dai pericoli dei social.