Troppo caldo in Italia, "Posticipate la riapertura delle scuole"
Alcuni sindacati hanno chiesto di posticipare l'avvio dell'anno scolastico 2026/2027 a causa delle alte temperature che si registrano in questi giorni
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L’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 si preannuncia bollente, sia per le alte temperature che ancora si registrano a settembre 2026, sia per le polemiche sollevate per le condizioni in cui studenti, studentesse e personale scolastico saranno costretti a studiare e lavorare. A causa del caldo elevato registrato durante questa estate, diversi sindacati hanno avanzato la proposta di posticipare la riapertura delle scuole, per garantire il benessere di tutti. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è intervenuto per smorzare i toni, annunciando uno stanziamento di 20 milioni di euro.
La richiesta di rinvio di apertura delle scuole per il caldo
La FLC CGIL, in vista del ritorno a scuola, ha chiesto di spostare l’inizio delle lezioni "se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza". Le temperature sono ancora troppo alte per tornare in classe e garantire il benessere di studenti, studentesse e docenti. Gianna Fracassi, segretaria generale della sigla sindacale, ha sottolineato che "ci sono stati tre mesi per fare dei lavori ma non è stato fatto nulla e in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone".
Anche altri sindacati della scuola sono intervenuti nel dibattito, chiedendo di investire negli edifici scolastici e suggerendo che il ministero avrebbe potuto spendere i soldi del PNRR per dotare di condizionatori tutte le scuole italiane. Marcello Pacifico, Presidente dell’Anief, invece, ha affermato: "Da anni chiediamo la riapertura delle scuole ad ottobre, altro che l’anticipo al 31 agosto: chi si batte per mandare in classe alunni e personale scolastico a 40 gradi non fa il bene della scuola".
Secondo la Gilda, invece, non si deve rimandare l’inizio delle lezioni per il caldo, perché "sarebbe l’ennesima beffa: significa non riuscire a garantire il diritto allo studio in modo adeguato", come spiegato da Carlo Vito Castellana, coordinatore del sindacato degli insegnanti.
Critiche a Valditara arrivano anche dal mondo politico: il caso è arrivato in Parlamento. La deputata Elisabetta Piccolotti ha dichiarato: "È possibile che questo Governo di climafreghisti se ne freghi non solo degli investimenti in rinnovabili necessari a smettere di bruciare gas e petrolio, ma anche di rendere vivibili le scuole? Non hanno anche loro dei figli? Cosa pensano di fare l’estate prossima? Di chiudere da maggio ad ottobre? Il ministro Valditara invece di continuare ad annunciare solo scemenze identitarie si preoccupi delle questioni serie".
Lo stanziamento del ministero per contrastare il caldo a scuola
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in risposta alle polemiche sulle temperature elevate nelle scuole italiane, ha annunciato di aver deciso di stanziare un contributo di 20 milioni di euro. Le risorse serviranno per acquistare apparecchi e dispositivi per il raffrescamento da destinare agli istituti scolastici.
Il ministero è inoltre al lavoro per attuare un piano più ampio per l’efficientamento energetico nelle scuole. Valditara si aspetta, però, "che gli enti locali – Comuni, Province e Città metropolitane – nell’ambito delle rispettive competenze, facciano la loro parte contribuendo agli interventi necessari nelle scuole". Enti locali che, tuttavia, dispongono di poche risorse.
Ad esempio il presidente dei presidi dell’ANP di Roma, Mario Rusconi, ha affermato: "Con la nuova legge finanziaria servono investimenti statali consistenti per dotare le scuole di condizionatori e termosifoni adeguati".