Vecchioni e il ruolo del prof: cosa vuol dire (davvero) educare
Cosa vuol dire educare? La risposta del prof cantautore Roberto Vecchioni, che ha parlato del ruolo dell'insegnante e del rapporto con gli studenti
Educare non significa imporre delle regole, ma spiegare perché quelle regole esistono. È questo il senso dell’educazione secondo prof Roberto Vecchioni, che per oltre trent’anni ha insegnato nei licei. Secondo il prof cantautore, il ruolo dell’insegnante non è solo quello di trasmettere nozioni, ma quello di tirar fuori "l’anima" degli studenti.
Cosa vuol dire educare secondo Roberto Vecchioni
In un’intervista a La Repubblica, Roberto Vecchioni ha raccontato la sua idea di educazione partendo dalla lunga esperienza maturata nelle scuole. Per lui, il cuore dell’insegnamento non è la trasmissione di regole o contenuti, ma la capacità di far emergere ciò che ogni studente porta dentro di sé. "Tu sei l’educatore, quello che tira fuori l’anima dei ragazzi", ha dichiarato, aggiungendo: "Educare non vuol dire obbligare a regole senza spiegare perché".
Vecchioni richiama il principio dell'"educere socratico", ovvero l’idea che l’educazione non sia un processo di imposizione dall’esterno, ma un percorso di scoperta che aiuta la persona a far emergere capacità, sensibilità e conoscenze già presenti anche se non ancora consapevoli. "È il principio dell’educere socratico – ha detto -. Conosci una persona poco alla volta, ed è fondamentale ascoltare".
Nella sua visione, il rapporto educativo nasce quindi dalla conoscenza progressiva dello studente e dalla capacità dell’insegnante di prestare attenzione alla persona, oltre che al rendimento scolastico. L’educazione, secondo Vecchioni, richiede dunque un rapporto basato sull’ascolto e sulla comprensione.
A suo avviso, le regole hanno sicuramente un ruolo nel percorso educativo, ma non rappresentano da sole il significato dell’educazione. Queste devono essere accompagnate dalla spiegazione delle motivazioni che le rendono necessarie.
La prima cosa che deve capire un insegnante per Vecchioni
Roberto Vecchioni ha parlato del ruolo di insegnante anche nella puntata del 15 gennaio di Splendida cornice, quando è stato invitato come ospite nella trasmissione condotta da Geppi Cucciari.
In questa occasione, il prof ha raccontato cosa ha imparato dai suoi studenti: "Quelli del liceo mi hanno insegnato sicuramente la ‘figlianza‘". E ha sottolineato che un docente non deve essere come un padre, ma come "un padrino che sa al momento giusto dare la frustrata giusta, ovviamente metaforica, e sa al momento giusto capire perché quel ragazzo ha perso quella cosa, ha dimenticato, non è lui, se c’è una ragazza di mezzo, se ha perso qualcuno. Deve capire tutto".
E la prima cosa che deve capire un insegnante "non è se i ragazzi sanno le cose, ma se i ragazzi sopportano la vita, il mondo, il resto, o se tentano di capirlo", ha puntualizzato. Un docente "è soprattutto questo", ha ribadito. Solo dopo, "lentamente, piano, un poco alla volta", arrivano le nozioni, che per quanto importanti siano, "sono meno della grandezza della persona umana".
Durante il suo intervento, Vecchioni ha anche svelato il momento "più difficile" della sua carriera da prof: "Sono stato ripreso parecchie volte, un paio anche dal provveditorato. Il mio modo di insegnare ha preso una piega a un certo anno", ha ammesso, raccontando che invece di stare in aula a spiegare greco o latino, portava i suoi alunni fuori: "Andavamo al parco e parlavamo di tutto" e "stavamo 4 ore a conversare".