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Un professore avatar insegna Medicina: lo studio italiano iStock

Un professore avatar insegna Medicina agli studenti a La Sapienza

Alla Sapienza di Roma un prof avatar basato sull'AI insegnerà Medicina agli studenti: si tratta di un nuovo studio che potrebbe essere rivoluzionario

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Studiare Medicina all’università con un professore avatar basato sull’Intelligenza Artificiale diventa possibile. È ciò che vorrebbe dimostrare La Sapienza di Roma, che da ottobre 2025 inaugura un esperimento scientifico pioneristico per l’Italia, che coinvolge un gruppo di studenti aspiranti medici. Se i risultati dello studio saranno positivi, questa iniziativa potrebbe contribuire a rivoluzionare il modo di insegnare in università anche in altre discipline.

Come funziona l’esperimento del prof avatar a Roma

Si chiama AI-LEARN@Sapienza e promette di valutare, con dati scientificamente provati, l’efficacia di un professore avatar basato sull’IA nell’apprendimento degli studenti di Medicina.

Parte a ottobre 2025 e si concluderà nella primavera 2026 lo studio pioneristico italiano che vedrà un gruppo di studenti dell’Università La Sapienza di Roma cimentarsi con un nuovo approccio didattico.

Si tratta di un trial clinico randomizzato che prevede il coinvolgimento di 50 studenti suddivisi in due gruppi: uno sarà affiancato da un professore avatar basato sull’IA in grado di interagire naturalmente e di dare loro feedback personalizzati, l’altro sarà un professore in carne e ossa che seguirà la didattica tradizionale.

Tutti gli studenti dei due gruppi affronteranno lo stesso caso clinico complesso, simulato da un paziente avatar. Si valuteranno quindi i risultati ed eventuali differenze tra l’insegnamento tradizionale e quello guidato dall’IA. I criteri scientifici adottati per la misurazione saranno chiari e trasparenti: miglioramento delle competenze cliniche, rapidità nella gestione del caso, capacità decisionale, frequenza di errori diagnostici e soddisfazione degli studenti.

Il progetto è sostenuto dalla rettrice Antonella Polimeni e dalla prorettrice alla Didattica Ersilia Barbato e coordinato dalla facoltà di Medicina e Odontoiatria di Sapienza (preside Domenico Alvaro), sotto la responsabilità scientifica di Andrea Botticelli ed in collaborazione con Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP), e con ctcHealth.

Come potrà cambiare la didattica universitaria

Quella avviata dalla Sapienza è un’iniziativa pionieristica in Italia se si pensa all’unione tra innovazione didattica e Intelligenza Artificiale.

“Con questo studio – ha spiegato Paolo Marchetti a Il Sole 24 Ore – portiamo il rigore della ricerca sperimentale dentro l’aula universitaria, per valutare in modo oggettivo se l’AI possa realmente migliorare l’apprendimento degli studenti di Medicina”. Uno studio che permetterà di capire se e come tali tecnologie potrebbero “integrarsi in modo efficace e responsabile nella formazione dei futuri medici“.

Contro ogni scetticismo, resta chiara una cosa: l’obiettivo del progetto non è quello di sostituire i docenti universitari, ma di “arricchirne il ruolo, offrendo agli studenti strumenti innovativi, interattivi e personalizzati”, ha affermato Andrea Botticelli.

Se i risultati dello studio scientifico de La Sapienza saranno positivi, allora si potrà pensare di poter applicare il modello anche ad altre discipline universitarie. Un’opportunità che potrebbe aprire la strada a future collaborazioni con università europee, oltre a permettere si partecipare a bandi di ricerca nazionali e internazionali sulla didattica innovativa.

Orgogliosa del progetto è anche la rettrice dell’ateneo Polimeni: “AI-Learn@Sapienza è una sfida che coniuga innovazione tecnologica, rigore metodologico e respiro internazionale. È un passo concreto verso una formazione medica più personalizzata, coinvolgente e basata sull’evidenza”.

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