Un adolescente su 2 si confida con l'IA sulla scuola
Un'indagine ha svelato quanto gli adolescenti italiani si rivolgono all'intelligenza artificiale, in caso di problematiche legate alla scuola
Ragazzi e ragazze ricorrono sempre di più all’intelligenza artificiale, anche per quello che riguarda la loro esperienza scolastica. Un’indagine ha svelato che un adolescente su due è solito confidarsi con l’IA sulla scuola. Non si confrontano con i chatbot solo per studiare, fare i compiti o affrontare meglio le verifiche. Spesso questi strumenti tecnologici diventano uno spazio dove sfogarsi: quando c’è una difficoltà, gli adolescenti ne parlano con l’IA, preferendola agli amici, ai genitori, i docenti.
Quanti adolescenti si affidano all’IA per problemi scolastici
Tra il 16 e il 23 giugno 2026, Censuswide ha condotto una ricerca su un campione di 500 genitori italiani e altrettanti figli con età compresa tra gli 11 e i 17 anni. L’indagine ha interessato non solo il nostro Paese, ma anche il Regno Unito, la Francia, la Germania e la Spagna.
Quello che è emerso è che quasi un adolescente su due (il 49%) usa i chatbot per affrontare problematiche che riguardano la scuola. Ragazzi e ragazze chiedono aiuto all’intelligenza artificiale per i compiti e le verifiche, ma anche quando si sentono sotto pressione, quando sperimentano ansia da prestazione o sono sopraffatti dal carico di studio. Nei cinque Paesi europei analizzati è la percentuale più alta. Al secondo posto delle tematiche condivise con l’IA ci sono le questioni legate agli amici o ai sentimenti (20%).
Per i ragazzi l’intelligenza artificiale è una confidente con cui parlare di tutto. Il 66% degli studenti intervistati ha ammesso di provare una maggiore sicurezza nell’affrontare una verifica dopo aver chiesto aiuto a un chatbot, mentre il 79% ha svelato di capire meglio gli argomenti grazie al ricorso alla tecnologia.
Il 52% degli intervistati, però, ha confessato di di sentirsi meno capace di affrontare lo stesso compito senza il supporto dell’IA., mentre il 50% ha paura che i docenti lo accusino di aver usato l’intelligenza artificiale anche se non è vero.
I giovani italiani ascoltano i consigli dei chatbot?
Il 51% dei ragazzi ha ha confidato un problema personale all’intelligenza artificiale, prima di rivolgersi ai genitori, agli amici, agli insegnanti: solo l’8% crede che le risposte ottenute siano migliori di quelle di un essere umano (in Germania la percentuale è del 19%). Per quello che riguarda, invece, i consigli che i chatbot danno ai ragazzi, solamente il 56% ha ammesso di aver messo in pratica quanto suggerito dall’IA. Tra questi, il 62% ne ha anche parlato con un adulto.
Proprio in merito alle figure adulte di riferimento, il 58% dei genitori intervistati non sa se il proprio figlio ha usato un chatbot per parlare di problemi personali oppure di emozioni. Per il 38% questo particolare uso della tecnologia potrebbe ridurre la capacità di creare legami "veri": è la percentuale più alta in Europa. Per il 12%, invece, è un sollievo sapere che i propri ragazzi hanno trovato una valvola di sfogo online (in Germania la percentuale è del 25%).
Come deve essere usata l’IA dai ragazzi secondo gli esperti
Cosa pensano gli esperti dei risultati emersi dalla ricerca sull’uso dell’intelligenza artificiale da parte di ragazzi e ragazze? Felix Ohswald, CEO e co-fondatore di GoStudent, ha riflettuto sul fatto che "non sorprende che in Italia i ragazzi si rivolgano all’IA soprattutto per la scuola: la pressione sui risultati è reale e cercano risposte veloci".
Secondo l’esperto, però, "l’IA deve restare uno strumento, non un sostituto delle relazioni umane". I dati della ricerca presentata "mostrano che, quando un consiglio porta a un’azione concreta, molti ragazzi ne parlano ancora con un adulto. È lì che dobbiamo essere presenti: genitori, insegnanti, educatori. Per guidare, non per sostituirci."