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Studiare filosofia aiuta davvero a pensare meglio?

Dagli studi sul pensiero critico al modello francese della maturità: ecco perché la filosofia continua a essere una disciplina attuale e formativa

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • Studiare filosofia aiuta a sviluppare pensiero critico, capacità di argomentazione e analisi di problemi complessi.
  • In Francia la filosofia apre l'esame di maturità, a conferma del valore educativo attribuito alla disciplina.
  • Nell'era dell'intelligenza artificiale, la filosofia insegna a valutare le informazioni e a costruire un pensiero autonomo.

Per molte persone la filosofia è una materia poco utile nella vita quotidiana perché astratta e lontana dalla realtà. C’è invece chi la ritiene una delle discipline più importanti per sviluppare il pensiero critico. Ma studiare filosofia aiuta davvero a ragionare meglio? È difficile dare una risposta categorica a questa domanda ma è possibile dire che studiare filosofia allena competenze fondamentali come il pensiero critico, l’argomentazione, il ragionamento logico, l’analisi dei problemi e la capacità di mettere in relazione punti di vista diversi: abilità sempre più preziose per affrontare l’università, il lavoro e le sfide della società contemporanea.

In che modo la filosofia sviluppa il pensiero critico

Studiare filosofia significa molto più che imparare il pensiero di Platone, Kant o Hannah Arendt. L’obiettivo della disciplina è imparare a ragionare sui problemi, distinguere un’argomentazione solida da una debole e interrogarsi sulle ragioni che sostengono una determinata posizione.

Dal punto di vista cognitivo, questa attività coinvolge le cosiddette competenze di ordine superiore come analizzare, valutare, interpretare e costruire argomentazioni. La tassonomia di Bloom, uno dei principali riferimenti della pedagogia moderna, colloca proprio queste abilità ai livelli più elevati dell’apprendimento. Negli ultimi anni diversi studi hanno cercato di misurare gli effetti dell’insegnamento della filosofia sul pensiero critico. Tra i più noti c’è il progetto Philosophy for Children (P4C), sviluppato dal filosofo Matthew Lipman, che utilizza il dialogo filosofico già nella scuola primaria per stimolare riflessione, confronto e argomentazione.

Una meta-analisi pubblicata sulla rivista Thinking Skills and Creativity ha analizzato decine di ricerche dedicate ai programmi di Philosophy for Children, evidenziando effetti positivi sullo sviluppo del pensiero critico, del ragionamento e delle competenze argomentative. Discutere problemi filosofici in modo guidato aiuta infatti studenti e studentesse a valutare meglio le informazioni, costruire inferenze e giustificare le proprie opinioni.

Anche l’OCSE, attraverso il progetto Learning Compass 2030, individua il pensiero critico tra le competenze fondamentali del XXI secolo. In un contesto caratterizzato dalla sovrabbondanza di informazioni, dalla disinformazione e dalla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, saper distinguere fatti, opinioni e prove è diventato sempre più importante.

La filosofia contribuisce proprio a questo tipo di apprendimento. Analizzare un testo filosofico richiede infatti di comprenderne la struttura, individuare le premesse di un ragionamento, riconoscere eventuali contraddizioni e confrontare interpretazioni differenti. Sono abilità trasferibili anche ad altre discipline e contesti di vita.

La Francia e l’esame di maturità: quando la filosofia diventa una competenza nazionale

L’importanza attribuita alla filosofia non emerge soltanto dagli studi scientifici, ma anche dalle scelte di alcuni sistemi educativi. L’esempio più significativo è quello della Francia, dove la filosofia occupa un posto centrale nell’istruzione secondaria.

Ogni anno, infatti, l’esame scritto di filosofia apre il Baccalauréat, l’equivalente della maturità italiana. Si tratta di una tradizione consolidata che coinvolge centinaia di migliaia di studenti e che attribuisce alla disciplina un ruolo simbolico nella conclusione del percorso scolastico.

A differenza di molte prove basate prevalentemente sulle conoscenze, l’esame francese chiede di costruire un ragionamento autonomo. Le tracce proposte nel 2026 invitavano, ad esempio, a riflettere su domande come "Possiamo essere felici quando gli altri non lo sono?" oppure "Discutere significa cercare la verità?". In alternativa era possibile scegliere il commento di un testo filosofico.

Questa impostazione riflette una precisa idea di scuola: la filosofia non serve tanto a memorizzare autori e correnti di pensiero, quanto a sviluppare la capacità di argomentare, mettere in discussione le proprie convinzioni e affrontare problemi complessi. L’obiettivo è formare una cittadinanza capace di riflettere criticamente sui grandi temi della società, sul proprio ruolo nel mondo, dall’etica alla politica, fino alle sfide poste dalle nuove tecnologie.

L’esempio francese dimostra che la filosofia può essere considerata una competenza civica prima ancora che una disciplina scolastica. Più che verificare nozioni, l’esame misura la capacità di costruire un ragionamento personale, utilizzare esempi pertinenti e sostenere una tesi con argomenti coerenti.

Filosofia, intelligenza artificiale e futuro: perché è ancora una materia attuale

L’importanza della filosofia appare ancora più evidente nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Se strumenti come ChatGPT e altri sistemi di IA sono in grado di produrre in pochi secondi riassunti, spiegazioni e risposte a domande complesse, diventa sempre più importante sviluppare la capacità di valutare criticamente ciò che leggiamo. La vera competenza non consiste più soltanto nel trovare un’informazione, ma nel saper distinguere fatti e opinioni, riconoscere argomentazioni solide, individuare eventuali errori logici e formulare domande efficaci. È proprio questo il tipo di allenamento che offre la filosofia: non insegna semplicemente delle nozioni, ma abitua a ragionare, mettere in discussione le proprie convinzioni e costruire un pensiero autonomo. In un contesto in cui l’accesso alle informazioni è sempre più semplice, la capacità di interpretarle e valutarle diventa il suo valore più attuale.

Naturalmente studiare filosofia non rende automaticamente più razionali. Il pensiero critico è una competenza che richiede esercizio continuo e può svilupparsi anche attraverso altre discipline. La filosofia rappresenta però uno degli spazi nei quali questo allenamento diventa esplicito e sistematico.

Molte delle grandi sfide contemporanee – dalla bioetica ai cambiamenti climatici, fino agli sviluppi dell’intelligenza artificiale – non possono essere affrontate con una semplice risposta giusta o sbagliata. Richiedono invece di valutare conseguenze, confrontare valori, interpretare dati e prendere decisioni consapevoli. È proprio questo il tipo di ragionamento che la filosofia esercita da secoli.

Per questo motivo il suo valore va ben oltre la conoscenza dei singoli filosofi. Studiare filosofia significa imparare a formulare domande migliori, riconoscere i limiti delle proprie convinzioni e costruire argomentazioni fondate. Non serve soltanto a superare un’interrogazione o un esame: aiuta a comprendere meglio il mondo, a orientarsi tra informazioni sempre più numerose e a prendere decisioni più consapevoli. In un’epoca in cui conoscere non basta più e diventa essenziale saper interpretare criticamente ciò che si legge, la filosofia continua a offrire uno degli allenamenti più efficaci per imparare a pensare.