Velasco spiega perché ha regalato libri alle Azzurre: la polemica
Julio Velasco racconta perché ha deciso di regalare 28 libri alle Azzurre e replica ai pregiudizi sugli sportivi: “Leggono, non sono muscoli”
Tutti ne hanno parlato e la notizia ha suscitato clamore, ma Julio Velasco ora risponde con fermezza: "Gli sportivi leggono, non sono ‘muscoli'". Il ct delle Azzurre ha regalato due libri a ogni pallavolista della nazionale italiana, scelti personalmente da lui. Ma ciò che per molte persone è un gesto che attira particolarmente l’attenzione, per l’allenatore è del tutto normale. Intervistato, Velasco ha voluto sfatare i pregiudizi spiegando i motivi del suo regalo alle atlete.
- Perché Velasco ha regalato libri alle Azzurre
- Il clamore dopo il gesto: la reazione di Velasco
- Velasco contro gli intellettuali: "La cultura non è avere informazioni"
Perché Velasco ha regalato libri alle Azzurre
Julio Velasco ha scelto un regalo speciale per le Azzurre dell’Italvolley: 28 libri, due per ciascuna delle giocatrici, selezionati personalmente dal commissario tecnico. La scelta spazia dai grandi classici alla narrativa contemporanea, passando per thriller, autobiografie e racconti, con titoli come "Le mille e una notte", "L’amica geniale", "Open" e "Fahrenheit 451".
"Perché ho regalato dei libri alle pallavoliste? Per riconoscenza. Il mio scopo non era invogliarle alla lettura. Non ci sono dietro messaggi", ha svelato Velasco in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, sottolineando che ha regalato romanzi che lui stesso ha letto e amato.
Il clamore dopo il gesto: la reazione di Velasco
Il regalo ha suscitato una certa polemica e attirato l’attenzione di numerose testate, ma l’allenatore delle Azzurre ha voluto innanzitutto spiegare che in realtà non è la prima volta che lo fa: "Era già successo con i maschi della nazionale. E allora come oggi ho regalato libri per un solo motivo: riconoscenza. Mi hanno dato tanto", ha spiegato.
Il ct dell’Italvolley è innamorato della lettura fin da quando era piccolo: ha letto di tutto, da Salgari a "Il Tunnel" di Ernesto Sabato, dai "Racconti brevi" di Julio Cortázar (che ha regalato alla pallavolista Ilaria Spirito), fino a Borges alle superiori (di cui ha regalato "Finzioni" alla Antropova).
"Non è una cosa strana. O lo è e non me ne sono accorto?", ha proseguito aggiungendo che non ama i pregiudizi, tra i quali la convinzione che gli sportivi non leggano. "Non è così. Questo è un motivo di contrasto con alcuni miei amici intellettuali – ha commentato -. A qualcuno passerebbe per la testa di chiedere a un pianista se legge? No. Per contro, uno sportivo è solo un ‘muscolo’".
Secondo Velasco, avrebbe replicato il gesto anche se si fosse trattato di calciatori: "Amo il calcio per il suo carattere popolare che non credo difetti di cultura. Solo viene espressa diversamente. Anche i calciatori leggono. Vero che si esprimono in pubblico con mezze parole (…). Temono di dire cose diverse. In un mondo con forti interessi, tengono un basso profilo a costo di apparire banali. Devono gestire diversi problemi: rapporti con il procuratore, con i club, con la pressione dei media", ha spiegato così il suo punto di vista.
Velasco contro gli intellettuali: "La cultura non è avere informazioni"
Nel parlare di libri e cultura, Velasco ha anche rivolto una critica ad alcuni intellettuali e al modo in cui guardano alla lettura e alla cultura popolare. Secondo il ct, infatti, la cultura non può essere ridotta alla quantità di informazioni che si possiedono, né la diffusione di nuovi strumenti come Internet significa necessariamente un impoverimento culturale. Velasco ha ricordato come anche la televisione fosse stata accusata di poter far scomparire il cinema, cosa che poi non è avvenuta.
Il tecnico ha quindi contestato soprattutto l’atteggiamento di chi si pone al di sopra degli altri: «Con alcuni. Per esempio quelli che si mettono sopra un cavallo bianco. O come certi intellettuali di sinistra che spiegano al popolo che cosa deve o non deve fare". Un pensiero che si lega alla sua convinzione che non esista una cultura di serie A e una di serie B e che anche lo sport, e chi lo pratica, non debba essere considerato estraneo al mondo della lettura e della cultura.