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Tetto a stranieri in classe, Valditara annuncia il decreto legge

Giuseppe Valditara ha illustrato il decreto legge in arrivo che introdurrà un tetto al numero di studenti stranieri per classe nelle scuole italiane

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Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha illustrato il decreto legge che introdurrà anche un tetto del 30% al numero di studenti stranieri per classe. Nel suo intervento, il responsabile del MIM ha precisato che il criterio sarà "puramente linguistico": per determinare la quota non conterà la cittadinanza di bambini e ragazzi ma la conoscenza della lingua italiana.

L’annuncio di Valditara sul nuovo decreto legge per la scuola

"Sarà un decreto legge perché occorre intervenire subito", ha dichiarato il ministro Giuseppe Valditara intervenendo, in collegamento da New York, alla conferenza stampa di presentazione del pacchetto di norme contro l’integralismo islamico della Lega.

Il provvedimento era stato annunciato il 20 settembre dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale che si è svolta a Roma, suscitando immediatamente polemiche.

Il giorno successivo, inaugurando l’anno scolastico ad Amatrice, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito il no alle "classi ghetto", ricordando che "la scuola è la leva più efficace di integrazione". Parole interpretate da molti come un monito al Governo, anche se la premier, ospite di Cinque minuti, ha commentato: "Personalmente non la leggo così".

Cos’ha detto Valditara sul tetto al numero degli stranieri per classe

Valditara ha chiarito che il limite al numero di studenti stranieri per classe "riguarderà da quest’anno i nuovi arrivi", precisando che "non disarticoliamo le classi".

Ha poi aggiunto: "Contrariamente a quanto è stato affermato, questa norma non è contro qualcuno, ma è per qualcuno: per questi ragazzi stranieri e per i ragazzi italiani che si trovano in quel contesto".

Il ministro ha insistito sulla "centralità della lingua come grande strumento di integrazione", ricordando che nei nuovi programmi scolastici (Indicazioni nazionali) "abbiamo dato grande importanza al potenziamento della grammatica e della sintassi".

Con questa misura, ha spiegato, "vogliamo evitare che si creino le condizioni da ‘Alabama anni Cinquanta’, con le scuole ghetto e segregazione razziale, dove da una parte c’erano i bianchi e dall’altra parte c’erano i neri".

Da qui il riferimento al fenomeno del "white flight", che "qualche buontempone ha cercato di spacciare per espressione razzista perché evidentemente non conosce la letteratura sociologica internazionale". Un fenomeno "nato in America" e che "sta toccando anche l’Italia" quando "una scuola è ad alta concentrazione di immigrati o di minoranze" e i genitori "portano via i propri figli, iscrivendoli anche in scuole lontane". Per Valditara si tratta di un "fenomeno negativo" che "crea le premesse per i ghetti, per la discriminazione, per la segregazione, perché vuol dire che in certe scuole, in certi quartieri, ci saranno soltanto minoranze etniche".

Obbligo per i genitori di alcuni studenti stranieri di imparare l’italiano

Valditara ha poi illustrato un’altra misura contenuta nel decreto legge in arrivo: l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con difficoltà scolastiche di imparare l’italiano.

Il ministro ha raccontato che nei suoi incontri nelle scuole, "più di 300 in questi quattro anni", "docenti, presidi, ma persino il presidente del Tribunale dei minori" gli hanno segnalato che "molti genitori di alcune comunità immigrate non partecipano alla vita scolastica del figlio", in parte anche perché "in alcune comunità la donna, la madre, viene in qualche modo segregata, marginalizzata, in alcuni casi addirittura non può o ha difficoltà a uscire di casa". Inoltre, ha aggiunto, "non si interessano anche perché non conoscono la nostra lingua".

Valditara ha continuato: "Se il ragazzo in casa trova un ambiente che non conosce la lingua nazionale, cioè la lingua italiana, rischia di perdere quello che ha imparato a scuola". Così "ha un rendimento scolastico inferiore, nella media dei casi, perché i genitori non si interessano, non lo stimolo, non lo seguono, non sanno se ha fatto i compiti o non li ha fatti".

Per questo, ha spiegato, "quando il ragazzo va male, quando il ragazzo ha problemi di inserimento nel contesto scolastico, quando le famiglie nonostante i numerosi inviti dalla scuola spariscono e sono inesistenti, noi chiediamo che abbiano l’obbligo di imparare la nostra lingua".

La posizione del ministro Valditara sul burqa a scuola

Infine, il decreto legge introdurrà anche il divieto di burqa e niqab a scuola. "È una battaglia di civiltà", ha affermato Valditara. "Se vogliamo veramente combattere il patriarcato, l’isolamento e la discriminazione nei confronti della donna, noi non possiamo tollerare strumenti che considerano la donna un essere, di fatto, inferiore. Burqa e niqab non hanno spazio nella scuola italiana", ha concluso il ministro.