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Tasse universitarie iStock

Università, dove si pagano più tasse: il Nord doppia il Sud

Chi si iscrive in un ateneo nel Settentrione arriva a pagare anche il doppio rispetto a chi studia nelle isole, è quanto emerge dai dati del ministero

4 min di lettura

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Uno dei costi di cui si deve tenere conto quando ci si iscrive all’università è quello per le tasse d’iscrizione. Gli importi sono diversi da ateneo ad ateneo e dipendono anche dalla situazione reddituale familiare. Sono tante le borse di studio che permettono di coprire in tutto o in parte le rette, dai dati del ministero dell’Università e della Ricerca emerge però un grande divario tra Nord e Sud con studenti che pagano anche il doppio se si iscrivono in una città settentrionale rispetto a una meridionale.

Le tasse in aumento e le differenze tra Nord e Sud

L’analisi dell’ufficio statistico del ministero dell’Università e della Ricerca ha evidenziato che si iscrivono in un ateneo statale nel Nord-Ovest versano in media il doppio di chi studia nelle Isole. Tra la Sicilia e la Sardegna, inoltre soltanto uno studente su due paga una retta universitaria, mentre gli altri sono completamente esonerati.

I dati fanno riferimento all’anno accademico 2024/25, ma rendono comunque un quadro chiaro della spaccatura dell’Italia per quanto riguarda i costi delle tasse universitarie tra atenei nelle regioni settentrionali e quelli nel Meridione.

La media nazionale ha segnalato intanto un aumento delle imposte nell’ultimo triennio, vicino al 7% se consideriamo solamente i paganti, portando la spesa pro capite a 1.550 euro. I rincari accomunano tutto il mondo universitario con un aumento medio dell’esborso nelle telematiche pari al 7,5% (a 2.150 euro) e nelle private del 15,1% (a 7.493 euro).

Guardando ai dati delle università statali, uno studente pagante del Nord-Ovest versa in media 1.810 euro all’anno, contro i 1.143 euro di chi studia nelle Isole. Nel Centro, invece, la contribuzione si ferma a 1.400 euro, mentre nel Sud è di 1.273 euro.

Se si considerano anche gli esonerati, il divario tra Nord e Sud si amplia: 1.221 euro al Nord-Ovest contro i 599 euro delle Isole.

Al Nord-Est il rapporto tra paganti ed esonerati è di quasi sette studenti su dieci (69%), mentre al Mezzogiorno la quota supera di poco il 50% tra Isole (52,4%) e Sud (51,1%).

La no tax area

In base all’Isee, ci sono studenti che non devono versare alcuna tassa universitaria. La differenza regionale è legata al fatto che, seppure la quota nazionale sia fissata a 22mila euro, gli atenei possono decidere di alzarla per permettere a un numero maggiore di studenti di allegerirsi sui costi per proseguire gli studi.

Secondo il Sole 24 ore sono circa l’80% delle strutture a scegliere di aumentare il massimo dell’Isee per ottenere l’esonero dal pagamento delle tasse.

Dal rapporto del Mur è emerso che nell’ultimo anno rilevato hanno goduto della no tax area poco meno di 220mila studenti, cioè il 13,9% degli iscritti. A questo numero si aggiungono coloro che hanno usufruito di altre forme di agevolazioni totali, come quelle per gli studenti con disabilità o le borse di studio.

Il primo caso ha interessato 23.694 persone (+10,2% dall’anno prima) nel 2024/25, mentre il secondo 243.942 (+6,4%). Così, aggiungendo anche più di 110mila "esonerati" per altri motivi, i non paganti hanno superato quota 600mila.

Il numero di chi versa per studiare all’università solo 156 euro tra tassa regionale e imposta di bollo è salito di anno in anno, fino al 38,1% degli immatricolati.