Università e sport: la nuova strategia degli atenei italiani
La Crui sta lavorando al consolidamento dei percorsi di doppia carriera, ovvero la piena conciliazione tra attività agonistica e studi universitari
Sono tantissimi gli atleti professionisti che proseguono anche con gli studi universitari. Conciliare gli allenamenti intensi del proprio sport e la preparazione degli esami può essere complesso. Gli atenei stanno però lavorando a una strategia che permetta di consolidare i percorsi di doppia carriera, ovvero che permetta di rendere più semplice proseguire con la carriera agonistica e quella accademica contemporaneamente.
Come cambia il rapporto tra università e sport
Su La Stampa, il Rettore del Politecnico di Torino e Delegato Sport di Crui Stefano Corgnati ha parlato di come gli atenei siano impegnati a ridefinire il rapporto tra università e sport.
Analizzando i risultati degli European Universities Games (Eusa), ospitati quest’anno in Italia dall’Università di Salerno e conclusi a inizio agosto, emerge come negli atenei lo sport stia "progressivamente assumendo una dimensione strategica, diventando parte integrante dell’identità dell’offerta formativa", ha spiegato Corgnati.
Il rettore ha evidenziato che l’attività sportiva "sta diventando uno strumento educativo, di inclusione e di benessere, capace di contribuire alla formazione della persona tanto quanto le lezioni e la ricerca, non è più soltanto un’attività complementare".
L’obiettivo degli atenei e dei Cus
Proprio partendo da questa visione, Corgnati ha specificato che si sta "sviluppando un lavoro coordinato dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), attraverso una strategia organica fondata su tre direttrici fondamentali".
La prima direttrice riguarda "il consolidamento dei percorsi di doppia carriera, ovvero la piena conciliazione tra attività agonistica e studi universitari. Un principio ormai riconosciuto a livello europeo, che consente agli studenti-atleti di coltivare il proprio talento sportivo senza rinunciare alla formazione accademica".
La seconda direttrice "punta a diffondere la consapevolezza che l’attività fisica è una componente essenziale del benessere e della qualità dello studio, e non un elemento accessorio del percorso universitario".
Su questo punto, l’obiettivo che gli atenei e i Centri Universitari Sportivi (Cus) si propongono è quello di raddoppiare la percentuale degli studenti italiani che pratica attività motoria con continuità (oggi meno del 15%) nell’arco dei prossimi cinque anni. "Per raggiungerlo saranno sempre più diffusi percorsi di orientamento dedicati allo sport, ai corretti stili di vita, all’educazione alimentare e alla cultura della prevenzione, affinché il benessere diventi parte integrante dell’esperienza universitaria", ha scritto il rettore.
La terza direttrice "guarda oltre i confini dell’accademia. Le università possono e devono diventare laboratori di innovazione sociale, luoghi in cui sperimentare e diffondere buone pratiche capaci di incidere sull’intera comunità". L’idea sarebbe quella di formare studenti "che siano anche ambasciatori della salute, del movimento e della corretta alimentazione significa investire in un cambiamento culturale destinato a produrre effetti ben oltre le aule universitarie".
Perché investire nello sport
Secondo il delegato allo sport di Crui, "investire nello sport significa formare le nuove generazioni a essere preparati, sensibili e consapevoli nelle sfide future".
In questa prospettiva, "lo sport rappresenta molto di più di un servizio offerto agli studenti, è una leva strategica delle missioni istituzionali dell’università: formazione, ricerca, inclusione, benessere e impatto sociale".
Corgnati ha sottolineato come gli European Universities Games abbiano "dimostrato come il confronto sportivo possa trasformarsi in un’occasione di crescita collettiva" e la sfida del sistema universitario italiano è quindi quella di "fare in modo che questa esperienza non resti un evento straordinario, ma diventi parte di una visione permanente".