Test Medicina, uno studio svela i meriti del vecchio "quizzone"
Il vecchio "quizzone" per l'accesso a Medicina era tutto da buttare? Uno studio ha svelato che, in realtà, il test d'ammissione aveva dei meriti
Fin dal suo insediamento, la ministra dell’Università Anna Maria Bernini ha dichiarato guerra al cosiddetto “quizzone“, ovvero al test di ammissione a Medicina da lei definito “da lancio della monetina”. L’11 marzo scorso, la Camera ha dato il via libera definitivo alla riforma che ha modificato il sistema di accesso alle facoltà mediche introducendo il semestre filtro. Ma c’è uno studio che ha svelato come il vecchio test, in realtà, avesse anche dei meriti.
Cosa ha svelato il nuovo studio sul test di Medicina
Per anni, il test a risposta multipla per l’ingresso alle facoltà di Medicina è stato accusato di essere una selezione casuale, una sorta di lotteria che premiava la fortuna più che la preparazione. Lo ha evidenziato a più riprese anche la ministra Bernini, che ha promosso una riforma per abolirlo. Il vecchio “quizzone”, infatti, quest’anno è stato sostituito dal semestre filtro: niente più quesiti di cultura generale, ma 31 domande per tre materie da affrontare alla fine di due mesi di lezione all’università.
Eppure, uno studio condotto dalle università di Torino e del Piemonte Orientale sembra raccontare una storia diversa, più complessa e sorprendente. Il vecchio sistema potrebbe aver svolto meglio del previsto il suo compito: individuare gli studenti più pronti ad affrontare un percorso lungo e impegnativo come quello medico.
Gli studiosi hanno confrontato la performance universitaria di 781 matricole dell’anno accademico 2014-2015, quando, grazie ai ricorsi al Tar, vennero ammessi a Medicina anche 9mila studenti inizialmente bocciati. Di queste matricole, 605 erano entrate regolarmente, mentre 176 erano state riammesse dopo i ricorsi.
I risultati hanno mostrato che, tra gennaio 2015 e febbraio 2016, gli studenti che avevano passato il test hanno ottenuto performance nettamente migliori rispetto ai “ricorsisti”. Hanno sostenuto più esami, ottenuto voti più alti e accumulato un numero maggiore di crediti formativi universitari.
Quali sono i meriti del vecchio quizzone secondo la ricerca
I “regolari” hanno conseguito in media 35 CFU su poco più di 44, mentre i “ricorsisti” si sono fermati a circa 26. Anche la media dei voti mostra un divario significativo: 26,5 contro 24,5. Inoltre, il 48% degli studenti ammessi tramite test ha completato tutti gli esami del primo anno nei tempi previsti, contro il 22% dei riammessi dal Tar.
Nello studio, pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione nel 2017, si legge: “I risultati mostrano una buona capacità del test di ammissione nel predire il curriculum accademico dello studente di Medicina e chirurgia (almeno per quanto richiesto dal piano di studi del primo anno). I risultati dello studio, in particolare, forniscono un’ulteriore conferma del fatto che, rispetto agli studenti che hanno superato regolarmente il test d’ammissione, gli studenti con un punteggio basso al test troverebbero maggiori difficoltà nel raggiungere entro i termini previsti l’obiettivo del superamento di tutti gli esami già al primo anno di corso“.
La ricerca è stata riproposta dal Corriere della Sera alla luce delle polemiche che stanno accompagnando il semestre filtro di Medicina, tra ricorsi e manifestazioni in piazza. Oltre alla valanga di bocciati al primo appello, sono state segnalate irregolarità nello svolgimento delle prove e identificati due errori nel test di Fisica, ammessi anche dal ministero. In attesa degli esiti del secondo appello, che usciranno il 23 dicembre, il ministero sta valutando una “sanatoria” per evitare posti scoperti nelle università.
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