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Il professore Enrico Galiano Ansa

Studenti in gita, la provocazione di Enrico Galiano ai genitori

Molte famiglie si chiedono perché i professori non portano più in gita le loro classi: Enrico Galiano risponde lanciando una provocazione ai genitori

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Molte famiglie e molti studenti e studentesse si lamentano del fatto che le scuole non organizzano più uscite scolastiche come una volta, puntando il dito contro gli insegnanti "colpevoli" di non dare la disponibilità come accompagnatori. Enrico Galiano sui social ha pubblicato un video nel quale ha spiegato perché i prof non portano più gli studenti in gita, partendo da due esperienze personali davvero particolari.

Galiano e il video sui prof che non vanno in gita

Enrico Galiano ha pubblicato sui suoi social un video nel quale risponde alla domanda di un utente che gli ha chiesto: "Posso chiederle come mai non portate più gli studenti in gita??? Mio figlio non ne ha fatta neanche una dall’inizio delle medie".

Nella didascalia che accompagna la clip il docente, molto popolare e seguitissimo sui social, ha scritto, in merito alla questione sollevata da un suo follower: "Proviamo a rispondere a questa domanda che in questi ultimi anni si stanno facendo in tanti". Per il professor Galiano, che insegna alle scuole medie, la domanda è decisamente "tosta". Per rispondere l’insegnante ha voluto sfruttare come punto di partenza e spunto di riflessione due storie vere che gli sono successe nella sua carriera.

Le "brutte" esperienza di prof Galiano in gita

Enrico Galiano ha usato la sua esperienza personale per ragionare sulla questione. La prima storia raccontata dal prof risale al 2018. "Portiamo in gita due classi terze a Bologna: gita di un giorno, normalissima, senza alcun particolare pericolo, cosa potrà mai succedere…", ha svelato il docente, aggiungendo che si trattava di "ragazzi di terza media: le sapranno le regole quelle fondamentali della sicurezza…".

Mentre si trovavano in via dell’Indipendenza, che porta a Piazza Maggiore, "improvvisamente questo studente, così dal nulla, si butta in mezzo alla strada, perché aveva visto dall’altra parte della strada un chioschetto di crepes alla Nutella". Proprio in quel momento stava passando un tir e Galiano l’ha tirato via dalla strada per un soffio: "Mi son visto passare tutta la vita davanti. Se fosse successo qualcosa io adesso non sarei qui a parlare con voi, ma insieme ai miei colleghi..", ha aggiunto il docente mimando con le mani il gesto delle manette, per sottolineare che sarebbero tutti in carcere.

La seconda storia è ancora più grave e riguarda una gita delle scuole medie di più giorni. Risale a due anni prima rispetto all’episodio di Bologna. "Siamo fuori in una casa degli alpini, sempre con delle terze, li vogliamo premiare con una notte fuori". Era un’abitazione con più piani: "a un certo punto io sono sotto e guardo su verso la finestra dove ci sono le camerate con i ragazzi e cosa vedo? Un ragazzo in piedi sul cornicione che urla tipo Tarzan. Lui voleva far vedere ai suoi compagni che lui aveva il coraggio di salire sul cornicione della finestra".

La provocazione di Galiano ai genitori degli studenti sulle gite

Queste due storie sono servite a prof Galiano a spiegare perché gli insegnanti sono restii ad accompagnare le classi in gita. Questa è stata anche l’occasione per lanciare una provocazione a tutti i genitori.

Il docente ha iniziato a spiegare il problema sottolineando che "gli insegnanti lavorano gratis in gita. Non vengono letteralmente pagati perché tutte le ore in più che fanno rispetto al loro orario non sono riconosciute". Inoltre, "se succede qualcosa" la responsabilità (che non è solo civile, ma anche penale) è degli insegnanti accompagnatori.

Rispondendo alla domanda iniziale, Galiano ha detto: "Quando ci pagherete e soprattutto quando firmerete voi genitori una liberatoria" scrivendo che "se succede qualcosa a mio figlio gli insegnanti non saranno considerati responsabili" allora "vedrete che ricominceremo a riportarli in gita. Ma ho come il sospetto che non vi fidate così tanto dei vostri figli da firmare quella liberatoria".