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Stop alle gite a Bolzano, la protesta dei docenti iStock

Stop alle gite a Bolzano, la protesta dei docenti

Gli insegnanti dell'Alto Adige si sono uniti in una mobilitazione per ottenere migliori condizioni di lavoro, la protesta prevede il blocco delle gite

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Le gite scolastiche sono una delle attività più belle e attese dagli studenti durante l’anno scolastico. Allo stesso tempo, rappresentano una grande responsabilità per gli insegnanti che devono organizzare e portare in viaggio la classe di giovani adolescenti. Un gruppo di docenti della provincia autonoma di Bolzano ha quindi ritenuto giusto inserire lo stop alle gite in una protesta più ampia per chiedere condizioni di lavoro migliori.

Il blocco delle gite scolastiche

Nella provincia autonoma di Bolzano docenti italiani e tedeschi si sono uniti in una mobilitazione senza precedenti per ottenere migliori condizioni lavorative e un adeguato riconoscimento economico.

Come detto, la protesta prevede il blocco totale di gite scolastiche e attività integrative e coinvolge numerosi istituti della provincia autonoma di Bolzano, con l’adesione di gran parte del corpo docente.

La mobilitazione è nata spontaneamente all’interno del liceo Pascoli di Bolzano e poi si è estesa ad altre scuole.

Cos’è il Gruppo Dignità Istruzione Docenti

Il movimento ha preso forma attraverso il “Gruppo Dignità Istruzione Docenti“, una mobilitazione che ha registrato un’adesione del 95% dei docenti in diversi plessi scolastici, dalle scuole superiori agli istituti tecnici.

Per consolidare l’azione di protesta, è stata organizzata una maxi-riunione online che ha visto la partecipazione congiunta di insegnanti delle scuole di lingua italiana e tedesca. L’obiettivo della mobilitazione è ottenere un riconoscimento sia sul piano professionale che economico dell’attività e delle responsabilità degli insegnanti.

Il Corriere del Trentino segnala che i docenti che hanno preso parte alla mobilitazione vogliono portare all’attenzione del Governo, delle Regioni e delle Province le diverse criticità che caratterizzano l’attuale condizione lavorativa degli insegnanti.

I prof denunciano un progressivo svilimento della professione, causato dall’eccessivo numero di attività extrascolastiche che interferiscono con la normale didattica, da qui la volontà di bloccare le gite scolastiche e altri impegni diversi dalle normali lezioni in classe.

“Le scuole non possono essere considerate alla stregua di un supermercato dove ognuno viene a proporre la propria merce”, hanno detto i rappresentanti del movimento.

La retribuzione dei docenti di Bolzano

Intanto la Provincia autonoma di Bolzano, nella bozza di contratto per il personale di scuole primarie e secondarie italiane, firmata dai sindacati nella prima metà di settembre 2025, ha stanziato “tra i 4 mila e i 5.190 euro in più di retribuzione lorda all’anno”.

La misura è stata pensata come adeguamento all’inflazione, con effetto retroattivo, a partire dal primo gennaio 2025, e importi scaglionati in base all’anzianità di servizio.

Questo sostegno sarà seguito da “trattative per l’aumento salariale reale degli insegnanti a partire dal 2026, per il quale la giunta stanzierà 330 milioni di euro nel periodo 2026-2028″. Per gli insegnanti, però, queste misure non sarebbero sufficienti.

La situazione sta destando preoccupazione tra i genitori degli studenti che si stanno organizzando per trovare soluzioni alternative.

Il consigliere provinciale Jürgen Wirth Anderlan ha annunciato che “diversi genitori hanno deciso di offrire ai propri figli esperienze extrascolastiche di valore, organizzandole in autonomia”.

Sarebbero già state fissate anche le date di possibili gite.

Secondo Anderlan, le iniziative dei genitori dimostrano il loro impegno”nel tutelare l’interesse dei propri figli, nonostante la protesta”. La speranza di tutte le parti coinvolte, studenti, genitori, insegnanti e Provincia, è che si trovi un punto d’incontro “tra le legittime richieste degli insegnanti, e le esigenze degli studenti”.