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Il ministro Giuseppe Valditara Ansa

Valditara e divieto di burqa a scuola: il confronto con l'Europa

Valditara ha affermato che il divieto di burqa a scuola è diffuso nel resto d'Europa: ecco quali sono gli altri Paesi che lo prevedono

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Ha destato clamore in Italia la decisione di Giuseppe Valditara di vietare l’uso del burqa, del niqab e di altri indumenti che coprono il viso all’interno delle scuole italiane. Il ministro dell’Istruzione e del Merito ha spiegato che si tratta di una misura diffusa, ma secondo un’indagine pare che solo pochi Stati dell’Unione Europea hanno introdotto un divieto analogo a livello nazionale.

Valditara vuole introdurre il divieto di burqa a scuola

Il 31 luglio 2026 Giuseppe Valditara in un’intervista al Corriere della Sera ha annunciato di voler proporre un emendamento al Ddl Sicurezza per "vietare il burqa a scuola". Nei giorni successivi il ministro dell’Istruzione e del Merito ha spiegato che la misura è stata pensata per riaffermare "i valori di dignità della donna e di eguaglianza fra uomo e donna".

Di una questione così delicata si parla in Italia da qualche tempo. Nel 2025 a Monfalcone, in provincia di Gorizia, aveva fatto discutere la decisione presa da una scuola per identificare una studentessa che si era presentata a scuola con il velo integrale, mentre l’anno precedente era successo un caso analogo a Pordenone. A fine giugno 2026, invece, in provincia di Lecce una 15enne è stata affidata a una comunità protetta: la ragazza, che era solita indossare il burqa in classe, era stata promessa sposa.

Il testo dell’emendamento non è ancora disponibile e si conosce la proposta solamente attraverso le parole del ministro. Questa decisione ha diviso il mondo politico e la società italiana, tra chi è favorevole, come ad esempio la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, e chi è contrario, come alcuni esponenti dell’opposizione e alcuni sindacati.

In Italia la legge n. 152 del 1975 vieta di usare "senza giustificato motivo" caschi o altri mezzi che possano rendere difficile riconoscere una persona in un luogo pubblico oppure aperto al pubblico. Il Consiglio di Stato nel 2008, però, ha spiegato che il velo integrale si può indossare per motivi religiosi o culturali, ma il volto deve essere mostrato per verificare l’identità della persona.

Giuseppe Valditara ha anche affermato che si tratta di " principio applicato in molti Paesi europei", come Francia, Danimarca, Belgio.

Quali Paesi europei vietano il burqa a scuola

Pagella Politica ha condotto un’indagine verificando in quali leggi nazionali in vigore negli Stati dell’Unione Europea è stato introdotto un divieto analogo a quello di cui parla Giuseppe Valditara. L’analisi è stata fatta solamente sulle norme valide su tutto il territorio, escludendo quelle locali.

I Paesi dell’Unione Europea che vietano di entrare a scuola con il volto coperto sono 5 su 27, meno di un quinto. Il numero totale potrebbe salire a sette, se si includessero anche Norvegia e Svizzera, che, però, pur essendo nel vecchio continente, non fanno parte dell’UE.

Nei cinque Paesi in cui si vieta di entrare in classe con il volto coperto, si fa riferimento a vestiti e oggetti che possono rendere difficile il riconoscimento di una persona. Quindi il divieto riguarda non solo burqa e niqab, ma anche caschi, passamontagna, maschere. L’hijab, il velo islamico, invece, che mantiene scoperto il viso non viene contemplato nelle norme.

  1. La Francia ad aprile 2011 ha vietato di indossare in pubblico abiti che nascondono il viso. Il Governo, con una circolare, ha specificato che burqa e niqab sono inclusi e che la norma va applicata anche nelle scuole e nelle università. Dal 2004 nelle scuole pubbliche non si possono indossare simboli oppure abiti che mostrino l’appartenenza religiosa.
  2. La Bulgaria nel 2016 ha imposto il divieto di indossare nei luoghi pubblici vestiti che possano coprire parzialmente o completamente il volto. La norma comprende anche le scuole, ma prevede alcune eccezioni per motivi sanitari o professionali e per manifestazioni sportive, culturali, educative.
  3. L’Austria nel 2017 ha vietato di stare a volto coperto nei luoghi e negli edifici pubblici, se i tratti non si possono riconoscere. Questa norma riguarda anche scuole, asili e università.
  4. Nel Lussemburgo dal 2018 non è più permesso celare "in tutto o in parte il volto in modo da non essere identificabile" negli ospedali, nelle amministrazioni, sui trasporti pubblici, negli istituti scolastici "di ogni genere".
  5. Nei Paesi Bassi non esiste un divieto generale in tal senso, ma dal 2019 nelle scuole, negli ospedali, negli edifici pubblici e sui mezzi di trasporto sono vietati burqa, niqab e altri vestiti che possano rendere una persona irriconoscibile. La norma riguarda studenti e insegnanti.

In Svizzera, inoltre, non si può più nascondere il volto nei luoghi pubblici o accessibili al pubblico e sono previste delle eccezioni, mentre in Norvegia dal 2018 non si può stare a volto coperto durante le attività didattiche nelle scuole e nelle università o nei corsi di formazioni obbligatori per le persone immigrate.

In Belgio dal 2011 non si può accedere a luoghi pubblici con il volto coperto, ma nelle scuole non esiste un’unica regola: qui l’istruzione è gestita dalle comunità linguistiche che possono prevedere norme differenti. Invece, in Danimarca dal 2018 non si può avere il volto coperto in pubblico, ma anche in questo caso la norma non è prevista nelle scuole, anche se a febbraio 2026 il Governo ha proposto di estenderla agli istituti scolastici e alle università. Il disegno di legge non è mai diventato legge.