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Studente ucciso, Crepet attacca sulla troppa libertà ai giovani

Paolo Crepet interviene sul caso dello studente ucciso a La Spezia e attacca sulla troppa libertà ai giovani: "Evidentemente va bene per tutti"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Secondo Paolo Crepet, episodi di violenza estrema tra i giovani come quello che si è verificato a La Spezia, dove uno studente di 18 anni è stato ucciso dopo essere stato accoltellato da un compagno di classe, sono la conseguenza della troppa libertà concessa ai ragazzi d’oggi. Ospite in tv, lo psichiatra e sociologo ha offerto una riflessione che non si limita al singolo episodio di cronaca nera, ma chiama in causa famiglie, istituzioni, modelli culturali e sociali. Secondo Crepet, ciò che oggi appare come un’emergenza improvvisa è in realtà il risultato di scelte educative che si trascinano da anni.

Quali sono le conseguenze della troppa libertà ai giovani (per Crepet)

Ospite del programma Ignoto X su La7, Paolo Crepet è intervenuto sul caso del ragazzo accoltellato dal compagno di classe all’Istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia. In questa terribile vicenda, così come negli altri casi di violenza giovanile, la questione centrale è la mancanza di limiti nell’educazione delle nuove generazioni.

“Credo che ci dobbiamo mettere d’accordo perché non capisco: i conti non tornano – ha dichiarato Crepet -. Se abbiamo deciso, tutti, che vada bene uscire a 13-14 anni e fare le 2 o le 3 di notte. Se va bene dare alcol, droga a chiunque, compresi i tredicenni e i quattordicenni, ragazzini che arrivano in ospedale in coma etilico, e io li ho visti. Se abbiamo deciso che questo è politicamente corretto. Se, come si dice, va bene così per la famiglia borghese, va bene per la famiglia meno abbiente, va bene per tutti. Evidentemente va bene per tutti – ha ribadito -. E queste sono le conseguenze, le conseguenze di una violenza inaudita“.

L’attacco di Crepet su social e violenza giovanile

Un altro punto centrale del discorso di Crepet riguarda il ruolo dei social network nella diffusione della violenza giovanile.

“Ogni volta che succedono queste cose qua c’è qualcuno che parla, compreso io, dei social. Ma se i social fanno male basta metterci mano, giusto? Se questo è uno degli strumenti in cui si replica il male, mettiamoci mano“, ha detto sottolineando come la società sia consapevole del problema ma restia ad affrontarlo. “Nessuno di noi lo vuol fare perché appena fai qualche cosa, anche togliere il telefonino da scuola, per l’amor di Dio. Non si può toccare un telefonino perché sono dipendenti dal telefonino“.

Crepet ha proseguito indicando i responsabili: “E chi ha fatto sì che i ragazzi siano dipendenti dal telefonino? Noi, i miliardari più miliardari della terra“. Lo psichiatra evidenzia una responsabilità collettiva: quella degli adulti e quella dei grandi interessi economici che traggono profitto dall’uso dei social.

La violenza, secondo lui, trova nei social un amplificatore, ma la scelta di non intervenire è una scelta degli adulti: “Non vogliamo questo? Facciamo altre cose“.

Cos’ha detto Crepet sullo studente ucciso a La Spezia

Riferendosi al caso dello studente ucciso a scuola, Crepet ha parlato di un fenomeno culturale che va oltre il singolo episodio. “C’è un fascino nei confronti della violenza, mi pare, è evidentissimo. È molto cool la violenza. Ma perché non lo diciamo?”.

E ha continuato: “Ma perché una ragazza esce con un ragazzo, è fidanzata con un ragazzo che c’ha il coltello in tasca? Ma voi, veramente pensate che questo avvenga solo in una scuola? Ma ho visto male io o ci sono le piazze piene di ragazzi con i coltelli?”.

Per Crepet, la tragedia di La Spezia è solo la punta dell’iceberg: “Ho visto male io o si regolano i conflitti d’amore in quel modo lì. Per fortuna, per grazia di Dio, non finisce tutto come a La Spezia. Ma vogliamo contare le coltellate fuori da una discoteca, in un bar di una qualsiasi piazza di una qualsiasi città italiana?”, ha concluso.

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