Studenti in protesta e caos in Francia: cosa succede e perché
La protesta degli studenti sta portando il caos in varie città della Francia, con episodi di violenza e blocchi ai licei: cosa succede e perché
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- La protesta studentesca in Francia ha raggiunto dimensioni nazionali: oltre 350 scuole coinvolte
- Registrati episodi di violenza in varie città: l'1 ottobre fermi per quasi 2mila persone
- Il ministro dell'Educazione parla di "violenze di estrema gravità" e chiude 400 scuole
Caos in Francia dopo l’allargamento della protesta studentesca che è arrivata a coinvolgere oltre 350 scuole di tutto il Paese. Gli studenti denunciano classi sovraffollate, strutture scolastiche inadeguate e la mancanza di insegnanti. Se da una parte numerosi ragazzi stanno manifestando pacificamente, dall’altra in diverse città le proteste sono sfociate in episodi di violenza, con istituti incendiati, scontri con le forze dell’ordine e aggressioni al personale scolastico.
Perché gli studenti stanno protestando in Francia
La protesta degli studenti francesi è partita in sordina a inizio settembre nel liceo Théodore-Monod di Le Rheu, in Bretagna. I ragazzi contestavano soprattutto un rientro a scuola caratterizzato da problemi organizzativi, con orari incoerenti e classi molto numerose. La mobilitazione si è poi allargata piano piano, per arrivare il 17 settembre anche a Parigi, con il blocco del liceo Saint-Exupéry di Créteil, a sud-est della capitale. La protesta ha così assunto una dimensione nazionale, coinvolgendo oltre 350 scuole superiori in tutta la Francia e alcuni atenei, grazie anche ai social network.
La protesta degli studenti nasce dalla denuncia di una serie di criticità che interesserebbero il sistema scolastico francese, tra cui la carenza di docenti, un’organizzazione dell’orario delle lezioni ritenuta inadeguata e il sovraffollamento delle classi. A queste si affiancano le richieste di interventi per la riqualificazione degli edifici scolastici, di un potenziamento del personale e di una maggiore presenza di figure professionali come infermieri e assistenti sociali, oltre che di una più ampia disponibilità di strumenti e materiali didattici.
Inoltre, la mobilitazione studentesca si inserisce in un quadro più ampio di rivendicazioni, intrecciandosi con quelle degli insegnanti, a loro volta impegnati nello sciopero contro i tagli previsti dal progetto di legge di Bilancio 2027.
Caos in Francia: cos’è successo durante la protesta degli studenti
In diverse città le manifestazioni sono degenerate in episodi di violenza, tra assalti agli istituti scolastici, incendi e scontri con le forze dell’ordine. L’episodio più grave si è verificato a Marsiglia, dove il preside di un liceo e alcuni collaboratori sarebbero stati aggrediti e cosparsi di benzina, come riferito dalla Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Il primo ottobre, le forze dell’ordine hanno fermato quasi 2mila persone coinvolte nelle proteste, come spiegato dal ministero dell’Interno francese.
Di fronte all’escalation delle violenze, il governo francese ha così convocato un vertice straordinario a Parigi e sospeso gli impegni dei ministri per concentrarsi sulla gestione della situazione.
"Un liceo incendiato, personale cosparso di benzina, un bilancio di feriti che si aggrava: le violenze commesse nei dintorni dei licei sono di estrema gravità. Queste superano di gran lunga la sola questione della scuola. Nessuna rivendicazione può giustificare tali atti", ha scritto su X, il primo ottobre, il ministro dell’Educazione nazionale Édouard Geffray.
In un altro post pubblicato lo stesso giorno, Geffray ha riferito di "65 membri del personale feriti" e di "gravi danni agli istituti scolastici", aggiungendo che "ci troviamo di fronte a una vera e propria volontà di distruggere il servizio pubblico dell’istruzione".
Da qui il suo appello alle famiglie: "Mi rivolgo ai genitori: non lasciate che i vostri figli si mettano in pericolo". Il ministro ha inoltre annunciato che il 2 ottobre "oltre 400 istituti saranno chiusi" e "le lezioni si svolgeranno a distanza" perché "gli studenti devono poter continuare ad apprendere in totale sicurezza". E ancora: "La violenza non priverà i nostri alunni del loro diritto fondamentale all’istruzione".
Nel frattempo, Geffray ha detto che per il 2 ottobre sono in programma incontri con sindacati, associazioni dei genitori, associazioni studentesche e con il Conseil national de la vie lycéenne, il principale organo di rappresentanza delle scuole superiori francesi. L’obiettivo, ha chiarito il ministro, è "trasformare questi confronti in progressi concreti al servizio degli studenti, del personale e della scuola".