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Adolescente usa l'IA sullo smartphone Ansa

Un adolescente su 2 si confida con l'IA sulla scuola

Un'indagine ha svelato quanto gli adolescenti italiani si rivolgono all'intelligenza artificiale, in caso di problematiche legate alla scuola

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Ragazzi e ragazze ricorrono sempre di più all’intelligenza artificiale, anche per quello che riguarda la loro esperienza scolastica. Un’indagine ha svelato che un adolescente su due è solito confidarsi con l’IA sulla scuola. Non si confrontano con i chatbot solo per studiare, fare i compiti o affrontare meglio le verifiche. Spesso questi strumenti tecnologici diventano uno spazio dove sfogarsi: quando c’è una difficoltà, gli adolescenti ne parlano con l’IA, preferendola agli amici, ai genitori, i docenti.

Quanti adolescenti si affidano all’IA per problemi scolastici

Tra il 16 e il 23 giugno 2026, Censuswide ha condotto una ricerca su un campione di 500 genitori italiani e altrettanti figli con età compresa tra gli 11 e i 17 anni. L’indagine ha interessato non solo il nostro Paese, ma anche il Regno Unito, la Francia, la Germania e la Spagna.

Quello che è emerso è che quasi un adolescente su due (il 49%) usa i chatbot per affrontare problematiche che riguardano la scuola. Ragazzi e ragazze chiedono aiuto all’intelligenza artificiale per i compiti e le verifiche, ma anche quando si sentono sotto pressione, quando sperimentano ansia da prestazione o sono sopraffatti dal carico di studio. Nei cinque Paesi europei analizzati è la percentuale più alta. Al secondo posto delle tematiche condivise con l’IA ci sono le questioni legate agli amici o ai sentimenti (20%).

Per i ragazzi l’intelligenza artificiale è una confidente con cui parlare di tutto. Il 66% degli studenti intervistati ha ammesso di provare una maggiore sicurezza nell’affrontare una verifica dopo aver chiesto aiuto a un chatbot, mentre il 79% ha svelato di capire meglio gli argomenti grazie al ricorso alla tecnologia.

Il 52% degli intervistati, però, ha confessato di di sentirsi meno capace di affrontare lo stesso compito senza il supporto dell’IA., mentre il 50% ha paura che i docenti lo accusino di aver usato l’intelligenza artificiale anche se non è vero.

I giovani italiani ascoltano i consigli dei chatbot?

Il 51% dei ragazzi ha ha confidato un problema personale all’intelligenza artificiale, prima di rivolgersi ai genitori, agli amici, agli insegnanti: solo l’8% crede che le risposte ottenute siano migliori di quelle di un essere umano (in Germania la percentuale è del 19%). Per quello che riguarda, invece, i consigli che i chatbot danno ai ragazzi, solamente il 56% ha ammesso di aver messo in pratica quanto suggerito dall’IA. Tra questi, il 62% ne ha anche parlato con un adulto.

Proprio in merito alle figure adulte di riferimento, il 58% dei genitori intervistati non sa se il proprio figlio ha usato un chatbot per parlare di problemi personali oppure di emozioni. Per il 38% questo particolare uso della tecnologia potrebbe ridurre la capacità di creare legami "veri": è la percentuale più alta in Europa. Per il 12%, invece, è un sollievo sapere che i propri ragazzi hanno trovato una valvola di sfogo online (in Germania la percentuale è del 25%).

Come deve essere usata l’IA dai ragazzi secondo gli esperti

Cosa pensano gli esperti dei risultati emersi dalla ricerca sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte di ragazzi e ragazze? Felix Ohswald, CEO e co-fondatore di GoStudent, ha riflettuto sul fatto che "non sorprende che in Italia i ragazzi si rivolgano all’IA soprattutto per la scuola: la pressione sui risultati è reale e cercano risposte veloci".

Secondo l’esperto, però, "l’IA deve restare uno strumento, non un sostituto delle relazioni umane". I dati della ricerca presentata "mostrano che, quando un consiglio porta a un’azione concreta, molti ragazzi ne parlano ancora con un adulto. È lì che dobbiamo essere presenti: genitori, insegnanti, educatori. Per guidare, non per sostituirci."