Valditara diventa Valditarzan: la lettera di Luciana Littizzetto
Luciana Littizzetto ha scritto la sua consueta letterina a Che Tempo Che Fa indirizzandola a Valditara, per parlare di educazione sessuale a scuola
Come in ogni puntata di “Che Tempo Che Fa”, anche in quella andata in onda domenica 16 novembre 2025 Luciana Littizzetto ha scritto una letterina, letta poi in studio seduta davanti al conduttore Fabio Fazio. Destinatario della sua missiva è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, mentre il tema riguardava l’educazione sessuale e affettiva a scuola, dopo le tante polemiche delle ultime settimane.
La lettera di Luciana Littizzetto a Valditara
“Illustrissimo, egregissimo, eminentissimo, altissimo, purissimo Giuseppe Valditara. Emerito ministro del Merito Valditataranni. Esimio Valditara-ra-ra-ta-ra-ra-ra”, ha detto Luciana Littizzetto imitando la celebre colonna sonora del film “Via col vento”, nel suo incipit della letterina letta a “Che Tempo Che Fa”. Non è la prima volta che scrive a Giuseppe Valditara.
“L’altro giorno alla Camera hai preso fuoco come quei cespugli d’estate che di colpo vanno in autocombustione”, ha poi aggiunto la comica torinese riferendosi all’intervento in Aula del ministro sull’educazione sessuale insegnata a scuola. “Sai chi mi sembravi? Tina Cipollari quando litiga con Gemma. Mancava che dicessi ‘Maria io esco’… E infatti poi sei uscito. Hai sbraitato così tanto che ora ti chiamano Valditarzan”.
Luciana Littizzetto e l’ironia sul consenso informato dei genitori
Luciana Littizzetto ha poi spiegato il motivo della sua letterina a Valditara: “Hai detto che nessuno vuole impedire l’educazione sessuale a scuola: ah no? Però alle elementari non c’è più. C’è alle medie e alle superiori, ma servirà il consenso informato dei genitori. Ma come mai? Scusami Valditarantella, non ti fidi della scuola? Non ti fidi dei professori? O ti fidi troppo dei genitori? Il che porta a una seconda domanda: ma li conosci i genitori?”.
La comica a CTCF ha spiegato meglio il suo punto di vista: “Un ragazzino può chattare con un coetaneo coreano mentre vende scarpe online in criptovalute e tu parli di consenso dei genitori? Non bastano il registro elettronico, le notifiche, le chat su WhatsApp… A questo punto facciamo direttamente entrare a scuola i genitori al posto dei bidelli”.
Secondo Luciana Littizzetto allora bisogna chiedere il consenso per ogni materia scolastica: “Metti che il prof di geografia fa lezione sulla forma della Terra e ci sono dei genitori terrapiattisti che non danno il consenso, cosa fa l’alunno? Salta la lezione! E se la prof di storia ha dei genitori in classe neoborbonici, il Risorgimento lo elimina“, ha continuato poi la spalla di Fabio Fazio., aggiungendo: “E se un genitore dice sì e l’altro no, l’allievo fa solo mezz’ora di lezione?”.
L’educazione sessuale serve a prevenire la violenza
“La scuola non è una succursale della famiglia. È il posto dove impari che la famiglia non basta a spiegarti il mondo. E se vogliamo prevenire la violenza, forse dobbiamo cominciare proprio da lì, dal corpo, dal sesso, dal rispetto e dal consenso. Non dal consenso dei genitori, dal consenso di chi il corpo lo abita e a quell’età non è per nulla informato”, ha spiegato Luciana Littizzetto.
L’attrice ha spiegato che i protagonisti della scuola non sono i genitori, ma i ragazzi: “Stiamo parlando di pre-adolescenti e adolescenti che fanno il riscaldamento a bordo campo. Ma ti ricordi Valdy come si era a quell’età? Pasticciati, in continuo divenire. Se sei donna ti spunta il seno, ti arriva il ciclo. Se sei maschio ti cambia la voce, ti tappezzi di peli e ti svegli la mattina con qualcosa che guizza nei boxer. Capisci che è la trama di un film horror?”.
Secondo “Lucianina” sarebbe meglio lasciare “che siano preside e insegnanti, persone che vivono la scuola tutti i santissimi giorni, a scegliere chi è più adatto a parlarne. Trattiamoli per quello che sono i professori: intellettuali, capaci di porsi davanti a tanti ragazzi non solo insegnando le guerre puniche, ma anche come si ama e come ci si rispetta”.
Di cosa si ha paura secondo Luciana Littizzetto
Luciana Littizzetto ha poi chiesto a Giuseppe Valditara di cosa si ha paura introducendo questi argomenti in classe: “L’ignoranza è pericolosa, il sapere invece ti aiuta a discernere. L’educazione sessuale e affettiva è l’unico modo per cercare di cambiare questa rotta sbilenca che ci portiamo dietro da secoli, per non trovarvi l’ennesima persona dietro le sbarre e l’ennesima vittima a terra”.
Secondo lei e tanti altri esperti “insegnare il rispetto per il proprio corpo e quello degli altri serve anche a combattere il bullismo e a cancellare il marchio del diverso, a evitare gravidanze precoci, a conoscere come proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili. Bisogna che se ne parli ai ragazzi: si fa sesso molto presto, non si usa il profilattico, c’è un’invasione di clamidia, gonorrea, sifilide, papilloma virus e pure AIDS”.
Ecco a cosa serve davvero l’educazione sessuale della scuola: “A parlarne, a chiedere quello che non si sa e andare avanti. Raccontarsi fragili è un segnale di crescita. In un Paese civile l’educazione di qualsiasi genere non deve far paura a nessuno: più sai, più sei libero“.
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