Vecchioni e la parola, la lezione ai giovani su come dire Ti amo
In tv la lezione di Roberto Vecchioni sull'importanza della parola e il consiglio ai giovani d'oggi su come dire "Ti amo" alla persona amata
Per Roberto Vecchioni, la parola non è mai un semplice strumento: è sostanza, libertà, identità. Lo ha spiegato in un intervento-lezione in tv, offrendo ai giovani un piccolo manifesto sull’importanza del linguaggio e su come dire “ti amo” senza rifugiarsi nelle emoticon.
La lezione in tv di Roberto Vecchioni su cos’è la parola
Ospite di Geppi Cucciari a Splendida Cornice su Rai 3, Roberto Vecchioni ha raccontato cos’è per lui la parola. Partendo da una citazione, riportata dalla conduttrice, di don Milani, che diceva che “l’operaio conosce 300 parole, il padrone mille”, il prof cantautore ha affermato: “Io ribalto la situazione: oggi i dittatori conoscono 300 parole e le persone serie ne conoscono 3mila. Perché la parola è libertà. La parola è la cornice di un quadro che si chiama pensiero. Se non c’è quella bella cornice, il pensiero non arriva e rimaniamo tutti esterrefatti, piccoli, meschini, sempre uguali a noi stessi”.
La parola, dunque, diventa anche una condizione necessaria per il rinnovamento, come ha spiegato Vecchioni attraverso un esempio storico-letterario: “Nel Seicento i grandi scrittori e drammaturghi inglesi avevano 800 parole. Quando arriva Shakespeare, un genio italiano che si chiama Michelangelo Florio, traduce 6mila parole italiane in inglese. Da quel momento Shakespeare ha 7mila parole per fare le sue opere. E da allora nascono i capolavori. Prima erano belle le tragedie, ma Marlowe non era come Shakespeare”.
In pochi minuti, Vecchioni costruisce una piccola lezione di linguistica, storia e umanità. La parola non è ornamento ma struttura, non è accessorio ma sostanza. È ciò che permette al pensiero di esistere e di essere condiviso. È ciò che distingue la libertà dalla manipolazione, la complessità dalla semplificazione. È ciò che, in definitiva, ci rende umani.
Prof Vecchioni spiega ai giovani come scrivere “Ti amo”
Vecchioni ha poi parlato del rapporto tra la parola e i giovani. “Nonostante il linguaggio dei ragazzi sia piacevole, carino, interessante e anche un modo per sfuggire alla bruttura di questo mondo”, la parola “dovrebbero conoscerla profondamente anche loro“, ha detto Vecchioni.
Il professore ha osservato come spesso, soprattutto dalle nuove generazioni, i sentimenti vengano affidati a una sequenza di simboli: “Invece di usare tutti quegli emoticon – vi faccio un esempio, ‘Ti amo’ con 14 emoticon – sarebbe più bello scrivere ‘Ti amo perché ieri sera mi hai chiamato prima che mi addormentassi e ti ho sognato tutta la notte'”.
L’obiettivo di Vecchioni non è affatto quello di rimproverare i giovani. Anzi, il loro modo di comunicare lo ha sempre incuriosito e affascinato. In un’intervista a Il Messaggero, per esempio, il professore ha svelato di amare “anche gli emoticon, il linguaggio dei social e le nuove anomalie lessicali”.
Il suo invito, però, è un altro: spingere le nuove generazioni a non rinunciare alla bellezza delle parole, a usarle per raccontarsi davvero, senza temere la complessità e senza appiattire le emozioni in una sequenza di simboli. Perché “la parola è la profondità assoluta di quello che abbiamo nel cuore“, ha concluso Roberto Vecchioni.
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