Un docente può insegnare nella classe del figlio? Il caso
Il caso di un'insegnante di sostegno in una scuola di Collegno (Torino) ha riacceso il dibattito: un docente può insegnare nella classe del figlio?
In televisione non è inusuale imbattersi in storie in cui un genitore insegna nella classe di suo figlio, che si trova così ad avere la propria mamma o papà come prof. Ne sono un esempio le serie tv I Cesaroni e Un professore. Ma nella realtà, come sempre, le cose sono più complicate. Il tema è tornato al centro del dibattito dopo la decisione dei giudici di reintegrare una docente di sostegno nella classe frequentata da sua figlia, una bambina con gravi disabilità.
Uno studente può avere un suo genitore come insegnante?
In Italia non esiste una legge che vieta in modo assoluto a un genitore di insegnare nella classe del proprio figlio. Ma la situazione è generalmente considerata inopportuna e, nella pratica, quasi sempre evitata. Avere un docente-genitore nella stessa classe dell’alunno-figlio può infatti generare criticità, soprattutto in termini di imparzialità nella valutazione e nella gestione del rapporto educativo.
Per questo motivo, i dirigenti scolastici tendono a intervenire sul piano organizzativo per evitare queste situazioni, assegnando l’insegnante-genitore a una classe o sezione diversa da quella del figlio.
La questione, tuttavia, può diventare più complessa quando entrano in gioco situazioni particolari, come quella raccontata da Torino Cronaca, che riguarda una scuola primaria di Collegno, in provincia di Torino. Qui, per due anni, una docente di sostegno è stata assegnata proprio alla classe della figlia, una bambina di 10 anni con gravi disabilità. Una scelta coerente con quanto previsto dal Piano educativo individualizzato (Pei), che stabiliva un percorso didattico misto tra frequenza in presenza e istruzione domiciliare.
Con l’inizio dell’anno scolastico 2025/2026, però, la dirigente scolastica ha deciso di modificare l’assetto organizzativo: la docente-mamma è stata spostata in un’altra classe, proprio "per evitare un possibile conflitto di interessi". Contestualmente, è stato anche rivisto il Pei della bambina, con una significativa riduzione delle ore di istruzione domiciliare, passate da 11 a 4 ore settimanali. Questa decisione ha spinto la madre, in qualità di docente e genitore, a presentare ricorso.
La decisione dei giudici sul caso della prof di una scuola di Collegno
La vicenda è così approdata in tribunale, dove sono stati analizzati diversi aspetti della questione. Con un’ordinanza del 26 gennaio 2026, il giudice del lavoro ha riconosciuto da un lato la legittimità del potere organizzativo della dirigente scolastica, ma dall’altro ha ritenuto che gli effetti concreti della decisione fossero "discriminatori". In particolare, è stato evidenziato come il cambiamento avesse inciso negativamente sulla continuità didattica e sul diritto all’istruzione della bambina. Per questo motivo, è stato disposto il reinserimento della docente di sostegno nella classe della figlia.
Successivamente, con un provvedimento del 10 aprile, la sezione civile del tribunale ha affrontato la questione della riduzione delle ore di sostegno, considerandola una violazione del diritto allo studio dell’alunna. È stato inoltre ribadito un altro principio: il Piano educativo individualizzato è un atto vincolante e non può essere modificato unilateralmente per esigenze organizzative interne alla scuola.
Di conseguenza, il tribunale ha ordinato il ripristino delle 11 ore settimanali originariamente previste nel Pei, riaffermando la centralità del diritto all’istruzione e alla continuità didattica della bambina.