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Valditara e i luoghi comuni sulla scuola: polemica del ministro

Valditara commenta i dati dell'Osservatorio Iride e attacca sui "luoghi comuni" che riguardano la scuola: la polemica del ministro dell'Istruzione

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il 3 febbraio, nella sala stampa della Camera dei deputati, sono stati presentati i risultati della prima indagine dell’Osservatorio Iride, nato dalla collaborazione tra Censis e Fondazione Costruiamo il Futuro per analizzare il presente e il futuro dell’educazione attraverso gli occhi dei ragazzi. Lo studio, intitolato "Senso della scuola, senso del lavoro", ha coinvolto oltre mille studenti tra i 16 e i 19 anni. Alla presentazione ha partecipato, a distanza, anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che ha colto l’occasione per sfatare alcuni di quelli che ha definito polemicamente "luoghi comuni" sulla scuola italiana.

Polemica di Valditara contro i "luoghi comuni" sulla scuola

Nel suo intervento, Giuseppe Valditara ha commentato i dati diffusi dall’Osservatorio Iride, soffermandosi innanzitutto sulla percezione che gli studenti hanno della qualità dell’istruzione. "Mi fa piacere che una percentuale molto alta, il 71,7% dei ragazzi, ritiene che la scuola fornisca una preparazione adeguata", ha detto.

Un risultato che, secondo il ministro, "smentisce quelle tante riflessioni sui media secondo cui la scuola non darebbe stimoli adeguati ai nostri giovani e non sarebbe giudicata interessante. Beh, vuol dire che ben oltre i due terzi si trova bene nel percorso scolastico".

Il ministro ha poi commentato un altro dato sulla scuola: il 41,9% degli adolescenti intervistati vorrebbe lezioni più dinamiche con delle metodologie didattiche innovative. "Anche qua noi stiamo puntando a una modernizzazione dei percorsi della didattica", ha spiegato. "Abbiamo iniziato a farlo soprattutto in quei contesti di maggiore fragilità con Agenda Sud e Agenda Nord, dove noi andiamo a formare, grazie a Indire e Invalsi, i docenti per affrontare delle situazioni che hanno la necessità di avere dei percorsi didattici diversi. Certamente innovativi, ma anche capaci di stimolare, aggregare di motivare giovani che provengono da contesti più difficili".

Agenda Sud e Agenda Nord stanno dando "risultati straordinari", ha evidenziato Valditara. "Sarebbe bene, anche qui, ogni tanto darne conto. La grande stampa alle volte dimentica di valorizzare queste cose positive. Pensate che in Puglia le scuole coinvolte in Agenda Sud hanno avuto degli apprendimenti tre volte superiori agli apprendimenti delle altre scuole, in Campania due volte e mezzo superiori. In tutto il Mezzogiorno c’è stata una risposta molto interessante".

L’attacco di Valditara sull’educazione affettiva a scuola

L’indagine ha anche rilevato che il 34,7% degli studenti chiede una maggiore attenzione all’educazione affettiva e sessuale a scuola.

"Anche qua voglio sfatare tanti luoghi comuni", ha ripreso Valditara, chiarendo che "noi abbiamo introdotto l’educazione affettiva" a scuola. Perché "se con educazione affettiva si intende educare alle relazioni, al rispetto, all’empatia, tutto questo sta scritto sia nelle nuove linee guida per l’educazione civica sia nei nuovi programmi scolatici, ovvero le nuove Indicazioni nazionali", ha evidenziato.

"Bisogna però anche qua che chi si occupa di divulgare le notizie lo faccia correttamente – ha aggiunto – Perché se si continua con questo refrain che l’educazione affettiva manca, poi i giovani si trovano disorientati".

Giuseppe Valditara ha ribadito che l’educazione affettiva è già operativa: "Una rilevazione che abbiamo attivato a fine maggio dello scorso anno ha testimoniato che l’educazione alle relazioni e al rispetto è partita sin da settembre 2024 praticamente nel 90% delle scuole italiane in via curriculare", ha concluso.