Studenti italiani preoccupati per il futuro lavorativo: lo studio
Un'indagine ha svelato che gli studenti italiani sono particolarmente preoccupati per il loro futuro lavorativo: ecco quali sono sogni e priorità
Pensando al loro futuro lavorativo, gli studenti italiani si sono detti preoccupati. Questo è quello che emerge dal primo rapporto Iride, che è stato presentato alla Camera dove sono stati illustrati i dati raccolti da uno studio condotto dall’Osservatorio, dal titolo "Senso della scuola, senso del lavoro". Ecco quali sono preoccupazioni, sogni e priorità dei giovani italiani e le parole che il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha rivolto loro.
Perché gli studenti sono preoccupati del loro futuro
La prima indagine dell’Osservatorio Iride, nato dalla collaborazione tra Censis e Fondazione Costruiamo il Futuro, vuole osservare il presente e il futuro dell’educazione guardando con gli occhi delle nuove generazioni. Lo studio ha preso in considerazione un campione di 1.000 giovani tra i 16 e i 19 anni. I ragazzi e le ragazze si sono dimostrati consapevoli e mai rassegnati, con la volontà di costruire qualcosa, anche se l’incertezza è loro compagna di vita.
Il 62,8% degli intervistati, infatti, si è detto preoccupato per il proprio futuro occupazionale. Come spiegato da Gabriele Toccafondi, Direttore dell’Osservatorio Iride, nel comunicato che accompagna la presentazione dei dati raccolti, "dalle risposte emerge chiaramente che questi ragazzi sono tutt’altro che ‘bamboccioni‘ o generazione senza idee o valori, anzi sono giovani consapevoli, non rassegnati, desiderosi di costruire il proprio futuro". Sono giovani incerti (34,2%) e ansiosi (30,9%), ma anche fiduciosi (29,8%) e ottimisti (30,2%).
La nuova generazione vuole proseguire gli studi (68,7%), anche se teme per quello che sarà il futuro lavorativo e per questo "chiedono competenze: di conoscere diritti e doveri e saper leggere contratti di lavoro (56,1%), strumenti di orientamento, come muoversi nella vita quotidiana tra istituzioni, uffici, banche, imprese (40,9%) e una scuola capace di prepararli a un mondo del lavoro complesso e in rapido cambiamento".
Vogliono confrontarsi con il mondo del lavoro, anche se questo non definisce la loro identità (63,3%) e vogliono un’occupazione che consenta loro di avere una certa autonomia su tempi ed orari, facendo qualcosa che li appassiona.
Quali sono le priorità dei giovani
I giovani hanno bene in mente quali sono le loro priorità: "Il 91,6% vorrebbe avere un lavoro che gli piace, l’89,6% vorrebbe avere successo nel lavoro, l’88,8% vivere con la persona amata, l’88,7% vivere una vita soddisfacente, il 74,1% riuscire a fare la differenza nel mondo, impegnarsi per cambiare le cose, il 70,8% desidera avere dei figli".
La nuova generazione comprende che la società è complessa e in trasformazione ed è consapevole anche del fatto che il futuro non sarà facile. Sa anche molto bene che gli strumenti in suo possesso non sono sufficienti ad affrontare tutta questa incertezza, ma non vuole rinunciare ai propri sogni e a raggiungere i propri obiettivi. Le priorità sono chiare e secondo gli autori dello studio di questo devono essere a conoscenza "tutti ed in particolare gli adulti, i genitori, gli educatori, i decisori politici".
Le parole del ministro Valditara sullo studio
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in merito a questa indagine ha sottolineato che proprio per far fronte a tali incertezze è stato introdotto il "nuovo modello formativo tecnico-professionale", volto a rispondere alle esigenze del mercato del lavoro, permettendo alla scuola di dialogare con il mondo imprenditoriale per formare figure richieste e ben compensate. Il sistema 4+2 permette di seguire un percorso di quattro anni di istruzione tecnica, con due anni di specializzazione, per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro.
A tal proposito Valditara a novembre ha inviato "una lettera a tutte le famiglie proprio delle ragazze e dei ragazzi di terza media proprio per informarli di queste opportunità. Ma bisogna insistere su questa campagna di orientamento", perché "una delle richieste che i giovani fanno è proprio quello di individuare delle forme di orientamento che consiglino ai giovani un percorso formativo, un percorso scolastico in vista della loro futura realizzazione professionale".
Nelle scuole è stato inserito un docente orientatore che "ha il compito di raccordo tra la scuola e il territorio, tra la scuola e il mondo dell’impresa, tra le famiglie e il mondo dell’impresa, perché l’informazione è fondamentale".