Università, più di 2 milioni di iscritti: boom delle telematiche
Rispetto a sette anni fa ci sono circa 296 mila studenti in più, oltre la metà dei quali seguono le lezioni degli atenei telematici
Gli iscritti alle università italiane hanno superato, per la prima volta, i due milioni di studenti. Rispetto all’anno accademico 2018/2019, il dato segna un aumento del 16,9%. Ad avere la meglio sono gli atenei telematici, in ogni caso i numeri attestano uno stato di salute ottima per gli istituti accademici.
Boom d’iscritti alle università online
Tra il 2018/2019 e il 2024/2025 sono stati registrati circa 296 mila studenti in più. Ben 189 mila, oltre la metà, albergano negli atenei telematici. Chi sconta gli effetti della concorrenza è il Mezzogiorno, meno scelto rispetto a Nord e Centro.
Il rapporto Anvur sulla Formazione superiore e la ricerca, presentato a Roma, segnala un aumento del 158% delle università online. Il dato mostra che quasi 4 studenti di un ateneo online su 5 avrebbero un’alternativa in presenza entro 60 minuti, ma non la sfruttano.
Lo studio segnala anche un aumento del finanziamento complessivo, ma si paga comunque il prezzo dell’alta inflazione.
Studenti universitari al massimo storico in Italia
Sempre il rapporto ha evidenziato che il sistema universitario italiano nel 2024/25 ha raggiunto i 2.050.112 iscritti, il massimo storico assoluto, con 100 atenei, 413.943 laureati, 65.617 docenti e proventi complessivi per 19,5 miliardi di euro.
La crescita complessiva rispetto al 2018/19 è stata appunto di 296.000 iscritti (+16,9%), ma il 63,7% di tale incremento ha riguardato le università telematiche, che in sette anni sono passate dal 6,8% al 15% della popolazione studentesca totale.
Le università in Italia sono presenti in 274 comuni nel 50% dei quali (127 sedi) con un numero di iscritti inferiore a 500 studenti. Molte delle sedi di piccole dimensioni ospitano corsi delle professioni sanitarie ma va evidenziato che nel 50% delle sedi si concentra solo l’1% degli studenti (circa 17.000).
Se il Nord e il Centro registrano un aumento degli iscritti pari all’80% degli atenei nel Settentrione e a due su tre istituti accademici nelle regioni centrali, nel Mezzogiorno quasi 1 ateneo su 2 (48%) evidenzia una contrazione, con una forte riduzione nell’area economico-giuridica.
Internazionalizzazione e tassi di abbandono: i numeri in Italia
La presenza di studenti stranieri, in sette anni, è raddoppiata passando da 52.493 a 111.566 e pari al 5,4% degli iscritti complessivi. Dal rapporto emerge che l’incidenza risulta più elevata nelle università non statali (8,5%) rispetto a quelle statali (6,0%), mentre nelle telematiche è marginale (1,1%).
I principali Paesi di provenienza dei giovani sono Iran (12,7%), Turchia (7,7%) e Cina (6,4%), seguiti da India, Tunisia e Pakistan.
Anche qui permangono marcate differenze territoriali: al Nord-Ovest si concentra il 36,3% degli studenti con diploma estero, al Centro il 28,3% , al Nord-Est il 22,5%, al Sud (isole comprese) solo il 9,9.
Se il numero complessivo di studenti iscritti sale, allo stesso tempo resta alto anche il tasso di abbandono. Gli atenei perdono per strada in media quasi una matricola su 4. Nella coorte 2018/19, a sei anni dall’immatricolazione, il 62,7% degli iscritti a una triennale ha conseguito il titolo, mentre il 26,4% ha interrotto gli studi.
Una dispersione che i numeri aggregati sugli iscritti tendono a non evidenziare e che si manifesta già all’inizio dell’esperienza universitaria. Negli atenei statali il tasso di abbandono tra primo e secondo anno alle lauree triennali si attesta al 13,3%, mentre nelle non statali scende al 6,4 per cento. Nelle telematiche, al contrario, sale al 18,8% dal 13,7% nel 2018/19.
Nonostante la seconda crescita in Europa per numero di iscritti alla formazione terziaria tra il 2019 e il 2023 (+14,4%), l’Italia è ancora al 31,6% di laureati 25-34enni, contro il 48,4% della media Ocse.