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Prof Enrico Galiano Ipa

Studente ucciso, lo sfogo di Galiano: "Cos'altro deve succedere?"

Anche prof Galiano è intervenuto sul caso dello studente ucciso a La Spezia: il docente si chiede cosa debba ancora succedere prima che si intervenga

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Anche il professor Enrico Galiano è intervenuto sui suoi social per parlare della terribile tragedia che venerdì 16 gennaio 2026 si è consumata in una scuola di La Spezia. Uno studente di 18 anni, Youssef Abanoud Safwat Roushdi Zaki, è stato aggredito da un suo compagno di scuola di 19 anni: purtroppo non ce l’ha fatta. Mandando “un abbraccio grande alle famiglie, agli amici, ai compagni di scuola”, il docente friulano si è sfogato chiedendosi cos’altro deve succedere prima che si intervenga seriamente su una questione che non si può più rimandare.

Le parole di prof Galiano sulla tragedia di La Spezia

Cosa deve ancora succedere? Cosa deve ancora succedere?”: così inizia il video che prof Enrico Galiano ha pubblicato sui suoi account social, per commentare quanto accaduto a La Spezia, come hanno fatto anche alcuni suoi colleghi, come Andrea Maggi e Vincenzo Schettini. Nel suo intervento il docente ha riportato le parole di Zouhair Atif, il compagno di scuola di “Abu”, come tutti chiamavano il 18enne morto dopo le coltellate inferte a scuola: “L’ho ucciso per quelle foto”, riferendosi a delle immagini che la vittima avrebbe scambiato con la fidanzata del suo omicida.

“Inaspriamo le pene, bisogna inasprire le pene… Io credo che, se tu pensi che per risolvere questo problema occorre inasprire le pene, tu non hai neanche mai conosciuto o studiato un adolescente”, ha sottolineato prof Galiano, anche in riferimento alle proposte arrivate dal ministero, contro cui il professore di Pordenone si è espresso in un’altra occasione. Secondo lui chi dice certe cose non sa nemmeno “come sia fatto un adolescente”.

Prof Galiano e l’importanza dell’educazione sesso-affettiva a scuola

Galiano ha poi continuato nella sua spiegazione, svelando cosa scatta nella testa dei più giovani: “Nel cervello di un adolescente, in certi momenti, la rabbia, la frustrazione, il sentimento di sentirsi in qualche modo attaccati genera una rabbia tale per cui non esiste calcolo, non esiste razionalità, non esiste alcuna forma di deterrenza. Semplicemente in quei 30 secondi, in quei 2 minuti, c’è solo la rabbia cieca, la furiosa ricerca di realizzare quell’obiettivo e non c’è niente che ti fermi“.

Il docente e scrittore di Pordenone si chiede ancora una volta cosa debba “ancora succedere per capire che l’educazione sesso-affettiva a scuola è un’emergenza, che non è una roba di ‘quelli della sinistra'”. Secondo lui si tratta di una vera e propria emergenza, che coinvolge soprattutto i maschi: “Questa cosa va detto: principalmente il problema è dei ragazzi, dei maschi, perché chiunque lavori nella scuola lo sa benissimo, che queste cose qua succedono”.

Lui di esperienza ne ha molta. Queste cose accadono “a volte per un like;, a volte, a me è capitato, ‘eh mi hai detto frocio’, oppure una volta addirittura ‘quello là sorrideva mentre io passavo’, come dire mi prendeva in giro così, con il sorriso. È bastato un sorriso una volta” a farlo accadere.

Dove bisogna intervenire secondo prof Galiano

Prof Galiano ha sottolineato che già alle scuole medie, dove lui insegna, “accadono queste cose qua e quando andavi a cercare di capire la risposta era sempre la stessa: ‘Eh, io ho esagerato ma…‘. Quel ma lì ti dice tutto: ti dice che nel luogo dove sei nato, dove sei cresciuto, la famiglia, il tuo ambiente, il tuo contesto ti hanno insegnato che quella persona ha fatto una cosa che non doveva fare, non doveva mettere in ridicolo la tua posizione o mettere in discussione la tua autorità di uomo, di maschio. È per questo che succedono: la stragrande maggioranza delle volte la causa è lì, il motivo è lì… l’autorità del maschio“.

Poi un’amara riflessione a chiusura del suo intervento: “E se non c’è una scuola che ti insegna a gestire le emozioni, a verbalizzare la rabbia, a smontare tutti quei dogmi di mascolinità tossica… Se non c’è la scuola, chi è che lo fa?”.

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