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Julio Velasco allenatore di pallavolo Ipa

Julio Velasco e la sua lezione sull'allenatore come un insegnante

Julio Velasco è campione del mondo con l'ItalVolley femminile: dopo l'oro olimpico aveva spiegato che ogni allenatore è prima di tutto un insegnante

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Dopo aver vinto l’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024, Julio Velasco con la nazionale femminile italiana di pallavolo ha conquistato anche i Mondiali di volley, che si sono conclusi a Bangkok domenica 7 settembre 2025. All’indomani della vittoria olimpica dell’Italvolley, il coach si era lasciato andare ad alcune dichiarazioni, per spiegare anche il “segreto del suo successo”. Julio Velasco ha ammesso che ogni allenatore deve essere un insegnante, dimenticandosi completamente di essere stato un giocatore.

La lezione di Julio Velasco, il coach insegnante

In un’intervista del 2024 al Corriere della Sera, rilasciata subito dopo la vittoria dell’oro olimpico dell’Italvolley, Julio Velasco ha raccontato un po’ della sua vita, come uno dei primi ricordi che ha: “Mia madre che cucina o corregge i compiti degli alunni“. La mamma, infatti, era insegnante di inglese: “Inglese era il nonno, di cognome si chiamava Blake, eravamo evangelici metodisti, in casa prendevamo il tè con il latte. Ma la nonna materna, Luisa Schiaffino, era partita a dieci anni da Camogli, con due fratelli, Francesco e Adolfo, poi arruolati in marina, un terzo, Josè, che diventò medico, e una sorella, Anna”.

La sua giovinezza non è stata facile: ha vissuto gli anni della dittatura militare e del golpe del 1976. Lui si è salvato perché ha lasciato La Plata: “Pochi sapevano che ero andato nella capitale e nessuno conosceva il mio indirizzo. I primi due anni sono stati molto duri, poi la pallavolo mi ha salvato: ho cominciato ad allenare bambini e a innamorarmi del mio lavoro”.

Da allenatore ha vinto tantissimo nella sua carriera, ma qual è il suo segreto? “Un allenatore, e in genere un leader, non fa nulla. Fa fare le cose agli altri. E deve convincerli. L’allenatore è prima di tutto un insegnante; per questo deve uccidere il giocatore che è stato. Se non lo fa, rischia di fallire; e più forte è stato, più il rischio è alto. Capello, Cruijff, Guardiola, Ancelotti ci sono riusciti; Maradona e Platini no”.

Per riuscirci, però, bisogna avere “empatia. Devi capire che l’altro è altro, è diverso da te, e motivarlo con la sua motivazione, non con la tua. Devi fare un po’ come Socrate, che con le domande faceva ragionare, guidava”.

Julio Velasco è stato anche professore

Nell’intervista il coach della nazionale femminile italiana di pallavolo ha raccontato anche gli anni in cui ha vissuto a Buenos Aires, facendo tanti lavoretti per vivere. “Lavavo i vetri di una banca, dalle sei del mattino alle 10. Mi infastidivano quelli che entravano appoggiando le mani sul vetro, anziché usare la maniglia. Lì ho imparato a rispettare il lavoro manuale e a guardare le cose dal punto di vista degli altri”.

Julio Velasco ha raccontato anche di aver lavorato come insegnante: “Insegnavo di tutto: corsi di lettura veloce, di memoria, di metodo di studio, di geografia, di ortografia. Di notte studiavo quello che dovevo insegnare il giorno dopo”.

Che scuola ha fatto Julio Velasco

Julio Velasco è nato a La Plata, città argentina capoluogo della provincia di Buenos Aires, è un allenatore di pallavolo e un dirigente sportivo. Il padre era un agronomo peruviano (aveva lasciato il Perù per studiare all’Università Nazionale di La Plata, dove lavorava nella radio studentesca), mentre la mamma insegnava inglese. Velasco è rimasto orfano di padre quando aveva solo sei anni.

Dopo il diploma, si è iscritto alla facoltà di filosofia dell’università platense, perché sognava di diventare professore di liceo. A soli sei esami dalla laurea, però, ha abbandonato gli studi, andando a vivere a Buenos Aires. Qui si è dedicato alla sua grande passione, la pallavolo, che ben presto è diventata il suo lavoro, affermandosi a livello internazionale come allenatore. Si è anche diplomato all’Instituto Nacional de Educación Fisica.

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