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Vecchioni svela il momento più difficile da prof: il suo racconto

Vecchioni svela "il momento più difficile" nella sua carriera da prof: il racconto tra ricordi personali e un profondo amore per l’insegnamento

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Roberto Vecchioni ha condiviso in tv alcune riflessioni su quello che per lui è il senso più autentico dell’insegnare. Le sue parole restituiscono un’idea di scuola che va oltre la trasmissione delle nozioni e che mette al centro gli studenti. Il prof cantautore ha anche raccontato qual è stato il momento più difficile della sua carriera da insegnante.

Roberto Vecchioni e il rapporto con i suoi alunni

“Di lui, Paola di Paola e Chiara ha detto: ‘Il professore che tutti avrebbero dovuto avere‘”. È così che Geppi Cucciari ha accolto Roberto Vecchioni nello studio di Splendida Cornice. Il cantautore, infatti, è stato effettivamente insegnante di Paola Iezzi al liceo, come ha ricordato pubblicamente lei stessa.

“Hai mai litigato con qualche tuo alunno?”, ha chiesto subito Cucciari a Vecchioni. “No. Io ho sempre salvato tutti gli alunni. Tutta la vita a salvare alunni contro professori che volevano dargli il 5+ e non gli mollavano il 6″, ha detto sorridendo.

La mia vita è sempre stata improntata alla difesa dei miei alunni“, ha proseguito. Per il professore il ruolo dell’insegnante è prima di tutto un ruolo umano, “perché bisogna capire il momento dell’alunno, bisogna capire cosa sta passando”.

Lui, che ha insegnato soprattutto al liceo, ha ricordato che “quell’età che va dai 13-14 anni fino ai 18, oggi ancora di più, è un’età difficilissima“. È una fase in cui “sei confusissimo” perché “stai scoprendo che il mondo non è come te. E allora non sai se odiarlo o tentare di accarezzarlo, di farlo diventare come te”, ha osservato Vecchioni.

La prima cosa che deve capire un insegnante (per Vecchioni)

Cucciari ha poi domandato a Vecchioni quali sono gli insegnamenti che gli hanno lasciato i suoi studenti. “Quelli del liceo mi hanno insegnato sicuramente la ‘figlianza‘”, ha risposto il cantautore. E ha spiegato che un insegnante non deve essere come un padre, ma come “un padrino che sa al momento giusto dare la frustrata giusta, ovviamente metaforica, e sa al momento giusto capire perché quel ragazzo ha perso quella cosa, ha dimenticato, non è lui, se c’è una ragazza di mezzo, se ha perso qualcuno. Deve capire tutto”.

Per Vecchioni, “la prima cosa che deve capire un insegnante non è se i ragazzi sanno le cose, ma se i ragazzi sopportano la vita, il mondo, il resto, o se tentano di capirlo”. L’insegnante “è soprattutto questo”, ha ribadito. Solo dopo, “lentamente, piano, un poco alla volta”, arrivano le nozioni, che per quanto importanti “sono meno della grandezza della persona umana”, ha aggiunto.

Il momento “più difficile” di Vecchioni nella sua carriera di prof

Quando Cucciari gli ha chiesto quale sia stato il momento più difficile della sua carriera da insegnante, Vecchioni non ha parlato di classi problematiche o di conflitti con gli studenti. Ha invece raccontato delle difficoltà nate dal suo modo libero e anticonvenzionale di insegnare.

“Ho avuto momenti difficili perché sono stato ripreso parecchie volte, un paio anche dal provveditorato – ha ammesso -. Il mio modo di insegnare ha preso una piega a un certo anno”. Invece di restare in aula a spiegare greco o latino, Vecchioni portava i suoi ragazzi fuori: “Andavamo al parco e parlavamo di tutto“.

Le lezioni diventavano così conversazioni a cielo aperto: “Cominciavamo magari dal castello, si passava a Leonardo e da lui ai quadri, da una cosa all’altra parlando di tutto. E stavamo 4 ore a conversare”, ha ricordato con un sorriso, assicurando che questo “non avveniva tutti i giorni”. Ospite di Summer Camp lo scorso dicembre, Vecchioni ha raccontato di aver portato i suoi studenti anche al cimitero.

Quel metodo gli costò richiami formali. Ma Vecchioni non sembra pentito: quelle ore all’aperto, quelle conversazioni libere, rappresentavano per lui la forma più autentica di insegnamento. Un modo per mostrare ai ragazzi che il sapere non è un elenco di nozioni, ma un modo di guardare il mondo che nasce dal confronto.

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