Vecchioni e il disagio dei giovani: perché "vivono nella nebbia"
Perché i giovani di oggi "vivono nella nebbia" secondo Roberto Vecchioni: ecco cos'ha detto il professore sul disagio delle nuove generazioni
Roberto Vecchioni torna a parlare del disagio che attraversa molti giovani, spiegando perché, secondo lui, oggi “vivono nella nebbia”. Lo fa con la lucidità di un intellettuale che ha attraversato generazioni, ma anche con la sensibilità di un professore che continua a insegnare, a studiare e a condividere.
- Cos'ha detto Roberto Vecchioni sul disagio dei giovani
- Cosa fa prof Vecchioni con i suoi studenti
- La rivelazione di Vecchioni sulle emoticon: "Le amo"
Cos’ha detto Roberto Vecchioni sul disagio dei giovani
In un’intervista rilasciata a Il Messaggero, Roberto Vecchioni ha affrontato uno dei temi che più gli stanno a cuore: la condizione emotiva e sociale dei giovani di oggi. Il professore ha sottolineato che mentre gli adulti, dopo i 40 anni, tendono ad essere stanchi di “lottare” e ad accontentarsi di quello che hanno, “i giovani gridano il loro disagio“.
Il disagio giovanile, ha proseguito il cantautore, “è talmente profondo che talvolta porta ad azioni che non sono classificabili“. Questo anche perché, ha aggiunto, “vivono nella nebbia”.
L’immagine della nebbia non è casuale: per Vecchioni rappresenta la confusione di un’epoca in cui tutto è veloce, frammentato, spesso privo di punti di riferimento. È un mondo che “va verso la chiusura”, dice, dove l’apertura è sempre più difficile e la democrazia stessa sembra faticare.
In questo scenario, i giovani si muovono senza mappe, e hanno difficoltà a orientarsi. E Vecchioni continua a difenderli e a restare al loro fianco “perché i giovani non sono una categoria unica, ne conosco di straordinari“, ha evidenziato. Tra questi, nell’intervista il prof ha citato Alfa, che ha riscritto il finale di Sogna ragazzo sogna a Sanremo. “Alfa è stato bravo. Ha riscritto il finale, perché ha capito perfettamente cosa volevo dire. Io volevo una risposta, e lui l’ha data”, ha affermato Vecchioni.
Sulle nuove generazioni il prof ha proseguito: “Anche i loro linguaggi, gli slang, persino i cuoricini, hanno un senso: è il loro modo di distinguersi. Il problema non è la musica, ma alcuni temi: la violenza, il possesso in amore. Non li accetto, ma so che dentro c’è disagio“.
Cosa fa prof Vecchioni con i suoi studenti
Nonostante la lunga carriera artistica, Vecchioni non ha mai smesso di essere un insegnante. Durante l’intervista, ha raccontato che studia ancora “praticamente sempre” e che ogni volta che scopre qualcosa di nuovo la prima cosa che fa è condividerla con i suoi ragazzi. “La condivido sempre. Con gli studenti, con la mia famiglia, con mia moglie, con gli amici”, ha spiegato.
La sua idea di insegnamento non ha a che fare con un mero trasferimento di nozioni, ma con un vero e proprio accompagnamento degli studenti nel mondo della conoscenza, così da offrirgli tutti gli strumenti necessari per cercare risposte e farsi sempre nuove domande.
La rivelazione di Vecchioni sulle emoticon: “Le amo”
Vecchioni, che ha costruito la sua carriera sulla forza delle parole, ha anche rivelato: “Amo anche gli emoticon, il linguaggio dei social e le nuove anomalie lessicali”. Una frase che spiazza chi lo immagina legato solo alla tradizione.
Il professore ha però distinto tra profondità e superficie: c’è una differenza “abissale”, ha detto, tra scrivere “ti amo” con quattordici cuoricini e pronunciare un “ti amo” motivato, radicato in un gesto, in un ricordo, in un’intimità reale. Nonostante questa distinzione, il prof ha sottolineato di non demonizzare il linguaggio digitale: lo considera parte del mondo dei giovani, un codice identitario che merita rispetto.
In un’epoca in cui molti adulti guardano ai social con sospetto, Vecchioni sceglie un’altra strada: quella della comprensione. Perché, come ha ricordato, i giovani cercano modi per distinguersi, per esprimersi, per farsi vedere. E anche un cuoricino può essere un segno del loro desiderio di comunicare.
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