Solo 8 senatori su 200 arrivano dall'istruzione: è polemica
Anief denuncia che chi lavora a scuola rappresenta il 20% dei lavoratori italiani, ma a Palazzo Madama pochi provengono da questo settore
Tra insegnanti, personale Ata e ricercatori, una gran parte di cittadini italiani in età da lavoro è impiegata nel settore scolastico, eppure in Parlamento solo una piccola percentuale di politici proviene da questa area. È quanto ha denunciato l’Anief, Associazione nazionale insegnanti e formatori, che ritiene la politica tenda a tralasciare nell’agenda dei lavori il dibattito sul mondo della scuola.
La denuncia sui pochi senatori dal mondo della scuola
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sulla sua pagina Facebook ha pubblicato una riflessione sui rappresentati di docenti e Ata in Parlamento.
"Oggi nella XIX legislatura il 50% degli eletti senatori è dirigente, avvocato, professore universitario, imprenditore e giornalista. E i docenti o gli Ata? Non pervenuti", ha scritto.
"Soltanto 8 su 200. Se vogliamo fare massa critica sindacalizziamoci e lottiamo per i nostri diritti, forse potremmo migliorare il nostro Paese e ritornare alla Repubblica dei filosofi di cui parlava Platone", ha aggiunto il sindacalista autonomo.
Il confronto con le precedenti legislature
Pacifico, nel post su Facebook, ha sottolineato che "negli ultimi trent’anni il numero dei rappresentanti della scuola eletti al Senato della Repubblica è diminuito di un terzo rispetto ad altre categorie".
Per il presidente nazionale Anief "non ci sarebbe nessun problema" ma il punto sul quale porre l’attenzione è che "chi lavora nel nostro Paese educa le generazioni del domani".
Pacifico ha denunciato "assenza di impegno politico ma anche sindacale. Nelle ultime elezioni RSU le deleghe rilasciate ai sindacati sono meno del 50% degli iscritti (760 mila su 1,3 milioni) e questo ha dirette conseguenze sulle scelte politiche sulla scuola".
"In 30 anni dalla XIII alla XIX legislatura – ha aggiunto – il salario del personale scolastico per scelte politiche è stato sfregiato rispetto ad altre categorie di dipendenti pubblici (-10 mila euro annui sui dipendenti delle finzioni centrali). Perché? Forse perché in pochi in Parlamento rappresentano le nostre istanze o non hanno una tessera sindacale o comunque non si impegnano sindacalmente? Se non si fa una delega sindacale come si può pensare di cambiare le cose in questo scenario?".
Il divario retributivo
Nel suo intervento, Pacifico ha appunto messo in relazione la limitata presenza della scuola nelle istituzioni con l’andamento degli stipendi del comparto.
Secondo Anief, nell’arco delle ultime legislature il personale scolastico avrebbe accumulato un divario retributivo rispetto ai dipendenti delle funzioni centrali, quantificato dal sindacato in circa 10 mila euro annui.
Richiamando la "Repubblica dei filosofi" descritta da Platone, il presidente dell’associazione nazionale insegnanti e formatori ha incitato a una maggiore partecipazione civica e sindacale del personale della scuola affinché le istanze del comparto trovino maggiore spazio nelle sedi decisionali.
Intanto il 3 agosto si è svolta una riunione tra sindacati e Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) dedicata alla prosecuzione del confronto sulle principali questioni riguardanti gli Enti Pubblici di Ricerca.
Durante il proprio intervento, l’Anief ha ribadito la necessità di avviare un confronto stabile, strutturato e periodico sulle politiche della ricerca, ponendo al centro alcune priorità irrinunciabili quali il superamento del precariato, la valorizzazione del personale e il rilancio delle progressioni di carriera, l’incremento delle risorse destinate al salario accessorio, anche attraverso l’utilizzo degli stanziamenti previsti dalla legge di bilancio e non ancora impiegati, la revisione dell’ordinamento professionale e l’istituzione di una cabina di regia per il settore della ricerca e di un tavolo di confronto al quale partecipino anche i Presidenti degli Enti.