Strage in una scuola italiana, l'allarme di Paolo Crepet
Il 29 maggio un 12enne ha tentato di accoltellare un suo professore riprendendo tutto con lo smartphone. È successo nella scuola media di San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani. Il caso richiama quello avvenuto a marzo a Trescore Balneario (Bergamo), dove uno studente di 13 anni ha ferito con un coltello la sua insegnante di francese, trasmettendo l’aggressione in diretta su Telegram. Episodi che alimentano il timore di una possibile strage nelle scuole italiane. "Rischiamo un Columbine italiana": è l’allarme lanciato dallo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, secondo cui questi episodi sono il risultato di "tre fattori ben precisi".
- A 12 anni tenta di accoltellare il prof in una scuola di San Vito Lo Capo
- Perché per Crepet a scuola "rischiamo una Columbine italiana"
- Crepet sulla violenza giovanile: i "fattori" famiglia e tecnologia
A 12 anni tenta di accoltellare il prof in una scuola di San Vito Lo Capo
Uno studente di 12 anni ha cercato di accoltellare un suo insegnante in una scuola media di San Vito Lo Capo filmando la scena con il cellulare. Secondo quanto riportato da RaiNews.it, il ragazzino avrebbe portato a scuola due coltelli di piccole dimensioni e avrebbe tentato di aggredire il professore davanti ai compagni di classe. A fermarlo è stato lo stesso docente, che ha riportato solo lievi graffi e non ha richiesto l’intervento dei sanitari.
Il gesto sarebbe stato anticipato da un messaggio pubblicato su TikTok dal 12enne: "Don’t blame me for what i will do in 4 hrs", ovvero "Non datemi la colpa per quello che farò tra 4 ore".
Dietro all’aggressione potrebbe esserci un 4 preso in un’interrogazione. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di una sfida social. I Carabinieri stanno inoltre verificando eventuali collegamenti con il caso del 13enne che lo scorso marzo ha accoltellato una professoressa nella scuola media di Trescore Balneario. In particolare, si cerca di capire se i due ragazzini frequentassero le stesse chat private su Telegram.
Perché per Crepet a scuola "rischiamo una Columbine italiana"
"Stiamo assistendo alla tempesta perfetta e l’abbiamo creata noi. La vicenda di San Vito Lo Capo ne è la perfetta raffigurazione, contiene tutti gli errori, le indolenze e le miopie della società e degli adulti nei confronti dei minori", ha commentato Paolo Crepet a La Repubblica.
Secondo lo psichiatra, l’aggressione del 12enne al suo insegnante è la "conseguenza" di "tre fattori ben precisi", ovvero "scuola, famiglia e accesso alla tecnologia". Crepet ha parlato di un "punto di non ritorno".
Guardando le statistiche, ha avvertito, il rischio è quello di assistere a una "Columbine italiana", facendo qui riferimento alla strage avvenuta nel 1999 alla Columbine High School in Colorado (Usa), dove furono uccisi 13 studenti e un insegnante e ferite 23 persone.
Per lo psichiatra, queste tragedie possono essere evitate solo "se cominciamo ad affrontare il problema" che "c’è già". Le istituzioni, ha osservato, "snocciolano dati confortanti sulla sicurezza nelle aule, ma la realtà è ben altra che non si vuole vedere. Sembra quasi che si stia attendendo la strage per poi dire ‘ecco è successo, abbiamo un problema'".
Per quanto riguarda la scuola, che per Crepet ha perso il suo ruolo e la sua autorevolezza, "va recuperato il senso della ‘istituzione scuola‘", impedendo che venga messa in discussione "dal primo che capita", ha affermato lo psichiatra citando, tra questi, genitori e politici.
In questo contesto, ha aggiunto Crepet, gli insegnanti possono fare "molto poco" perché "non sono più guide per i ragazzi". Una condizione che, secondo lo psichiatra, "in un certo senso è quello che quello che le nostre istituzioni vogliono: generazione di fragili, ignoranti, capaci solo di chiedere aiuto all’intelligenza artificiale del telefonino".
Crepet sulla violenza giovanile: i "fattori" famiglia e tecnologia
Oltre alla scuola, Crepet ha puntualizzato che anche la famiglia e la tecnologia giocano un ruolo importante quando si parla di violenza giovanile. Nel caso del 12enne di San Vito Lo Capo, lo psichiatra ha posto l’attenzione sul fatto che "ha portato a scuola uno smartphone comprato dai genitori, ha account social non controllati dai genitori". Sul web "si è informato sulle stragi di studenti in America di nascosto", e sui social ha annunciato l’azione "senza che nessuno se ne accorgesse".
Secondo Crepet, molti ragazzi vengono di fatto lasciati soli davanti a telefoni e computer, mentre gli adulti rinunciano al proprio ruolo educativo: "C’è una sorta di deresponsabilizzazione dal ruolo di genitori. C’è chi pensa di essere amico dei figli, chi li accontenta per il senso di colpa, chi non sopporta la fatica di educare e li lascia con in mano un telefono".
Ma crescere un figlio, ha ribadito, "è sudore, sofferenza, perseveranza e responsabilità", e nessuno schermo può sostituire questo compito. Altrimenti "crescono disagio, solitudine e rabbia, le basi della violenza".
In questo contesto, la tecnologia diventa "peggio della benzina sul fuoco", ha dichiarato Crepet. Nel caso del 12enne, lo smartphone è stato "strumento di emulazione".
Per invertire la rotta, lo psichiatra propene di "copiare quello che stanno facendo in Svezia: matita e quaderno, tecnologia ridotta, ritorno al pensiero analogico".