Studenti bocciano la scuola: fonte di ansia e stress per il 71%
Un report del Censis ha evidenziato che i giovani vorrebbero una scuola capace di sostenerli nelle scelte e nella vita quotidiana, più coinvolgente
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Il Censis ha pubblicato i risultati di tre rapporti realizzati nell’ambito della prima annualità del Progetto Iride "La scuola vista dai giovani", dedicati all’orientamento, alla valutazione degli apprendimenti e allo stare bene nell’ambiente scolastico. Per ciascun argomento sono stati ascoltati circa 8.000 studenti degli ultimi tre anni di corso di 61 istituti secondari di secondo grado. Ne è emerso che i giovani chiedono una scuola più coinvolgente e che non sia fonte continua di stress.
Le valutazioni degli studenti sulla scuola
Dai dati riportati dal Censis, il 43,4% degli studenti dichiara di non disporre di informazioni, conoscenze e competenze sufficienti per compiere una scelta consapevole per il proprio futuro e anche il 38,9% degli studenti del quinto anno ha bisogno di ulteriore supporto.
Il 56,2% talvolta non comprende perché la propria valutazione è diversa da quella di un compagno, il 25,9% trova incomprensibili alcuni voti troppo bassi, mentre appena il 17,9% ha perfettamente chiari i motivi del voto o del giudizio ricevuto.
Il 48,5% degli studenti si sente protetto solo in parte dalla scuola rispetto a bullismo, cyberbullismo o discriminazioni, il 36,3% per niente, e solo il 15,2% si sente del tutto protetto.
Da ciò emerge che una richiesta unanime da parte degli studenti che vorrebbero una presenza educativa più continua, leggibile e vicina alle difficoltà concrete degli studenti.
Ben il 71%, infatti, considera la scuola una fonte continua di ansia e stress.
Il rapporto con compagni e insegnanti
La nota positiva per i giovani a scuola è invece nel rapporto con i propri coetanei. Per il 90,3% degli studenti la scuola è prima di tutto un luogo nel quale fare nuove conoscenze e amicizie.
L’80,4% va d’accordo con i compagni, il 75,1% considera sereno il clima della classe e il 77,1% non si sente giudicato.
Alla domanda su cosa faccia stare meglio a scuola, il 54,0% indica il rapporto con i compagni di classe; seguono la ricreazione (23,3%), il rapporto con gli altri studenti (21,4%), e le ore percepite come più leggere con il 20,9%.
La socialità quotidiana, tuttavia, non sempre diventa una rete di aiuto: tra chi ha subito un abuso, il 34,9% non si confida con nessuno, il 37,0% si rivolge alla famiglia, il 27,2% ad amici esterni alla classe e soltanto il 14,8% agli insegnanti.
Più o meno buone anche le valutazioni riguardo ai docenti. Il 55,8% degli studenti afferma di poter contare sugli insegnanti in caso di necessità e il 51,3% si sente incoraggiato e stimolato. Negli istituti professionali le quote salgono rispettivamente al 61,2% e al 57,2%.
Questa disponibilità generale, tuttavia, non sempre si traduce in un confronto nei momenti più delicati. Come mostra il basso ricorso ai docenti in caso di abuso, lo stesso scarto emerge quando nasce un conflitto sulla valutazione: il 35,6% discute con il docente di un voto ritenuto ingiusto senza ottenere risultati e il 29,5% rinuncia in partenza perché considera inutile il confronto. Solo nel 4,6% dei casi lo studente arriva a riconoscere le ragioni dell’insegnante e nel 6,0% il voto o il giudizio viene modificato.
Cosa chiedono gli studenti
Ma gli studenti cosa ritengono sia necessario per migliorare la scuola? Per il 45% servirebbero lezioni più interattive e dinamiche, a cui fanno seguito programmi più attuali (32,0%), meno verifiche per il 31,9%, e meno ore di lezione per il 30,3%.
Inoltre, il 57,3% ritiene che gli insegnanti assegnino troppi compiti, il 54,7% ritiene che nel proprio percorso si studi troppo e il 52,1% si sente poco o per niente stimolato ad andare a scuola. Non si tratta soltanto di una domanda di alleggerimento, ma la richiesta riguarda il senso del lavoro scolastico e il legame tra contenuti, esperienza e futuro.
Gli studenti non si sentono a loro agio e abbastanza stimolati. Quando si chiede quale stato d’animo prevalga, il 51% indica l’ansia, il 46% la noia, il 25,8% la serenità, il 18,7% la felicità e appena l’8% l’entusiasmo. Il 73,7% ritiene che il modo di vivere la valutazione influenzi il rendimento; il 35,5% ha saltato almeno una volta la scuola per paura di una prova pur essendo preparato.