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Vacanze, scuola chiusa iStock

Vacanze a scelta a scuola, la rivolta dei sindacati

I sindacati sono contrari all'idea di Daniela Santanché di rimodulare il calendario scolastico dando autonomia alle Regioni per decidere le vacanze

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

L’idea di rimodulare le vacanze scolastiche italiane, proposta dal ministro del Turismo Daniela Santanchè, continua a dividere il nostro Paese. C’è chi è favorevole a una redistribuzione delle pause dalle lezioni durante l’anno e chi, invece, chiede che venga fatta chiarezza per evitare che la decisione possa andare a discapito dell’istruzione di studenti e studentesse. In merito alle vacanze a scelta a scuola, con la possibilità di ogni Regione di stabilire il proprio calendario di chiusure, anche i sindacati di settore sono in rivolta.

Il no dei sindacati alla proposta di rimodulare il calendario scolastico

La Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, associazione sindacale che unisce i lavoratori della scuola, dell’università, della ricerca, dell’alta formazione e della formazione professionale, dice “no, grazie” alle variazioni del calendario scolastico per favorire il turismo. In una nota ha spiegato quali sono i motivi della sua contrarietà alla proposta della ministra del Turismo Santanchè, idea che non piace del tutto anche ai presidi italiani.

“L’idea di introdurre dieci giorni di chiusura aggiuntivi, posticipando il termine delle lezioni o anticipandone l’inizio, denota una scarsa conoscenza della complessità del sistema scolastico pubblico”, ha spiegato il sindacato, aggiungendo che “adempimenti quali gli scrutini, gli esami di Stato, la definizione degli organici, la mobilità del personale e le attività propedeutiche all’avvio dell’anno scolastico richiedono tempi certi e una gestione unitaria a livello nazionale“.

La Federazione ha spiegato che “attualmente, le Regioni hanno già la facoltà di deliberare il calendario scolastico, garantendo il limite minimo di 200 giorni di lezione, mentre le singole istituzioni possono prevedere adattamenti legati all’offerta formativa”. L’idea di frammentare il calendario, come pensato dalla ministra del Turismo, “appare invece una soluzione semplicistica e inadeguata per il rilancio del turismo, che necessiterebbe di interventi strutturali ben diversi per la valorizzazione del patrimonio culturale”.

Il sindacato spera che la proposta di Daniela Santanché sia una mera ipotesi “utile forse solo a sondare l’opinione pubblica” e si augura che “venga presto accantonata dal ministro Valditara”. L’associazione di categoria, a conclusione del suo comunicato, si è detta fermamente contraria a “soluzioni estemporanee che, anziché migliorare il funzionamento della scuola, rischiano di compromettere l’unitarietà a favore di una regionalizzazione impropria“.

L’idea della ministra Santanché di ridurre le vacanze estive

Daniela Santanché, in occasione del Terzo Forum Internazionale del turismo, ha lanciato una proposta che sta facendo molto discutere: vorrebbe ridurre la pausa scolastica estiva, per distribuire le vacanze durante tutto l’anno, in modo tale da far rifiorire il turismo fuori stagione. Si dovrebbero tagliare 10 giorni alle lunghe vacanze che studenti e studentesse da tempo fanno in estate, permettendo a ogni singola regione di decidere quando usare quei giorni di chiusura.

La ministra ne avrebbe già parlato con il collega titolare del ministero dell’Istruzione e del Merito in occasione di un Consiglio dei Ministri, anche, come riferito da La Repubblica citando delle fonti vicine al dicastero guidato da Giuseppe Valditara, quest’ultimo avrebbe riferito che “non ci sono proposte concrete su cui lavorare per la revisione del calendario scolastico. Eventuali proposte si valuteranno al momento opportuno”.

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