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Vecchioni e disagio giovanile, lo sfogo: "Mondo come una fogna"

Il prof cantautore Roberto Vecchioni parla del disagio giovanile partendo dal mondo in cui viviamo, che è diventato "come una fogna": il suo sfogo

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Roberto Vecchioni torna a parlare di disagio giovanile con la sensibilità del professore che non ha mai smesso di osservare i ragazzi da vicino. Riflettendo sul "mondo che abbiamo preparato", il cantautore analizza il rapporto tra la musica, i giovani e le loro fragilità. Tra il senso delle canzoni e il ruolo del rap come voce delle nuove generazioni, Vecchioni traccia il profilo della realtà che ci circonda e delle responsabilità degli adulti.

Perché il disagio giovanile "è altissimo" per Vecchioni

Durante un incontro pubblico al Palazzo Ducale di Genova, Roberto Vecchioni ha affrontato il tema del disagio giovanile partendo dalla musica, che per lui è una lente privilegiata per leggere la società.

La canzone, ha spiegato il professore come riportato da La Repubblica, "non è una cosa a sé: dipende dal mondo che viviamo". E oggi, ha aggiunto, "ci sono ragazzi, e tanti, che hanno il coraggio di seppellire sotto parole pesanti questo ritratto di mondo: che è diventato il ritratto di una fogna".

Come ha ribadito più volte, Vecchioni non demonizza i nuovi linguaggi musicali. Anche nel suo intervento al Palazzo Ducale ha difeso il rap come forma autentica di espressione: "Non sono molto convinto quando i cosiddetti soloni se la prendono con la musica rap. È un modo trasmissivo nuovo, vero, di dire: noi non ci troviamo bene".

Da qui la sua riflessione sul disagio giovanile, che "è altissimo", ha osservato. "E infatti, pensiamoci: la seconda causa di morte tra i ragazzi è il suicidio. Una cosa tremenda", ha aggiunto. Una constatazione che lo porta a un’amara conclusione: "Questo è il mondo che abbiamo preparato".

Perché i ragazzi di oggi "vivono nella nebbia" per Vecchioni

In un’intervista al Messaggero del 4 gennaio scorso, Vecchioni ha spiegato perché, a suo avviso, i giovani d’oggi "vivono nella nebbia". L’immagine scelta dal cantautore non è casuale: rappresenta la confusione di un’epoca in cui tutto è veloce, frammentato e poco comprensibile.

I ragazzi si muovono in un mondo che si trasforma continuamente, senza punti di riferimento stabili e dove molti adulti sono ormai stanchi di "lottare", ha detto Vecchioni, preferendo accontentarsi di ciò che hanno. I giovani, invece, "gridano il loro disagio", ha osservato il prof. Anche per per questo il cantautore continua a difenderli apertamente: "Sono una categoria unica, ne conosco di straordinari", ha dichiarato, facendo l’esempio di Alfa, che ha riscritto il finale della sua canzone Sogna ragazzo sogna, esibendosi con lui sul palco di Sanremo 2024.

Sulle nuove generazioni, il Vecchioni ha proseguito spiegando che "anche i loro linguaggi, gli slang, persino i cuoricini, hanno un senso: è il loro modo di distinguersi".

Per lui, "il problema non è la musica" che ascoltano i ragazzi, ma "alcuni temi" che emergono dai testi, come "la violenza e il possesso in amore". "Non li accetto", ha precisato il cantautore, "ma so che dentro c’è disagio".

Vecchioni ha poi confessato di apprezzare molti aspetti della comunicazione contemporanea: "Amo gli emoticon, il linguaggio dei social e le nuove anomalie lessicali". Nonostante questo, ha voluto evidenziare che "c’è una differenza abissale tra scrivere ‘ti amo‘ con 14 cuoricini e dire ‘Ti amo perché ieri sera, prima di andare a dormire, mi hai chiamato'".