Università, dopo le proteste Bernini cambia il bando: la novità
La ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha modificato il bando FIS 3 dopo le proteste dei ricercatori: ecco la novità
Dopo le proteste, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha deciso di cambiare il bando FIS 3, destinato a finanziare centinaia di progetti scientifici. La novità arriva a seguito dell’appello lanciato da oltre 200 ricercatori, che avevano denunciato l’impossibilità di rispettare le scadenze previste dal ministero.
Perché 222 ricercatori hanno scritto una lettera alla ministra dell’Università
Come riportato da Open, la protesta è nata attorno al Bando FIS 3, il Fondo italiano per la scienza, che mette a disposizione circa 475 milioni di euro per sostenere 326 progetti di ricerca di elevato contenuto scientifico. Il programma è stato pensato sul modello dell’European Research Council, con l’obiettivo di rafforzare la ricerca di base in Italia e sostenere studiosi e università impegnati in attività innovative. Tuttavia, secondo molti ricercatori, le modalità operative previste dal bando hanno trasformato un’importante opportunità in una corsa contro il tempo.
A sollevare il caso sono stati 222 ricercatori vincitori dei finanziamenti, che hanno inviato una lettera al ministero dell’Università e della Ricerca chiedendo una revisione delle scadenze. Nel documento gli studiosi spiegavano che i tempi fissati per l’avvio dei progetti erano incompatibili con le procedure amministrative necessarie nelle università italiane. La data limite inizialmente prevista era il 30 maggio 2026, termine considerato irrealistico da molti gruppi di ricerca.
Secondo i firmatari, infatti, l’attivazione dei contratti, il trasferimento dei ricercatori nelle sedi ospitanti, la gestione delle pratiche burocratiche e l’acquisto delle attrezzature scientifiche richiedono più tempo. In diversi casi il rischio era quello di non riuscire ad avviare i progetti entro i tempi previsti, con la conseguente perdita dei finanziamenti ottenuti.
Le critiche non riguardavano soltanto gli aspetti organizzativi. Molti ricercatori hanno evidenziato anche il problema della precarietà nel mondo universitario italiano, sottolineando come numerosi vincitori del bando non dispongano ancora di una posizione stabile. Alcuni hanno denunciato difficoltà legate ai trasferimenti tra atenei e ai tempi necessari per formalizzare le collaborazioni scientifiche. I ricercatori hanno inoltre segnalato l’assenza di tutele per le vincitrici e i vincitori del bando che, entro la data di avvio del progetto, si trovino in maternità, malattia o congedo parentale.
La questione è stata anche oggetto di un’interrogazione presentata in Senato da Andrea Crisanti lo scorso 28 aprile.
Cos’ha deciso la ministra Bernini dopo le proteste
Dopo le proteste, è arrivato il dietrofront del ministero, che ha annunciato una proroga ufficiale delle scadenze del bando FIS 3. Con un nuovo decreto, il Mur ha infatti prorogato i termini per l’avvio delle attività progettuali, concedendo più tempo ai ricercatori per completare tutte le procedure amministrative e organizzative necessarie
Nello specifico, con il decreto direttoriale numero 491 del 5 maggio 2026, le scadenze sono state posticipate e i progetti inizialmente previsti entro il 30 maggio 2026 potranno adesso partire fino al 30 settembre 2026, mentre quelli con termine fissato al 30 ottobre 2026 avranno tempo fino al 31 dicembre 2026.
Al comma 2 del decreto si legge: "Restano ferme tutte le ulteriori disposizioni previste dagli atti di riferimento non espressamente modificate dal presente decreto". La modifica, che ha previsto la proroga, riguarda quindi gli aspetti organizzativi e amministrativi segnalati dai ricercatori, mentre restano aperte altre questioni sollevate nella lettera, come la precarietà e la richiesta di maggiori tutele per chi svolge progetti scientifici di lungo periodo.