Valditara: "Così la scuola può diventare un antidoto all'odio"
Il ministro Valditara in un'intervista ha spiegato che la scuola dev'essere antidoto a violenza e odio e ha parlato di alcune novità introdotte
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in un’intervista ha spiegato come secondo lui la scuola può diventare antidoto contro la violenza e contro l’odio. Il titolare del dicastero di Viale Trastevere ha anche spiegato alcune delle novità introdotte nell’anno scolastico 2025-2026, come il divieto di utilizzare i telefoni a scuola, ritornando anche a parlare della riforma del voto in condotta da lui fortemente voluta.
Valditara e la scuola come antidoto di violenza e odio
A L’Avvenire, in occasione del ritorno sui banchi di scuola, Giuseppe Valditara ha spiegato cosa dovrebbe essere per lui la scuola. “Riportiamo al centro della società il rispetto e la gentilezza, a partire dalle scuole. Che possono essere il grande antidoto nei confronti della violenza, dell’odio, della maldicenza e della prevaricazione che spesso vengono alimentati dai social”.
La scuola secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito rappresenta proprio un valore aggiunto, in una società e in un periodo storico nel quale la violenza, la volgarità e la prepotenza sono purtroppo argomenti all’ordine del giorno, anche tra i giovanissimi.
La riforma del voto in condotta voluta da Valditara
Durante l’intervista, il ministro è tornato anche a parlare della riforma del voto in condotta: “Il voto in condotta non serve tanto per reprimere quanto per educare, per richiamare alla responsabilità individuale, un valore che è stato accantonato nella società e che invece è tempo di riscoprire e rivivere. Parliamo di quello che è uno dei più grandi portanti, insieme all’amore universale e alla carità, del Cristianesimo. Che fa della responsabilità individuale il perno di tutto il messaggio di Cristo”.
Valditara ha poi aggiunto: “Senza responsabilità individuale il Cristianesimo non avrebbe la portata che effettivamente ha. Amore e responsabilità: questo è un grande lascito alla società occidentale”.
La decisione del ministro di vietare i telefoni a scuola
Inevitabile anche un riferimento al divieto di uso di smartphone a scuola, che ha fatto molto discutere. “Gli studi Ocse e anche quelli dell’Istituto superiore di Sanità dicono che gli apprendimenti attraverso smartphone sono peggiori rispetto agli apprendimenti tradizionali. Se uno strumento peggiora la didattica e i suoi risultati allora non è un buono strumento. Francamente mi stupiscono certe critiche e certe osservazioni”.
Il ministro ha però specificato: “Ciò non significa che lo smartphone non possa essere utilizzato per bisogni speciali, per alcune forme di disabilità. E noi abbiamo salvaguardato queste situazioni. In linea generale lo smartphone a scopi didattici non solo peggiora gli apprendimenti, ma è di evidenza scientifica che il suo abuso porta a perdita di memoria, di concentrazione, perdita di creatività, arrivando a generare dipendenza”.
Valditara, nel suo intervento, ha anche citato gli studi internazionali che “dimostrano che la dipendenza da cellulare è una nuova forma di dipendenza che si va ad aggiungere a quelle tradizionali. Noi vogliamo creare le condizioni perché il giovane possa crescere in modo sano, perché sia responsabile, autonomo, maturo, ed è dunque doveroso contrastare ogni forma di dipendenza. Quindi, che il ragazzo impari anche a stare lontano dal cellulare, credo che faccia solo bene. Un fatto che è di buon senso tanto che il divieto di smartphone a scuola ha registrato un gradimento dell’opinione pubblica che sfiora l’80%, fra i giovani arriva a quasi il 60%”.
L’augurio di Valditara per studenti, famiglie, prof e personale scolastico
Valditara, alla fine dell’intervista, ha voluto anche fare un augurio a studenti e famiglie, ma anche prof, presidi e personale scolastico: spera “che la scuola sia un grande luogo di dialogo, di crescita in un contesto sereno finalizzato a valorizzare i talenti di ogni giovane. Questo è lo scopo della scuola che ho in mente, della scuola costituzionale: mettere al centro lo studente, individuare e valorizzarne i talenti, saper orientare i giovani a fare le scelte di studio e, in prospettiva, professionali che gli consentano di realizzarsi”.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha poi aggiunto: “La scuola è una grande comunità educante, dove il sorriso, l’accoglienza e il rispetto siano sempre presenti. Un termine, quello di rispetto, per me fondamentale, che ho messo nelle nuove Linee guida sulla Educazione civica e anche nei nuovi programmi scolastici. La centralità del rispetto: verso l’altro, verso la donna, verso l’insegnante, verso lo studente, verso i beni pubblici. Il rispetto è la cifra di una società veramente democratica”.
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